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Brics

Cosa cambia nei Brics allargati

I Brics hanno cinque nuovi membri: Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed Etiopia. L'Argentina di Milei rifiuta l'adesione. Fatti e contesto del piano (cinese) per l'allargamento del gruppo.

Dall’1 gennaio 2024 il numero dei paesi membri dei Brics è raddoppiato: ai cinque esistenti – ovvero Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – si sono aggiunti Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed Etiopia.

IL NO DELL’ARGENTINA DI MILEI

I nuovi membri erano stati invitati ad aderire al gruppo delle economie emergenti lo scorso agosto, durante il vertice di Johannesburg. Nella lista degli invitati era presente anche l’Argentina, che però ha rifiutato per volontà del nuovo presidente Javier Milei, il quale ha spiegato di voler portare avanti una politica estera diversa da quella del precedente governo di sinistra: Milei, descritto come un ultra-liberista di destra, è un forte critico della Cina, il paese più importante dei Brics.

Brasile e Cina, seguiti dagli Stati Uniti, sono i due principali partner commerciali dell’Argentina.

NON È LA PRIMA ESPANSIONE

La nuova versione “estesa” dei Brics mette insieme alcuni dei maggiori paesi produttori di energia al mondo (Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) con alcuni dei maggiori consumatori (Cina, India). Non è la prima volta, comunque, che il gruppo si allarga: inizialmente comprendeva solo Brasile, Russia, India e Cina; il Sudafrica venne invitato nel 2009, l’anno del primo vertice, ed entrò nel 2010, introducendo una rappresentanza africana e modificando la sigla da “Bric” a “Brics”.

Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica valgono insieme il 41 per cento della popolazione e il 24 per cento del prodotto interno lordo globali.

Stando ai dati della Banca mondiale ripresi da AFP, i cosiddetti Brics+ (cioè i Brics originali più i cinque nuovi membri) valgono il 45,6 per cento della popolazione del mondo, il 28,6 per cento del Pil e il 44,6 per cento della produzione petrolifera.

brics

ULTERIORE ALLARGAMENTO IN VISTA?

Un’ulteriore espansione del gruppo sembra peraltro essere vicina. Di recente, infatti, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che ci sono una trentina di paesi interessati a creare dei legami con i Brics. La Nigeria, in particolare – la nazione più popolosa d’Africa -, aveva fatto sapere che avrebbe avviato il percorso di ammissione ai Brics nel giro di un paio d’anni.

LA REGIA CINESE

È stata la Cina – dal 2022, quando deteneva la presidenza del gruppo – ad avviare il dialogo per l’allargamento dei Brics. Pechino punta ad accrescere la sua influenza internazionale e a rivaleggiare con l’ordine mondiale a guida statunitense: semplificando, i Brics vorrebbero costituire un’alternativa all’Organizzazione delle Nazioni Unite, espressione dei paesi sviluppati, fondata a San Francisco nel 1945 e con sede a New York.

Tuttavia, nonostante la comunanza di vedute su diverse questioni (ad esempio la definizione di un polo alternativo a quello occidentale), i Brics non sono un’alleanza vera e propria.

COME VANNO I BRICS

Secondo Bloomberg, negli ultimi cinque anni i paesi dei Brics hanno sottoperformato rispetto ad altri mercati emergenti, con l’unica eccezione dell’India. La Russia, in particolare, risente delle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina, che hanno impattato sugli investimenti esteri; mentre la Cina deve fare i conti con i controlli statunitensi al commercio di tecnologie critiche (principalmente semiconduttori avanzati) e con le restrizioni verso alcune società tecnologiche.

Oggi quella cinese non è più classificabile come un’economia in via di sviluppo: è la seconda più grande al mondo, con un Pil dalle dimensioni più che doppie rispetto alla somma di quelli degli altri membri dei Brics. Ecco perché Brasile, Russia, India e Sudafrica temono – così scriva Bloomberg mesi fa – che l’allargamento del gruppo possa diluire la loro rilevanza, specialmente se Pechino dovesse tirare dentro molti suoi alleati.

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