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Caro Bettini, hai scritto molte inesattezze su pandemia, Draghi e Conte

Draghi Catasto

“Caro Bettini, avrei molto più apprezzato il tuo intervento sul Foglio se non vi fossero state diverse forzature; ti dico quali sono”. Il punto di Polillo

 

Caro Bettini, avrei molto più apprezzato il tuo intervento sul Foglio se non vi fossero state diverse forzature. A distanza di tempo, invocando il principio delle periodizzazione storica, ritieni che il Conte bis andasse nella direzione giusta e che quindi il Pd, se non altro per spirito nazionale, doveva appoggiare quel tentativo. I risultati, stando al tuo ragionamento, ti darebbero ragione. “Si é affrontata la pandemia con coraggio, prima di ogni altro Paese occidentale. Abbiamo conquistato con un diretto impegno del premier di allora, nel convincimento dell’opinione pubblica degli altri Paesi europei, una grande quantità di danaro. Gualtieri, inoltre, è riuscito a coniugare le esigenze di bilancio con una politica di sostegno alle imprese e alle famiglie che ha evitato un’irreparabile riduzione della nostra base produttiva e sacche di disagio potenzialmente esplosive. Draghi nel suo ultimo intervento all’Accademia dei Lincei lo ha ricordato con molta efficacia”.

Cominciamo dal primo punto. A metà dello scorso febbraio, la fase terminale del Conte bis, l’indice di letalità del Covid, in Italia secondo i calcoli della Johns Hopkins University, era pari al 3,5 per cento. In Germania al 2,8, in Francia al 2,3, in Spagna al 2,1. Negli Stati Uniti, addirittura, all’1,8. L’importanza di questo indice è evidente. Si poteva fare tanto o poco per circoscrivere il contagio. Ma una volta subito, occorreva intervenire sul piano sanitario. Attività in cui, nonostante gli enormi sacrifici personali del personale medico ed infermieristico, l’Italia non ha brillato.

I soldi dell’Europa. La relativa generosità dimostrata aveva poco a che vedere con la presenza politica di Conte. Bruxelles non si era trasformato in un mercato delle vacche. Le ragioni di quella decisione si basavano, in larga misura, su dati oggettivi: legate al perimetro del contagio ed al numero dei morti, nonché alle più antiche difficoltà italiane. Unico Paese dell’Eurozona a non aver ancora recuperato i livelli di benessere del 2007 a causa della doppia crisi: quella dovuta al fallimento della Lehman Brothers e quella dei debiti sovrani, legata alla vicenda greca. Ed, infine, per far fronte ai possibili pericoli di un’Italexit, capace di determinare una crisi profonda dell’euro.

Quanto al presunto endorsement di Mario Draghi, a favore di Gualtieri, pur avendo letto più volte l’intervento dell’ex presidente della Bce, all’Accademia dei Lincei, onestamente, non l’ho trovato. Forse ho letto un testo diverso o forse quel giudizio era implicito (ma ne dubito) nel resoconto finanziario dello sviluppo della pandemia. Comunque sia, ci sono osservazioni più puntuali che attendono risposte. “Mentre molti troppi morivano – ha scritto Matteo Renzi nel suo ultimo libro – qualcuno faceva molti troppi soldi”. Per cui, dati questi presupposti, la sua proposta di giungere ad una commissione d’inchiesta parlamentare appare più che giustificata.

C’é poi il capitolo Draghi. “É inutile vantarsi (il riferimento è a Renzi, ndr) del successivo arrivo di Draghi. In quella fase Draghi non era disponibile”. Di nuovo la periodizzazione. “Non ha mai partecipato ad alcun complotto (ci mancherebbe altro!, ndr). Non era prevedibile e comunque non lo era nel quadro di un governo politico”. Altre inesattezze. Le prime “profezie” circa un cambio al vertice del Governo risalgono alla metà di dicembre, nel colloquio tra Giancarlo Giorgetti, che avanza la proposta, con un giornalista de Il Corriere. Poco dopo più o meno un mese, Conte rassegnerà le dimissioni.

Ma quanto alla sua “indisponibilità” è tesi tutta da dimostrare. Nel meeting di Rimini, dell’agosto del 2020, Draghi aveva ricordato quali dovevano essere le “qualità indispensabili a coloro che sono in posizioni di potere: la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni; il coraggio che richiedono le decisioni specialmente quando non si conoscono con certezza tutte le loro conseguenze, poiché l’inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità; l’umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario, ma per raggiungere gli obiettivi che il legislatore ha loro assegnato nell’ambito di un preciso mandato”. Ognuno, nell’interpretare queste parole, giunga alle necessarie conclusioni. Le nostre sono evidenti: l’indisponibilità era tutta del PD, convinto, dal suo punto di vista, di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Ma questo è il passato, comunque da metabolizzare, per guardare al futuro. E nel futuro c’é l’idea di due schieramenti alternativi in grado di competere. Nessuna “vocazione maggioritaria”, se capiamo bene in polemica con Walter Veltroni, ma un rassemblement di forze diverse in grado di rappresentare la complessa geografia politica del Paese: sia a destra che a sinistra. Proposta non proprio originale. Che in passato ha funzionato a fasi alterne. Per il prevalere di una voglia di egemonismo, che ha finito per negare, in radice, il discorso di Draghi sull’etica della politica.

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