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Nato, perché tra i militari si sghignazza un po’ sul Documento della Difesa targato Trenta (M5s)

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Perché tra i militari si sghignazza un po’ sul Documento programmatico della Difesa targata Trenta (M5s)? Fatti, documenti, ricostruzioni e indiscrezioni

Sorpresa. Incredulità. Perplessità. Dubbi. Sono i sentimenti e gli stati d’animo che si raccolgono in ambienti militari dopo la presentazione alle Camere del Documento programmatico della Difesa firmato dal ministro Elisabetta Trenta (Movimento 5 Stelle).

Le perplessità non si appuntano soltanto sui primi tagli e sulle prime rimodulazioni di spese per programmi di acquisto che toccheranno anche Leonardo (ex Finmeccanica), oltre quelli indicati senza dettagli nella legge di Bilancio.

La sorpresa, mista a volte a ilarità, riguarda il brano finale del Documento, dove si parla delle richieste storiche della Nato affinché i Paesi dell’Alleanza investano in Difesa almeno il 2% del Prodotto interno lordo.

Era noto che i governi italiani, compreso l’attuale, chiedono di considerare anche le spese in cybersecurity in quella percentuale. Non era noto ai più, invece, almeno pubblicamente, che l’attuale vertice del dicastero della Difesa ha avanzato di recente un’idea piuttosto eccentrica, secondo alcuni ambienti militari.

Si legge alla fine del Documento programmatico inviato dal ministro Trenta alle Camere: “Abbiamo soprattutto avanzato una proposta: vogliamo che gli investimenti per assicurare la resilienza – e in particolare quella cibernetica, ma manche quella energetica – a livello nazionale siano compresi nel 2 per cento del PIL che i Paesi della NATO hanno deciso di riservare alle spese per la difesa”.

Secondo la ricostruzione di Start Magazine, il Documento fa riferimento ai costi per la resilienza energetica delle strutture militari appannaggio della “Struttura Progetto Energia”, referente unico – si legge sul sito del ministero – per la Difesa in materia di energia, che “sviluppa gli strumenti più efficaci per garantire: la riduzione dei costi energetici, l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la sicurezza energetica ricorrendo alle nuove tecnologie”.

La Nato dirà sì all’idea del ministro Trenta?

In attesa di saperne di più, ecco di seguito il brano integrale che riguarda la proposta tratto dal Documento programmatico pluriennale per la Difesa 2018-2020:

In relazione ai richiamati valori il DPP osserva che anche in occasione del Summit di Bruxelles (2018), l’Italia ha sostenuto con forza la necessità di una visione unitaria e di insieme degli obiettivi e delle finalità del “pledge”, nella convinzione che solo da una lettura armonica e convergente di tutti e tre i parametri – da considerare in egual misura tutti essenziali – sia possibile fotografare il reale impegno nazionale a condividere con gli Alleati gli oneri della sicurezza collettiva”. A questo proposito si segnala che nel corso delle Comunicazioni rese lo scorso 26 luglio alle Commissioni difesa di Camera e Senato la Ministra della Difesa ha osservato che “che all’ultimo vertice NATO di Bruxelles abbiamo sostenuto con forza gli interessi italiani, ricordando che come Paese diamo già tantissimo all’Alleanza. Abbiamo soprattutto avanzato una proposta: vogliamo che gli investimenti per assicurare la resilienza – e in particolare quella cibernetica, ma manche quella energetica – a livello nazionale siano compresi nel 2 per cento del PIL che i Paesi della NATO hanno deciso di riservare alle spese per la difesa. Senato della Repubblica XVIII Legislatura –9– Com. cong. 4ª Senato e IV Camera 1º Res. Sten. (26 luglio 2018) Si tratta di un investimento che riguarda il settore civile oltre a quello militare e il nostro obiettivo e` che nel 2 per cento siano contabilizzati gli sforzi italiani nel rafforzare la propria sicurezza interna. Questo vale per ogni singolo Stato ovviamente, perché la sicurezza di ognuno di noi è la sicurezza dell’Alleanza stessa, e va ad aggiungersi alla prospettiva di una NATO che sappia guardare anche a sud, nel Mediterraneo. Per questo dobbiamo lavorare per far includere all’interno di quanto concerne le voci di impegno riguardo la sicurezza collettiva – cash, capabilities & contributions – lo spazio e il cyberspace, quali nuovi ambienti e quindi domini operativi, anche attraverso la progettazione di assetti multipurpose by design”.

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