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Conte Schlein

Chi ara poco nel Campo Largo della sinistra

Il Campo Largo di sinistra è davvero poco bucolico. I Graffi di Damato

Ad aumentare con le elezioni regionali già svoltesi e con quelle di varia natura che seguiranno anche alle europee del 9 giugno sono destinati solo gli aggettivi del campo in cui si muovono i partiti alternativi al centrodestra, o destra-centro della premier Giorgia Meloni. E’ una letteratura decisamente in espansione.

La segretaria del Pd Elly Schlein e l’uomo che ne attivò la vocazione politica – Romano Prodi, con la mancata elezione a presidente della Repubblica nel 2013, tradito dai franchi tiratori di un partito delle cui sezioni la giovane attivista reclamò una occupazione ritorsiva – parlano notoriamente ogni volta che possono di “campo largo”. Anzi, larghissimo, esteso dalla sinistra di Bonelli e Fratoianni al centro in cui se ne dicono di tutti i colori, e se ne danno di santa ragione, Calenda e Renzi. Un campo comprensivo naturalmente del Pd e del Movimento 5 Stella. Il cui presidente Giuseppe Conte altrettanto notoriamente non lo vuole né largo né lungo abbastanza per fare di lui un disperso, e lasciarlo contare praticamente nulla, o molto meno delle sue aspirazioni. Fra le quali non manca, anzi prevale su tutte, secondo gli esperti del settore, quella di tornare a Palazzo Chigi. Da dove il professore, avvocato eccetera si sentì sfrattato ingiustamente per essere sostituito da Draghi in quello che ancora Travaglio definisce “Conticidio”.

All’aggettivo “giusto”, preferito ripetutamente, anzi ostinatamente, al “largo”, l’ex premier ne ha appena aggiunto involontariamente un altro: “modesto”. Involontariamente, perché lui voleva solo definire così il risultato del suo partito in Abruzzo, dove ha raccolto un terzo dei voti del Pd attestandosi attorno al 7 per cento. Neppure in Sardegna, il mese scorso, era andata bene per i voti grillini, pochi ma compensati con la candidatura alla presidenza della regione strappata, sembra, con nessuna fatica alla segretaria del Pd, senza neppure spendere una telefonata, si è vantato lo stesso Conte in una intervista che non deve aver fatto comodo alla Schlein. La cui generosità, chiamiamola così., verso l’ex premier grillino è indigesta a molti.

Non tutti al Nazareno la pensano come il capogruppo al Senato Boccia. Che, intervistato dal Corriere della Sera, ha così risposto a chi gli ricordava la sconfitta in Abruzzo seguita a quelle in Molise, in Calabria, in Liguria: “Ma abbiamo vinto a Napoli, a Foggia, a Catanzaro e in altre città e siamo insieme in giunta in Puglia e Sardegna. Il processo politico che stiamo costruendo -ha continuato Boccia- sta andando avanti. E’ faticoso, ma questo è normale”.

Quel “modesto” di Conte riferito al risultato elettorale abruzzese è stato esteso maliziosamente in qualche settore del Pd al campo dell’alleanza coltivata con tanta fatica giustamente evocata da Boccia. Un campo dove persino Prodi ci ha messo un po’ del suo sarcasmo osservando, proprio dopo le elezioni abruzzesi rivinte dal centrodestra, che mancano i “contadini”. O non ve ne sono abbastanza per coltivare la terra.

A Prodi si è aggiunto il suo ex ministro della Giustizia Mastella, da qualche tempo sindaco di Benevento con le orecchie e gli occhi sempre rivolti altrove, da solo o con la moglie Sandra. Egli ha parlato in una intervista di “campo di Pinocchio”: quello cioè “dei miracoli” in cui il burattino di Collodi si fa imbrogliare dal gatto e dalla volpe. Che gli fanno seminare gli zecchini d’oro incautamente posseduti dicendogli che crescerà un albero produttivo di quelle monete. Finisce naturalmente che il gatto e la volpe si fregano le monete seminate dal burattino appena questo si allontana per lasciare che maturino pianta e frutti. Chi sia il gatto e chi la volpe nel nostro caso, fra Conte e la Schlein, per stare alla loro divisione di genere, ciascuno è libero di immaginare

Chissà cos’altro è destinato a riservarci questa letteratura “campestre”, per ripetere l’aggettivo ironicamente adoperato da Bersani parlando in televisione della possibile alleanza con i grillini per proporre di puntare ora solo all’”alternativa”, pensando più avanti a come chiamarla diversamente, e meglio. O non chiamarla per niente se dovesse perdersi per strada.

Poiché è nota l’umana, umanissima vanità di Conte, oltre alla sua ambizione, con quel modo sempre così elegante di vestirsi, anche in versione casual, e di muoversi tra piazze, vicoli e salotti, è immaginabile il fastidio che può avergli procurato Prodi immaginandolo negli abiti e con gli attrezzi dei contadini necessari al campo così ricco per ora solo di letteratura. Va bene che la terra d’origine di Conte, la Volturara Appula dove ogni tanto ritorna con la mente e anche con i piedi, è agreste. Ma bisogna pur ricordarsi ed avere rispetto dell’evoluzione avuta dall’uomo che ha avuto l’occasione anche di sussurrare alle orecchie della Merkel e soprattutto di Trump. Che fra qualche mese potrebbe addirittura tornare alla Casa Bianca.

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