Alla fine è bastata una manciata di voti, uno scarto dello 0,5% su quasi 8 milioni di elettori, per decretare la vittoria di Cem Özdemir alle elezioni regionali del Baden-Württemberg. L’ex ministro verde ha battuto il concorrente della Cdu, Manuel Hagel, infliggendo indirettamente una sconfitta anche al cancelliere federale Friedrich Merz.
I verdi hanno chiuso al 30,2%, perdendo due punti e mezzo rispetto a cinque anni fa. La Cdu si è fermata al 29,7%, pur crescendo di 5,6 punti rispetto al 2021. Entrambi i partiti ottengono lo stesso numero di seggi (56) su un totale di 157. Tuttavia, il recupero di Özdemir ha del miracoloso: uno sprint che gli ha permesso di riguadagnare circa 9 punti rispetto ai sondaggi di inizio anno, quando tutti consideravano la partita ormai chiusa.
IL PRAGMATISMO VERDE NELLA CRISI DELL’AUTO
In una regione simbolo della deindustrializzazione tedesca, con i grandi stabilimenti Mercedes in difficoltà e l’indotto che taglia il personale, continuerà l’esperimento del governo ecologista nella sua componente più realista. A questa corrente appartengono sia il presidente uscente Winfried Kretschmann, al potere per 15 anni, sia il suo successore Özdemir. Lo svevo di origini turche è considerato un moderato fin da quando, giovanissimo, fu scelto dai dirigenti per avviare il dialogo con i coetanei della Cdu. Erano i primi anni Novanta: allora i due partiti erano acerrimi avversari, ma alcuni leader lungimiranti stavano già costruendo ponti per il futuro.
Ora le due forze proseguiranno la coalizione iniziata nel 2016, ancora sotto la guida verde. Özdemir ha già lanciato l’offerta e alla Cdu non resta che accettare. Da quando il partito conservatore perse il suo bastione storico per la vicenda della stazione Stuttgart 21, i cui ritardi sono ormai cronici, tra la Cdu e la base borghese regionale si è scavato un fosso profondo.
LA DESTRA RADICALE E IL CROLLO DEI SOCIALDEMOCRATICI
Risolto il dubbio sulla successione di Kretschmann, il voto offre altre indicazioni. La prima riguarda Berlino: il candidato Hagel non ha ricevuto alcuna spinta dalla politica nazionale. Lo conferma il disastro del Partito socialdemocratico, che sprofonda al 5,5% rischiando quasi l’esclusione dal parlamento per la soglia del 5%.
La seconda nota riguarda l’estrema destra: Afd raddoppia i voti e sfiora il 19%. Il partito conferma una crescita consolidata anche a occidente e non può più essere considerato un fenomeno limitato all’est. Tuttavia, la strategia di radicalizzazione che attira chi contesta l’establishment, e spesso anche i fondamenti della Bundesrepublik, impedisce ad Afd di collaborare con altre forze, a cominciare dalla Cdu. Nel partito mancano riflessioni sulle alleanze e prevalgono i toni antagonisti e radicali: l’incapacità di passare dalla protesta alla proposta potrebbe, alla lunga, pesare sul successo del gruppo dirigente.
IL VOTO GIOVANILE E IL RIFIUTO DEL MODELLO ECONOMICO
La terza indicazione riguarda la società. Il Baden-Württemberg conferma tendenze nazionali: il voto giovanile si sposta a sinistra. Chi ha meno di 24 anni ha scelto prevalentemente i verdi e la Linke, il partito di sinistra rinato proprio grazie a una radicalizzazione delle proprie posizioni. In questo senso, l’estensione per la prima volta del diritto di voto ai sedicenni ha giocato un ruolo decisivo.
Dai giovani arriva una spinta verso politiche distanti dalle riforme economiche e sociali che governo e imprenditori ritengono necessarie per il rilancio. È come se una parte della società rifiutasse i modelli economici attuali. Mai come stavolta le associazioni imprenditoriali, incluse le piccole e medie imprese così diffuse nel Land, si erano schierate apertamente con la Cdu. La sconfitta di Hagel e Merz è, in parte, anche la loro.







