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Chi e perché in Germania tifa F-35 e Leonardo-Finmeccanica

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F35

La proposta degli analisti Brauss e Molling su F-35 e Leonardo-Finmeccanica per la Germania commentata da Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica

E se Berlino scegliesse di voltare le spalle a Emmanuel Macron, gran nemico degli F-35, e  decidesse infine di acquistare un lotto del famoso caccia multiruolo della Lockheed Martin, facendone magari assemblare gli esemplari nello stabilimento italiano di Cameri gestito da Leonardo-Finmeccanica?

L’ipotesi suggestiva – nonché allettante per Leonardo (ex Finmeccanica), partner italiano del progetto JSF e titolare dello stabilimento dove si assemblano gli F-35 destinati anche alla nostra aviazione – arriva da un recente articolo della rivista Aviation Week e, soprattutto, dal commento che ne ha fatto sui social un ex militare italiano che conosce meglio di altri le potenzialità degli F-35: l’ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Vincenzo Camporini, attuale consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali.

Ecco che cosa scrive Aviation Week prendendo spunto dal rapporto di un importante think-tank tedesco, la German Society for Foreign Policy (DGAP), che reca le firme degli analisti Heinrich Brauss e Christian Molling.

Gli autori dello studio ricordano anzitutto come sia passato all’incirca un anno da quando il governo tedesco – piegandosi, sottolineano, alle priorità di Parigi, la cui azione di lobbying contro il programma JSF  è stata a dir poco asfissiante  – ha definitivamente escluso gli F-35 dalla shortlist dei caccia da combattimento candidati a prendere il posto dei valenti ma ormai desueti Tornado.

Il risultato, osservano Brauss e Molling, è che a Berlino sono rimaste due sole opzioni: o acquisire dalla Boeing il leggendario F/A-18 Super Hornet, oppure affidarsi al made in Europe e dunque all’Eurofighter Typhoon.

E qui sorge un problema grosso come la superficie del minaccioso rivale geopolitico chiamato Russia: di un paese, cioè, che ha sviluppato e installato alle porte dell’Europa una nuova generazione di missili nucleari cruise a corto e medio raggio i quali hanno spinto gli Usa a mettere in soffitta il trattato INF che metteva al bando questi specifici vettori, dando così vita ad una nuova quanto inquietante corsa al nucleare.

Ed è proprio questa situazione rovente che ha indotto Brauss e Molling a chiedere al governo tedesco di “rivedere” le precedenti decisioni in merito al sostituto del Tornado e di contemplare anche gli F-35 “nell’analisi comparativa e nella valutazione” che è chiamato a fare prima di compiere la sua scelta.

Il punto sollevato dagli autori è che la Germania, proprio in virtù della difficile temperie storica, non può esimersi dal fornire “un contributo appropriato e affidabile” alla forza nucleare della Nato. E ciò, in poche parole, significa disporre “quanto prima di un “successore adatto del Tornado”.

E se il punto è questo, Brauss e Molling non possono fare a meno di rilevare che né il Super Hornet né l’Eurofighter sono equipaggiati per trasportare la nuova testata nucleare B61 che gli Usa hanno disegnato, sulla base di specifici accordi con la Germania, perché fosse alloggiata nei Tornado.

Se volesse davvero correre ai rimedi, Berlino non si trova molte strade davanti, sottolineano i ricercatori. Potrebbe per esempio rendere compatibili la nuova testata con l’Eurofighter; ma questo richiederebbe del tempo – troppo tempo – senza trascurare il fatto che disporre di un solo modello di caccia, immaginandone quindi un impiego per qualsiasi tipo di missione, andrebbe a detrimento della stessa flessibilità della Luftwaffe.

Lo stesso discorso vale per il Super Hornet: per renderlo compatibile con la testata B61 bisognerebbe aspettare almeno il 2025. Per tacere del fatto, opportunamente ricordato dagli analisti, che il caccia della Boeing necessità dell’assistenza di altri velivoli come l’EA-18G Prowler, e dunque – se effettivamente opzionato – richiederebbe al Tesoro tedesco un investimento assai maggiore di quello preventivato.

Le conclusioni sono dunque ovvie, e non poteva che essere il generale Camporini a segnalarle al pubblico italiano.

“A questo punto” – ha scritto ieri l’ex n. 1 delle Forze Armate sulla sua bacheca Facebook dove ha postato l’articolo di Brauss e Molling – “potrebbe farsi avanti l’Italia, proponendo a Berlino che la Germania finanzi l’acquisizione da parte italiana di un lotto di 18 o 24 F-35 (quelli che servono per un gruppo di volo)” che sarebbero assemblati a Cameri e, aggiunge il generale, “da cedere in lease back gratuito alla Luftwaffe”.

L’affare, sottolinea Camporini, sarebbe vantaggioso per entrambe le parti: la Germania “non verrebbe meno ai propri impegni nell’ambito dell’Alleanza” e l’Italia, dal canto suo, “ne trarrebbe un vantaggio sul piano industriale”.

Un vantaggio che incrementerebbe ulteriormente, rimarca ancora Camporini, se la gestione logistica degli F-35 tedeschi fosse assicurata alla nostra Aeronautica Militare,  “ovviamente con costi a carico della Germania”.

Insomma, c’è un ghiotto affare dietro l’angolo che accontenterebbe tutti a parte uno: l’inquilino dell’Eliseo. Che potrebbe presto pentirsi di aver dichiarato a mezzo stampa la “morte cerebrale” della Nato.

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