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Armi italiane alla Turchia: numeri, aziende e scenari

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Il governo varerà un decreto ministeriale per bloccare le prossime esportazioni di armi alla Turchia. Le parole di Di Maio in Parlamento, la posizione dell’Europa e i dettagli su cosa importa Ankara dall’Italia

Ieri ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha annunciato in Lussemburgo che il governo varerà un decreto ministeriale per bloccare l’export di armi. Si tratta di uno stop «ai prossimi contratti e ai prossimi impegni», ha precisato l’uomo politico a margine della riunione ministeriale.

LE PAROLE DI DI MAIO IN PARLAMENTO SULLA TURCHIA

E oggi in Parlamento il titolare della Farnesina ha aggiunto: “Nelle prossime ore formalizzerò tutti gli atti necessari affinché l’Italia blocchi l’esportazione di armamenti verso Ankara”, ha annunciato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nell’Aula della Camera nel corso dell’informativa sull’operazione militare lanciata dalla Turchia in Siria. Il ministro pentastellato ha aggiunto di aver dato disposizioni per “l’immediata apertura di un’istruttoria inerente i contratti in essere”. Di Maio ha puntualizzato inoltre: “Eserciterò tutti i poteri che mi conferisce la legge”. Il ministro ha cosi’ assicurato, anche riferendosi alle conseguenze dell’attacco sulla popolazione civile, che “l’Italia non si gira dall’altra parte, non chiude gli occhi”.

CHE COSA HANNO DECISO I 28 SULLA TURCHIA

I Ventotto hanno trovato ieri un’intesa per condannare le operazioni militari turche in Siria che «mettono seriamente a repentaglio la stabilità e la sicurezza dell’intera regione», provocando «drammatiche conseguenze». Riuniti in Lussemburgo, i ministri degli Esteri non si sono accordati su un embargo europeo contro le vendite di armi alla Turchia, privilegiando il coordinamento tra i Paesi membri.

IL COMUNICATO DA BRUXELLES

«I Paesi membri si impegnano ad avere posizioni nazionali forti a proposito delle loro politiche di esportazione di armi verso la Turchia», si legge in un comunicato. Quest’ultimo ricorda un atto adottato nel 2008 che prevede il coordinamento delle misure nazionali di embargo sulle armi. L’articolo 4 del documento ricorda che «la decisione di trasferire o rifiutare di trasferire una qualsiasi tecnologia o attrezzatura militare resta di competenza esclusiva di ciascuno Stato membro».

L’ANALISI DI GAGLIANO

Ha scritto l’analista Giuseppe Gagliano su Start: “Sotto il profilo militare la Turchia possiede complessivamente mezzo milioni di militari e più esattamente possiede 80.000 elementi di carriera, 410.000 soldati per un totale complessivo di 700.000 uomini a cui vanno aggiunti circa 185.000 riservisti. Le forze armate turche sono complessivamente forze di altissimo livello. Per quanto riguarda le forze di terra-quelle direttamente coinvolte nell’attuale offensiva contro i curdi-queste rappresentano circa il 30%. Stiamo parlando di circa 320.000 tra ufficiali e soldati con oltre 3700 carri armati, 7000 veicoli per trasporto e 800 sistemi di lancio per missili. Il quartier generale delle forze di terra si trova nella località di Izmir dove – dal 2004 – è presente la base della Nato e dove si trova anche il Cimando della forza di pace turca per l’Egeo che controlla l’aria turca di Cipro. Per quanto riguarda le armi a disposizione l’esercito turco possiede quasi 12.000 carriarmati soprattutto Leopard e M60 sia di fabbricazione americana che di progettazione e fabbricazione turca. Mentre il sistema missilistico di terra a lungo e medio raggio è in parte di fabbricazione autonoma ma in parte anche frutto della collaborazione con la Cina.

LA RELAZIONE AL PARLAMENTO SULL’EXPORT DI ARMI ALLA TURCHIA

Ma qual è il rapporto tra il nostro Paese e la Turchia nel settore della esportazione delle armi? Dalla relazione 2018 al Parlamento su esportazioni e importazioni dei “materiali di armamento” risulta che la Turchia è allo stato attuale un ottimo cliente per il nostro Paese nel settore degli armamenti.

Ecco alcune delle principali tabelle della relazione ministeriale depositata in Parlamento.

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