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Cina e Huawei, tutti i rischi per l’Italia secondo Washington. Parla Luttwak

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“Se il governo italiano permetterà a Huawei di installare le proprie attrezzature nel sistema telefonico italiano con il 5G, l’America dovrà naturalmente restringere le informazioni. Per esempio, se il ministero della Difesa italiano userà quelle linee, sarà escluso dalle informazioni: questo è chiaro”. Parola del politologo americano (e trumpiano) Edward Luttwak sentito da Start Magazine

 

Il mondo intero osserva preoccupato ed impotente il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, le cui ultime vittime sono gli acquirenti dei dispositivi Huawei, esclusi dal sistema operativo Android e dai popolari servizi di Google. E non è finita qui.

Secondo il politologo americano Edward Luttwak, sentito da Start Magazine,  lo “scontro geotecnologico” tra la superpotenza a stelle strisce e l’Impero di mezzo si concluderà infatti solo con un “cambio di regime” a Pechino. Intanto, giusto per cominciare, gli Usa hanno preso di mira Huawei, con l’obiettivo – né più e né meno – di “distruggerla”. Si sono decisi cioè a regolare i conti una volta per tutte con un’azienda che, secondo Luttwak, “non è un’entità commerciale”, ma “parte dello Stato cinese”. Uno Stato, cioè, che ricorre sistematicamente allo “spionaggio elettronico” per rubare tecnologia e segreti commerciali.

Ecco perché, secondo l’amministrazione Trump, sarebbe una follia permettere ad Huawei di realizzare il 5G. Ed ecco, anche, perché a Washington si guarda con perplessità alle mosse del governo italiano, reo di aver firmato a marzo – in perfetta solitudine – un memorandum d’intesa con la Cina. Un comportamento da “bambino birichino”, lo definisce Luttwak, che punta il dito su Luigi Di Maio, bollato come “un provinciale che non legge i giornali”, e sul suo sottosegretario (in quota Lega) Michele Geraci, “che una volta bazzicava a Pechino”.

Il vero problema dell’esecutivo gialloverde, a detta di Luttwak, è che – a differenza di tutti gli altri big europei – ha voluto siglare “un accordo di cooperazione strategica con una dittatura comunista che opprime i dissidenti, i liberali, le minoranze”. Un errore marchiano, imbarazzante, di cui l’America però non ci farà pagare il prezzo perché “il governo italiano – o per lo meno, questa parte del governo italiano – non viene preso sul serio”. È, per dirla con Luttwak, un “epifenomeno” che non lascerà traccia di sé.

A meno che, naturalmente, Conte, Di Maio e soci non autorizzino Huawei a mettere in piedi la rete mobile di quinta generazione. In questo caso, rileva Luttwak confermando ciò che Start Magazine aveva già evidenziato, l’Italia perderà l’accesso alle informazioni classificate e adieux Nato.

Allora, Luttwak: tutto il mondo, in primo luogo chi ha acquistato un dispositivo Huawei, si sta domandando perché Trump abbia deciso di fare la guerra ad Huawei. La sua risposta?

Non possiamo capire questo scontro geotecnologico senza partire da un dato: Huawei non è un’entità commerciale. È uno strumento dello Stato cinese, anzi, è parte dello Stato cinese. Se si permetterà l’installazione di routers e switchers Huawei nel sistema di telecomunicazioni, i cinesi potranno leggere tutte le comunicazioni. Non dico segreti sulla guerra, ma informazioni commerciali sì. I cinesi, com’è noto, usano sistematicamente lo spionaggio elettronico. Non lo fanno per rubare piani di guerra, ma per vincere transazioni commerciali e soprattutto per rubare tecnologia. I cinesi hanno molte belle virtù, ma non quella di avere vere capacità tecnologiche. Sono interamente dipendenti dai circuiti integrati che importano dagli Stati Uniti. E siccome Huawei ha rifiutato ogni possibile incentivo per diventare un’azienda commerciale che funzioni in modo normale, adesso gli americani hanno deciso di distruggerla. Le dirò un’altra cosa.

Prego.

I governi francese, tedesco, britannico, danese, olandese, svedese si sono tutti rifiutati di firmare con il presidente cinese Xi Jinping (un memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative ndr). Solo l’Italia lo ha fatto. Questo vuol dire che Conte e i suoi amici non leggono i giornali. Se li leggessero, infatti, scoprirebbero che è cominciato uno scontro con la Cina che finirà solamente con la caduta del regime.

Quindi l’Italia, firmando quel memorandum, si è cacciata in un bel guaio.

L’Italia ha aderito ad un programma logistico che fa parte della strategia cinese. Tutti si sono rifiutati di farlo, ma il governo italiano ha firmato. Questo perché l’ha voluto Di Maio: Salvini si è astenuto persino dal partecipare alla cena con Xi Jinping (quando era a Roma, alla fine di marzo, per la firma del memorandum ndr). Di Maio è un provinciale che non legge i giornali e non sa quel che sta succedendo. È consigliato da qualcuno (il sottosegretario leghista al Mise, Michele Geraci ndr) che una volta bazzicava a Pechino. Il primo ministro Conte ha anche partecipato al forum sulla Belt and Road a Pechino ad aprile. È una vergogna, lo sa anche perché?

Me lo dica.

Firmando quel documento con il governo cinese, il governo italiano sta dicendo che se ne frega altamente della persecuzione dei musulmani uiguri nello Xinjang, della persecuzione dei tibetani e della soppressione dei diritti umani.

Ci sarà un prezzo per questa scelta?

Nessuno punirà l’Italia, anche perché il governo italiano – o per lo meno, questa parte del governo italiano – non viene preso sul serio. È come un bambino birichino che fa cretinate. Ci sono sindaci italiani che hanno salutato Xi Jinping come se non fosse il dittatore e il persecutore dei dissidenti che conosciamo. Questo è provincialismo patetico e infantile che non provocherà alcuna reazione da parte dell’America.

Magari sulla Belt and Road non pagheremo dazio. Però se faremo davvero realizzare il 5G ad Huawei, il discorso cambierebbe. E’ vero che gli Usa ci toglieranno le informazioni classificate?

Sicuramente. Se il governo italiano permetterà a Huawei di installare le proprie attrezzature nel sistema telefonico italiano, l’America dovrà naturalmente restringere le informazioni. Per esempio, se il ministero della Difesa italiano userà quelle linee, sarà escluso dalle informazioni: questo è chiaro.

Che altro ci aspetta?

Il prezzo principale per l’Italia è la perdita di credibilità. Ripeto: Xi Jinping voleva firmare con tutti i governi europei, e tutti hanno rifiutato. Perché hanno rifiutato? Perché non vogliono fare un accordo di cooperazione strategica con una dittatura comunista che opprime i dissidenti, i liberali, le minoranze. Adesso la Cina sta opprimendo pure i mongoli.

Anche i Nobel per la pace – mi riferisco a Liu Xiabo – muoiono in galera in Cina.

Certamente. La cosa che mi fa specie è che questi signori (del governo italiano ndr) si mettono a piangere appena sparano ad un palestinese che lancia un sasso contro i soldati israeliani. Questa è pura ignoranza.

Pare di capire, dunque, che a Washington tifino per un cambio di governo a Roma.

No, perché questo governo è visto come un epifenomeno.

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