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Budget Nato, come si discute tra ex ministri della Difesa sulla proposta del governo M5s-Lega

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Prosegue il dibattito sollevato dal Documento programmatico sulla Difesa 2018-2020 inviato dal ministro Trenta alla Camere e arrivano le prime reazioni.

Come sottolineato ieri da Start Magazine, oltre ai preannunciati tagli alle spese militari, a far drizzare le orecchie di militari e addetti ai lavori è stata la proposta di far rientrare gli investimenti nel comparto cyber ed energetico nel 2 per cento del Pil che i Paesi membri della Nato devono riservare alle spese per la difesa.

L’IMPEGNO CON LA NATO

Nel documento si ricorda come, rispetto degli impegni di spesa assunti in seno alla Nato, finora l’Italia non abbia mai raggiunto il target di spesa del 2 per cento del Pil ma si è attestata sempre al di sotto intorno allo 1,15 per cento.

LA PROPOSTA DEL MINISTRO TRENTA

Per rispondere alla chiamata degli Alleati (Stati Uniti in prima fila) che richiamano i partner ad adempiere agli obblighi di spesa nella Difesa, il ministro ha messo a punto questa proposta: “Vogliamo che gli investimenti per assicurare la resilienza – e in particolare quella cibernetica, ma manche quella energetica – a livello nazionale siano compresi nel 2 per cento del Pil che i Paesi della Nato hanno deciso di riservare alle spese per la difesa”, è scritto nel Documento programmatico inviato alle Camere.

PRIME REAZIONI

“Ma parliamo di regole che valgono solo per noi o per tutti allo stesso modo? E poi parliamo di attività che corrispondono alla “funzione difesa” di competenza della Difesa o di funzioni trasversali a tutti gli enti pubblici?” è quello che si domanda Arturo Parisi, ministro della Difesa del governo Prodi bis dal maggio 2006 al maggio 2008, interpellato da Start Magazine via Twitter.

L’ex titolare del dicastero di Palazzo Baracchini prosegue manifestando i dubbi verso una proposta poco chiara volta più a dissimulare la riduzione degli investimenti con altre spese finora non previste: “Sembra solo che si voglia ridurre la spesa e, dentro questa, la voce investimenti coprendo il fatto con l’aggiunta di voci finora e da altri non computate”.

 

Stessa domanda è stata posta anche al predecessore della Trenta, Roberta Pinotti, che al momento non ha ancora risposto.

STRUTTURA PROGETTO ENERGIA

Secondo la ricostruzione di Start Magazine, il Documento fa riferimento ai costi per la resilienza energetica delle strutture militari appannaggio della “Struttura Progetto Energia”, referente unico – si legge sul sito del ministero – per la Difesa in materia di energia, che “sviluppa gli strumenti più efficaci per garantire: la riduzione dei costi energetici, l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la sicurezza energetica ricorrendo alle nuove tecnologie”.

Questa Struttura di Progetto Energia è stata costituita a gennaio 2015, dall’allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Proprio quest’ultima, poco prima di passare il timone della Difesa al successore,  ha confermato e riconfigurato la Struttura con decreto dell’8 marzo 2018 per l’attuazione del Documento di Indirizzo Programmatico Strategico DISP e il sostegno all’adozione della Strategia Energetica della Difesa (SED).

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