Innovazione

Droni Pentagono, come sbraitano i dipendenti di Google contro Pichai

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3.100 dipendenti hanno inviato una lettera al numero uno di Google Sundar Pichai per criticare la presenza della società nel programma del Pentagono per sviluppare l’intelligenza artificiale per analizzare i filmati dei droni

Big G fuori dal war business. Esordisce così la missiva firmata da oltre 3mila dipendenti di Google e indirizzata all’amministratore delegato Sundar Pichai. La lettera, divulgata dal New York Times, è una manifestazione di protesta per la partecipazione dell’azienda in un programma del Pentagono che usa l’intelligenza artificiale per interpretare le immagini raccolte dai droni.

IL PROGETTO MAVEN

L’esistenza del programma del Pentagono, noto come Progetto Maven, era già emersa pubblicamente alcune settimane fa dopo le rivelazioni del sito Gizmodo.
Maven, noto anche come Algorithmic Warfare Cross-Functional Team (AWCFT), è stato istituito nell’aprile 2017 con la missione di “accelerare l’integrazione di big data e machine learning presso il Department of Defense (DoD)”. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Dipartimento della Difesa americano avrebbe speso in totale 7,4 miliardi di dollari in aree relative all’intelligence artificiale soltanto lo scorso anno. Gizmodo sottolineava come il DoD sia rimasto indietro nello sviluppo di strumenti di analisi dati sebbene le risorse investite.
Il primo compito di Maven è stato quello di aiutare il Pentagono a elaborare in modo efficiente il diluvio di riprese video raccolte quotidianamente dai suoi droni aerei.

GOOGLE À LA GUERRE

Come ha rivelato a marzo Gizmodo, partner del progetto Maven è proprio Google. Alcuni dipendenti avevano già manifestato indignazione sulla presenza della società che ha offerto risorse militari per la tecnologia di sorveglianza coinvolta nelle operazioni con i droni. Addirittura, per alcuni il progetto sollevava importanti questioni etiche sullo sviluppo e l’uso del machine learning. La società – il cui attuale membro del consiglio di amministrazione ed ex presidente esecutivo Eric Schmidt fa parte del Defense Innovation Board del Pentgaono – si è trovata costretta a precisare che il suo coinvolgimento è relegato a usi non di combattimento.

LA MISSIVA A BIG G

Qualsiasi sia il livello di coinvolgimento in progetti militari è diventato comunque motivo di critiche per molti dipendenti che hanno messo nero su bianco i propri timori.
“Riteniamo che Google non debba stare nel business della guerra”, si legge nella lettera, “Pertanto chiediamo che il Progetto Maven sia cancellato e che Google scriva, pubblicizzi e faccia rispettare una policy chiara sul fatto che né l’azienda né i suoi contractor costruiscano tecnologie di guerra”. “Questo piano danneggerà irreparabilmente il brand Google” prosegue la lettera “e la sua capacità di competere per il talento. Tra le crescenti preoccupazioni sull’Intelligenza artificiale, parziale e armata, Google già lottando per mantenere la fiducia del pubblico. Entrando in questo contratto, Google si unirà alla schiera di aziende come Palantir, Raytheon e General Dynamics. Il fatto che partecipano anche altre aziende, come Microsoft e Amazon, non lo rende meno rischioso per Google. La storia di Google è unica, il suo motto Do not Be Evil e la sua portata diretta nella vita di miliardi di utenti lo contraddistinguono”. Al momento Google non ha risposto.

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