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Budget Difesa Nato, ecco come Pinotti e Parisi stroncano l’idea a 5 stelle del ministro Trenta

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Anche l’ex ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dopo Arturo Parisi, commenta con Start Magazine l’idea dell’attuale titolare del dicastero della Difesa, Elisabetta Trenta, sul budget destinato alla Nato. “Ciascun Paese non può decidere nazionalmente cosa è computabile e cosa no”, dice Pinotti a Start Magazine.

LA PROPOSTA “ENERGETICA” DELLA TRENTA

Nel documento programmatico sulla Difesa per il triennio 2018-2020 inviato alle Camere, il ministro Trenta propone di far rientrare gli investimenti nel comparto cyber ed energetico nel 2 per cento del Pil che i Paesi membri della Nato devono riservare alle spese per la difesa. “Vogliamo che gli investimenti per assicurare la resilienza – e in particolare quella cibernetica, ma manche quella energetica – a livello nazionale siano compresi nel 2 per cento del Pil che i Paesi della Nato hanno deciso di riservare alle spese per la difesa”, si legge nel Documento.

Se era noto che i governi italiani, compreso l’attuale, chiedono da tempo di considerare anche le spese in cybersecurity nella percentuale di budget destinata all’Alleanza atlantica, l’inclusione degli investimenti per il fabbisogno energetico ha sorpreso militari e osservatori.

CHE NE PENSA PARISI

Su questa proposta Start Magazine ha interpellato due ex titolari del dicastero di Palazzo Baracchini. “Ma parliamo di regole che valgono solo per noi o per tutti allo stesso modo? E poi parliamo di attività che corrispondono alla “funzione difesa” di competenza della Difesa o di funzioni trasversali a tutti gli enti pubblici?” è quello che si domanda Arturo Parisi, ministro della Difesa del governo Prodi bis dal maggio 2006 al maggio 2008.

Parisi prosegue manifestando i dubbi verso una proposta poco chiara volta più a dissimulare la riduzione degli investimenti con altre spese finora non previste: “Sembra solo che si voglia ridurre la spesa e, dentro questa, la voce investimenti coprendo il fatto con l’aggiunta di voci finora e da altri non computate”.

L’OBIEZIONE DI PINOTTI

Dice a Start Magazine il predecessore di Trenta alla Difesa, ossia Roberta Pinotti (Pd): “Concordo con le obiezioni fatte dal ministro Parisi: i criteri che stabiliscono il budget della Difesa sono comuni e definiti a livello Nato e sulla base di quelli viene calcolata la percentuale”. “Ciascun Paese non può decidere nazionalmente cosa è computabile e cosa no”, spiega l’ex ministro della Difesa: “Aggiungo dice Pinotti che la struttura che si occupa di Energia ha come obiettivo strategico l’efficientamento energetico con conseguente riduzione dei costi. Se non è stata modificata non capisco come possa essere considerata come ulteriore investimento”.

STRUTTURA PROGETTO ENERGIA, DI COSA SI TRATTA

Secondo la ricostruzione di Start Magazine, il Documento fa riferimento ai costi per la resilienza energetica delle strutture militari appannaggio della “Struttura Progetto Energia” (Spe), referente unico – si legge sul sito del ministero – per la Difesa in materia di energia, che “sviluppa gli strumenti più efficaci per garantire: la riduzione dei costi energetici, l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la sicurezza energetica ricorrendo alle nuove tecnologie”.

Nata a gennaio 2015, la Struttura di Progetto Energia è stata costituita proprio dall’allora ministro della Difesa, Pinotti, con il fine di coordinare le attività delle Forze armate nel settore Energetico. Quest’ultima, poco prima di passare il timone della Difesa al successore,  ha confermato e riconfigurato la Struttura con decreto dell’8 marzo 2018 per l’attuazione del Documento di Indirizzo Programmatico Strategico Disp e il sostegno all’adozione della Strategia Energetica della Difesa (Sed).

LE SINERGIE CON LE UNIVERSITÀ

Da quando ha preso vita, la Struttura di Progetto Energia  ha assunto il ruolo di veicolo per collaborazioni e condivisione know-how tra il Ministero della Difesa con i principali Enti pubblici e privati nazionali, attivi nel settore energetico. In particolare con le Università italiane. L’anno scorso l’allora sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, proprio tramite la Spe, ha siglato accordi di collaborazione con gli atenei “Federico II” di Napoli e Università della Calabria.

Obiettivo della collaborazione con l’Università campana è l’efficientamento energetico attraverso l’impiego delle cosiddette smart grid, coerenti con i smart military district e la promozione di attività di ricerca, sviluppo e trasferimento di nuove tecnologie basso emissive o a “emissioni zero”.

Con l’Unical il dicastero della Difesa ha puntato invece sullo studio per la produzione di biocarburanti di 3° e 4° generazione, ossia dei carburanti ottenuti non da materie fossili ma dalle microalghe.

Le collaborazioni con le università italiane risalgono in realtà già all’anno di fondazione della Struttura: nel luglio 2015 il ministero della Difesa ha siglato un accordo quadro prima con l’Università La Sapienza di Roma (tra i vari obiettivi la definizione di piani prototipici come il distretto energetico Sapienza-Comprensori aeronautica-Policlinico-ISS) poi con l‘Università di Genova per la definizione dei criteri generali di Energy auditing degli edifici del patrimonio edilizio del Ministero e realizzazione di piani di efficientamento energetico per singolo edificio.

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