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Perché il Pentagono richiama all’ordine Google sui servizi per la Cina

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censura Cina

Il numero uno di Google incontra un alto funzionario militare Usa per giustificare la presenza del colosso di Mountain View in Cina. Oggetto del contendere: il lavoro sull’intelligenza artificiale di Google in Cina

Gli affari cinesi mettono in subbuglio Google.

Oggi il ceo del colosso di Mountain View, Sundar Pichai, incontrerà il generale Joseph Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff, il comitato consultivo militare di più alto rango negli Stati Uniti. Secondo quanto anticipato da Bloomberg, sul tavolo dell’incontro ci sarà il lavoro sull’intelligenza artificiale di Google in Cina.

La società del motore di ricerca numero uno al mondo ha dovuto accettare “l’invito” dopo le polemiche innescate nei giorni scorsi.

L’ANTEFATTO

Proprio il generale Dunford ha avviato la controversia su Google lo scorso 14 marzo durante un’audizione alla Commissione per i servizi armati del Senato. “Il lavoro che Google sta facendo in Cina sta indirettamente avvantaggiando l’esercito cinese”, ha dichiarato l’alto funzionario militare.

ANCHE IL PRESIDENTE TRUMP CINGUETTA CONTRO BIG G

L’uscita sulla mano tesa da Google al rivale di Pechino non è sfuggita al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che due giorni dopo ha twittato sul fatto che Google sta “aiutando la Cina e le sue forze armate, ma non gli Stati Uniti”.

La società guidata da Sundar Pichai ha immediatamente negato le affermazioni. Tuttavia, resta da chiarire il coinvolgimento di Google nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (e i conseguenti utilizzi militari) in Cina.

IL LABORATORIO BIG G CHE NON PIACE AGLI USA

Alla fine del 2017 infatti, Google ha aperto a Pechino un laboratorio di intelligenza artificiale, come ricordato dal generale Dunford. Meno di due anni dopo, questo “piccolo ufficio” sta creando non poche grane a Sundar Pichai, diviso dalle ambizioni globali dell’azienda e il crescente disagio delle forze armate americane nei confronti di un eventuale coinvolgimento di Google nei servizi militari cinesi.

LO SVILUPPO TECNOLOGICO SECONDO XI

La difesa americana non ha tutti i torti. A causa della politica annunciata da Xi Jinping della “fusione tra civili e militari”, in Cina non esiste più alcuna significativa distinzione tra ricerca civile e militare, specialmente in aree come l’Intelligenza artificiale dove la Cina deve dominare secondo il presidente Xi.

È IL BUSINESS DEL CLOUD, BELLEZZA

Il conflitto rappresenta un rischio per il business del cloud computing di Google, che si basa sulla prodezza di intelligenza artificiale dell’azienda e rappresenta una fonte importante di crescita futura delle entrate al di fuori della pubblicità.

Sia la Cina sia il Pentagono sono infatti potenziali acquirenti dei servizi di Google. Non è ben chiaro tuttavia da che parte tendi di più quest’ultimo.

UN OCCHIO A PECHINO

Alla fine dello scorso anno, il ceo di Mountain View non ha escluso davanti al Congresso statunitense di poter lavorare un giorno a un motore di ricerca su misura per Pechino. Torniamo dunque ad agosto quando The Intercept ha svelato che Google stava lavorando al progetto Dragonfly. Ovvero un motore di ricerca chiamato per la Cina a misura di censura, con link e ricerche oscurate quando sgraditi a Pechino. Dal 2010 Google si è auto-escluso nel paese del Dragone chiudendo il suo motore di ricerca proprio a causa della censura governativa. Ma con un search engine Pechino-oriented Big G potrebbe tornare più forte di prima sul mercato cinese.

I RAPPORTI A CASA PROPRIA

Il mercato cinese potrebbe essere irrinunciabile per Google. A casa propria infatti la società guidata da Pichai ha dovuto interrompere alcune collaborazioni con le forze armate a stelle e strisce la scorsa estate. Prima ha dovuto rinunciare al rinnovo del contratto con il Pentagono per il progetto ‘Maven’ di intelligenza artificiale dopo le proteste dei dipendenti. In  migliaia avevano firmato una petizione per porre fine al programma, con il quale i droni Usa sarebbero stati in grado di distinguere tra vari obiettivi, dunque potenzialmente letale. Dopo, ad agosto, la società ha annunciato che non avrebbe presentato un’offerta per la gara sulla fornitura del cloud computing del Pentagono, un contratto decennale dal valore di 10 miliardi di dollari, in competizione con i rivali principali nel settore del cloud, Amazon e Microsoft.

Come ricorda Bloomberg, Google ha passato gli ultimi cinque anni a segnalare agli investitori e al pubblico che è la principale azienda al mondo nel campo dell’Ai, ma ha bisogno di ingegneri di talento per mantenere questo vantaggio. Gli esperti di intelligenza artificiale sono piuttosto rari e costosi e molti di loro si trovano in Cina al momento. Non a caso, proprio Fei-Fei Li, uno scienziato informatico di origine cinese che ha gestito il laboratorio di Google a Pechino dalla sua apertura fino all’ottobre scorso, ha ricordato che la metà delle pubblicazioni in riviste scientifiche sull’intelligenza artificiale porta la firma di autori cinesi.

 

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