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Cosa succede in Ciad tra Francia, terrorismo e petrolio

Ciad

Il Ciad è stato in prima linea contro i gruppi terroristici nella regione del Sahara-Sahel ed è un alleato della Francia. L’analisi di Giuseppe Gagliano

La morte violenta del presidente Idriss Déby il 20 aprile 2021 e l’istituzione di un Consiglio militare di transizione (CMT) presieduto da suo figlio, Mahamat Déby, avvennero in un momento in cui l’impegno francese nel Sahel stava subendo una notevole evoluzione dopo l’annuncio da Emmanuel Macron di una riduzione del dispositivo Barkhane all’inizio di giugno.

Il Ciad è stato in prima linea nell’impegno contro i gruppi terroristici armati (GAT) che dilagano nella regione del Sahara-Sahel. Il Ciad dispone infatti di forze armate la cui efficacia è riconosciuta sia dai partner del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad) sia dalla Francia. Secondo la classifica Global Fire Power del 2021, il Ciad rimane la principale potenza militare nel G5 Sahel. Ma soprattutto, il Ciad è un alleato della Francia.

Non dimentichiamoci infatti che il  sostegno della Francia a Déby padre è stato totale: aiuto finanziario, appoggio politico, dissuasione militare, tutto è stato messo in opera per mantenere il regime al potere. E nonostante ciò, l’attuale crisi ha colto di sorpresa la Francia, che sperava di stabilizzare la presidenza di Déby con l’aiuto dell’esercito.

Quale valutazione viene data dalla Francia della situazione attuale ?

Ha senso mettere in discussione la legittimità della CMT, che ha istituito il coprifuoco, posto fine ai lavori del Parlamento e chiuso le frontiere.

La costituzionalità di questa istituzione può infatti essere messa in discussione, e il suo impegno a organizzare elezioni entro 18 mesi suscita logicamente la sfiducia di molti osservatori e organizzazioni. Tuttavia, la situazione della sicurezza impone uno stato politico eccezionale con, come priorità assoluta, la necessità di evitare nuove instabilità politiche in uno degli stati del Sahel. Proprio per questo la Francia ha de facto sostenuto il golpe del figlio del sovrano ucciso.

Come opportunamente sottolinea sull’Internazionale Pierre Haski è “Difficile dare credito al ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian, che il 23 aprile in un’intervista concessa all’emittente France2 ha invitato i nuovi dirigenti del paese a “mettere in atto un processo democratico più rapidamente possibile”. Nessuno pensa che accadrà davvero.”

IL RUOLO DEL CIAD NELLA LOTTA AL TERRORISMO

Infatti, secondo numerosi analisti francesi nessuna lotta contro i gruppi terroristici armati è possibile senza il pieno coinvolgimento del Ciad.

Il pericolo principale risiede in una destabilizzazione generale della regione saharo-saheliana, anche se la Francia  sta riducendo la sua presenza militare. La destabilizzazione genera caos, a sua volta favorevole a gruppi islamici armati e migrazioni selvagge a causa dell’aumento della violenza e degli scontri intercomunitari. Il CMT garantisce continuità politica e di sicurezza de facto nell’impegno del Ciad nella lotta contro la minaccia islamista, prevenendo una rapida disintegrazione del Paese. Soprattutto, il Consiglio militare di transizione aiuta a mantenere il sostegno politico dei militari al regime tenendolo lontano dalla vita politica nazionale. Insomma, diventa per i francesi e non solo sostenere il CMT per evitare che il terrorismo abbia il sopravvento.

Altri paesi non hanno beneficiato della stessa situazione, se la confrontiamo con quella del Mali che ha subito un nuovo colpo di stato nel maggio 2021. Questo evento ha provocato forti reazioni all’interno dell’Unione Africana (UA) o in Francia, con interrogativi reali sul proseguimento della operazioni congiunte con le forze armate maliane, sospese per un po’. Paese sull’orlo dell’implosione, il Mali contrasta con la stabilità che la CMT assicura, per il momento, in Ciad. Senza stabilità interna, non può esserci una politica di difesa coerente, soprattutto se l’unità dell’esercito si sgretola in una guerra tra fazioni.

