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Che cosa pensa l’ex spia francese Denécé su Ucraina, Russia e Turchia

Guerra Ucraina

Tutte le tesi di Eric Denécé, direttore del Centre Français de Recherche sur le Renseignement (CF2R), già funzionario presso l’Sgdn, a Atlantico France. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Ex spia francese a sorpresa sull’Ucraina.

Lunga intervista rilasciata da Eric Denécé, direttore del Centre Français de Recherche sur le Renseignement (CF2R), da lui creato nel 2000, nonché di una società di consulenza in intelligenza economica, a Atlantico France.

Denécé è stato nel corso degli anni funzionario dell’intelligence presso la direzione della valutazione e della documentazione strategica del Segretariato generale della difesa nazionale (SGDN), ha svolto funzioni di export sales nell’industria degli armamenti (Matra Defense), e responsabile delle comunicazioni (NAVFCO, filiale del gruppo Defence Conseil International).

Secondo Denécé per Putin la presenza alle sue frontiere della Nato rappresenta una grave minaccia per la sicurezza che non può accettare. Ma invece di ridurre la tensione, gli occidentali l’hanno solo aumentata. Troppi giornalisti dimenticano — forse non casualmente — che ormai da molto tempo vi sono aerei di sorveglianza elettronica che sorvolano sia la Russia che la Bielorussia.

Cosa sarebbe successo se anche i russi avessero posto in essere una strategia simmetrica? Cioè se decidessero di sorvolare vicino alle coste americane?

Si parla inoltre — spesso a sproposito — dall’aumento del bilancio delle spese militari russe dimenticando però che quello americano — evidenzia Eric Denécé — è quasi 10 volte superiore a quello di Mosca. Quindi la vera domanda è: che minaccia chi?

Nonostante l’allargamento della Nato — sottolinea Eric Denécé — la Russia ha mantenuto i nervi saldi almeno fino a questo momento.

Pochi ricordano che all’inizio del 2019, la Rand Corporation, finanziata dal Pentagono, ha pubblicato un rapporto di 350 pagine che elenca le azioni “non violenti” di destabilizzazione che possono essere poste in essere contro la Russia.

Queste misure hanno come scopo quello di mettere sotto pressione il suo esercito e la sua economia e distruggere il suo prestigio e la sua influenza a livello internazionale.

Per quanto riguarda la rivolta cosiddetta spontanea che si è verificata in Kazakistan la Russia ha reagito sottolineando che non avrebbe tollerato una nuova rivoluzione arancione.

Gli americani hanno cercato di sfruttare questa situazione per aprire un secondo fronte contro la Russia, al fine di costringerlo a cedere alle pressioni sul file ucraino.

Dal 1990, Washington e i suoi relè hanno finanziato numerosi “rappresentanti della società civile” in Kazakistan, con l’obiettivo di portare il paese nell’orbita occidentale. Il National Endowment for Democracy (NED) ha condotto una ventina di programmi in Kazakistan per 30 anni.

Ma Washington è stata colta di sorpresa dall’intervento del CTSO. Insomma le scelte strategiche di Trump e Biden hanno spinto la Russia nelle braccia della Cina. Non senza una certa ironia Eric Denécé ha definito questa strategia insensata.

Infine Eric Denécé ha voluto sottolineare come il riavvicinamento tra Mosca e Ankara ha come suo scopo quello di dividere e indebolire la Nato, di introdurre un ulteriore incertezza nel gioco ed è perfettamente riuscita. Questo non significa che Putin sostenga Erdogan. Lo sta semplicemente usando.

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