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Chi rivaluta e perché la figura di Bettino Craxi

Craxi

Da Tunisi, Tajani parla della rivalutazione di Bettino Craxi, “un grande protagonista della politica” che “ha dato prestigio al nostro paese”. La nota di Paola Sacchi

 

“Bettino Craxi è stato un grande protagonista della politica italiana, della nostra storia repubblicana, della politica estera, uno dei grandi politici che fortunatamente oggi è stato rivalutato. Ha dato prestigio al nostro Paese e lo ha fatto tornare a contare sul palcoscenico internazionale”.

Parole nette, di riconoscimento del ruolo che Craxi, “a lungo ingiustamente criticato e condannato”, occupa nella storia del nostro Paese e nella politica internazionale. È Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier, coordinatore di Forza Italia e vicepresidente del Ppe, che le pronuncia da Tunisi (ieri in visita ufficiale, con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dal presidente tunisino Saied sui rapporti economici e le questioni migratorie), in quella terra che fu la destinazione finale dello statista socialista, dove 23 anni fa, il 19 gennaio, morì a Hammamet, a 65 anni.

Parole, quelle del capo della nostra diplomazia, che, nonostante i passi in avanti nell’opinione pubblica, tendono a accorciare il divario del mare politico che ancora oggi divide dall’Italia la sorte, senza precedenti nel mondo delle democrazie occidentali, del premier che guidò il governo più longevo della Prima Repubblica, autore di storiche riforme e lungimiranti visioni e intuizioni modernizzanti. A quell’ ex premier, insultato come “latitante”, mentre era notizia pubblica dove si trovasse, con lo status di rifugiato politico in Tunisia in base a un trattato tra i due Paesi degli anni ’60, che sommerso da avvisi di garanzia senza ancora condanne lasciò l’Italia con due passaporti validi (italiano e dell’ONU per cui fu rappresentante del Segretario Generale), non fu concesso neppure di potersi curare in Italia, nonostante la grave malattia, senza la sospensione dell’arresto.

Il caso Craxi, ovvero il mare della sproporzione tra l’accanimento giudiziario, avallato in primis dalla sinistra giustizialista ( lo stesso allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano, ex leader “migliorista” del Pci, riconobbe a posteriori, nel decimo anniversario, che ci fu “una durezza senza uguali”, due sentenze furono anche annullate dalla Corte europea di Strasburgo perché senza giusto processo) e dall’altro lato il rilievo della figura e l’opera di Craxi. Va dal decreto di S. Valentino che salvò l’Italia dell’inflazione galoppante, l’intuizione di “Meriti e bisogni”, ovvero il valore liberale del merito individuale, la crescita unita alla difesa delle fasce più deboli, agli euromissili che posero fine alla guerra fredda, al Concordato Stato-Chiesa, al suo atlantismo convinto ma senza subalternità, la lezione di sovranità nazionale, che non è “sovranismo”, con Sigonella, fino alla lucida previsione sul dramma epocale delle immigrazioni: “Se non accendiamo le luci nelle loro città, verranno a cercare le nostre”.

Ecco, le parole del nostro ministro degli Esteri provano a accorciare quel mare di persecutorio accanimento da gogna mediatica e monetine perché in Italia si arrivi al pieno riconoscimento della figura di Craxi. Tajani ricorda: “Già da Presidente del Parlamento Europeo sono andato a rendere omaggio alla sua tomba a Hammamet e idealmente gli rendo ancora una volta omaggio. Si può essere più o meno d’accordo con le sue decisioni politiche, a favore o non a favore di quello che era il suo partito. Però nessuno può mettere in discussione che anche per le relazioni con la Tunisia è stato un protagonista positivo della nostra storia, è stato ingiustamente, per molto tempo oggetto di pregiudizio, criticato, condannato, ma poi alla fine molti si sono resi conto che è stato un protagonista della storia repubblicana del nostro Paese”.

Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, presidente della commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, esprime forte apprezzamento: “Desidero ringraziare, da italiana prima ancora che da figlia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani per le parole pronunciate a Tunisi, a ridosso dell’anniversario della scomparsa di Bettino Craxi, tese a restituire al leader socialista il giusto ruolo che gli spetta nella storia del nostro Paese”.

Stefania sarà in Tunisia per le iniziative della Fondazione Craxi, da lei istituita dopo la morte del padre, presieduta da Margherita Boniver, diretta da Nicola Carnovale, segretario generale. Con la Fondazione dall’Italia sono in partenza ex militanti, dirigenti socialisti o semplicemente amici dello statista che nella mattinata di sabato 21 gennaio, presso il cimitero cristiano di Hammamet, parteciperanno a una cerimonia commemorativa alla quale farà seguito, all’interno della Medina, l’inaugurazione della mostra “Pagine di storia della libertà”. Il Pantheon socialista, la mostra è composta dalle immagini della collezione di 14 opere pittoriche che l’artista Deanna Frosini – tra le figure di spicco della pittura italiana del secondo Novecento – ha dedicato alle figure emblematiche della storia del socialismo riformista, da Turati a Matteotti, passando per i fratelli Rosselli e Pertini, fino a Craxi.

Verrà poi proiettato all’Hotel Bel Azur di Hammamet “Quel giorno a New York”, un cortometraggio che “ripercorre le fasi salienti di un grande impegno che, da Rappresentante personale del Segretario generale dell’ONU, Bettino Craxi profuse nella lotta contro la fame nel mondo e nella riduzione delle diseguaglianze fra Paesi ricchi e Paesi poveri, un tema che oggi conserva grande e intensa attualità”, scrive in una nota la Fondazione che torna con una delegazione a Hammamet dopo la sospensione delle iniziative in Tunisia a causa della pandemia. Destinazione “Tunis-Chartage”, l’aeroporto dai marmi bianchi, con scritte in arabo e francese, snodo del Mediterraneo e l’ estrema punta Sud dell’Europa, snodo anche della nostra storia politica.

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