I GIUDIZI SUL CMT

Il CMT sarà giudicato in base alla sua capacità di organizzare una transizione democratica. Esternamente legittimo, il CMT sarà prima giudicato attraverso il prisma della politica interna del Ciad. Questa è la domanda fondamentale per i ciadiani, i primi interessati, e richiede una risposta in ambito politico.

Alcuni lo vedono come un regime pretorio che sostituisce un regime ritenuto autoritario, con una dimensione familiare non estranea all’Africa. Altri ne deplorano il carattere incostituzionale e le misure applicate sin dal suo inizio per garantire l’ordine nel paese. Infine, gli osservatori assicurano che i problemi fondamentali del Ciad, come la distribuzione delle risorse, l’equilibrio tra le comunità o le aspirazioni dei giovani, non potrebbero trovare risposta in un simile regime.

Tuttavia, il CMT si è impegnato a tenere elezioni democratiche entro 18 mesi. Gode di legittimità internazionale, essendo la struttura riconosciuta dai suoi principali partner regionali nel G5 Sahel, oltre che dalla Francia. Consapevoli dell’imperativo della stabilità, la comunità internazionale e l’Unione africana non hanno formalmente condannato la CMT, pur insistendo sulla necessità di rispettare i suoi impegni a favore della transizione democratica. Questa situazione rende quindi la CMT de facto il regime legittimo in Ciad e Mahamat Déby il suo presidente.

La stabilità è il presupposto per ogni transizione democratica. È impossibile avviare un simile processo in un contesto di guerra civile o di gravi conflitti interni. Questo è il primo passo, certamente insufficiente, ma fondamentale, per considerare ogni sviluppo positivo. Si potrebbe sostenere che molti regimi hanno giustamente invocato la necessità di stabilità per rimanere al potere, a costo di mezzi incompatibili con i diritti umani. Questo è vero. Ma la CMT è ancora un’istituzione giovane, la cui azione non può ancora essere giudicata. Qui è necessario  osservare e apprezzare se c’è davvero un’evoluzione in positivo verso l’organizzazione di elezioni democratiche che possiamo condannare o sostenere. Bisognerà quindi essere vigili: che posto viene dato alle opposizioni? Una distribuzione più equa delle risorse è nell’agenda del CMT?

I PARTNER DEL CIAD DEVONO SOSTENERE LA TRANSIZIONE DEMOCRATICA

I partner del Ciad devono sostenere la transizione democratica del Paese. Il CMT potrebbe infatti essere un’opportunità per il Ciad. L’onnipresenza di Idriss Déby, soprattutto negli ultimi due decenni, potrebbe essere un ostacolo alla transizione democratica. Quest’ultima è ormai un’ipotesi credibile. Si apre una finestra di opportunità per i ciadiani, dove il cambiamento è possibile. E la volontà politica della CMT che sarà decisiva.

L’istituzione della CMT può quindi essere vista come un male necessario, un passo essenziale per garantire la stabilità interna e la prosecuzione dell’impegno del Ciad nella lotta al terrorismo islamico. Per ora, è troppo presto  per condannarlo. Al contrario, i suoi partner non possono che accogliere favorevolmente una situazione che eviti il caos dannoso per la regione.

Nel tempo secondo gli analisti francesi sarà possibile valutare la politica della CMT, a seconda che adempia o meno ai propri impegni. L’Unione Africana e la comunità internazionale, compresa la Francia, potrebbero sostenere la CMT in questo arduo.  Secondo gli studiosi francesi, infatti, è necessario evitare di condannare troppo frettolosamente un regime ancora giovane e che non ha saputo dimostrare la sua vera buona fede. Solo le azioni gli permetteranno di essere giudicato.

LE RISORSE NATURALI

In ultima analisi, al di là del nobile ed encomiabile desiderio di contrastare il terrorismo, l’ uranio e il petrolio ( vefi Elf e Chevron che negli anni Novanta collaborarono) sono certamente motivi altrettanto legittimi per sostenere le autocrazie africane. Ieri come oggi.

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