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Ecco perché Papa Francesco affida la cassa del Vaticano a Galantino (Apsa)

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apsa

Sarà l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) presieduta dal vescovo bergogliano Nunzio Galantino l’unico centro di spesa e investimenti del Vaticano. Tutti i dettagli

 

«Il Papa ci pensa da tanto tempo, a razionalizzare l’ambito amministrativo della Santa Sede. Mettiamola così: se si sbaglia nell’amministrazione, vuole capire chi ha responsabilità dell’errore; per esempio, Galantino».

E’ quello che ha detto oggi al Corriere della Sera il vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), che sarà il perno di tutto il sistema delle finanze vaticane secondo l’input del Papa: «Non è stata l’inchiesta sul palazzo di Londra né la vicenda toccata al cardinale Becciu a rendere necessaria una riforma dell’amministrazione economica, in corso già da tempo. È cominciato prima delle ultime vicende…», ha spiegato Galantino parlando con il Corriere della Sera.

Gli ultimi casi stanno spingendo Papa Francesco a completare l’opera di razionalizzazione ma soprattutto di trasparenza. Va in questa direzione l’ipotesi, allo studio da qualche tempo, di accentrare gli investimenti in un unico ente, l’Apsa, la “banca centrale” del Vaticano, dove appunto regna Galantino per volontà di Bergoglio.

L’intento di Papa Francesco è quello di sottrarre ai dicasteri, ma anche alla Segreteria di Stato, la gestione di ‘tesoretti’ che in alcuni casi ammontano a svariate decine di milioni di euro. Una scelta che sarebbe stata proposta al Papa dal Prefetto dell’Economia, il gesuita Antonio Guerrero Alves, secondo l’Ansa.

Si sta portando a compimento – ha detto Galantino – “quanto il Santo Padre aveva disposto circa due anni fa, il 6 novembre 2018, in una lettera al cardinale Reinhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’Economia della Santa Sede”.

“In un più ampio progetto di razionalizzazione dell’amministrazione e di piena e più efficace vigilanza e trasparenza, il Papa ha chiesto di evitare che vi siano più centri di deposito di denaro. Ha chiesto che, per quanto possibile, vi sia un unico centro anche per spesa e investimenti. Il tutto per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità che appartiene alla Santa Sede ed è necessaria per la vita della Curia romana e la missione della Chiesa», ha aggiunto il presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

A luglio una lettera del cardinale Marx e del prefetto per l’Economia, padre Guerrero, si rivolgeva ai capi dicastero per disporre che tutta la liquidità fosse trasferita all’Apsa. Obiettivo: depositare la liquidità all’Apsa. Questo riguarderà anche la Segreteria di Stato? Ha risposto Galantino: «Io non ho ancora ricevuto disposizioni particolareggiate su questo punto. Ma non sarebbe che una prosecuzione del processo già iniziato e del quale le sto parlando. Non solo: la Segreteria di Stato ha già dei depositi presso l’Apsa».

Ma la Segreteria rimarrebbe senza portafoglio? «Ma no! – ha detto il presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) – Come tutti i Dicasteri, la Segreteria di Stato ha e avrà il suo budget. Non vi sono “ministeri” senza portafoglio in Vaticano. Essendo tutti chiamati a realizzare una missione, hanno tutti bisogno — oltre che di buona volontà, di impegno e di testimonianza credibile — di soldi. Qui si tratta di rendere più razionale l’amministrazione e più tracciabili, in vista di una esigente trasparenza, tutte le operazioni. All’inizio dell’anno, ogni Dicastero presenta una richiesta di budget. La richiesta viene esaminata dalla Segreteria per l’Economia, che approva o suggerisce correttivi. Dopodiché dice all’Apsa: metti a disposizione del Dicastero questa cifra. E il Dicastero amministra tale somma. Ovviamente si deve dare conto di tutti i movimenti. I soldi materialmente restano all’Apsa. Quando un Dicastero sostiene una spesa, la comunica all’Apsa, che provvede a saldare il debito”.

Sul fronte invece della magistratura vaticana, ieri il Papa ha rafforzato la squadra del Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, con la nomina di un Promotore di Giustizia “applicato”, una figura nuova dell’ordinamento giudiziario vaticano, nata per dare nuova linfa le indagini là dove si manifesti una emergenza particolare. E’ Gianluca Perone il nuovo pm, forse non a caso esperto di diritto commerciale.

In questo clima di investigazioni, ma anche di veleni e sospetti, e del tutti-contro-tutti che si era visto già ai tempi di Vatileaks, arrivano domani in Vaticano gli ispettori di Moneyval. Finora i loro report sono stati abbastanza generosi con la Santa Sede uscita da decenni di opacità. Ma gli ultimi scandali potrebbero inficiare il traguardo della ‘white liste’ che fino ad una settimana era dato per scontato.

E a sorpresa, sempre domani, torna in Vaticano anche il cardinale australiano George Pell, l’ex “ministro” dell’Economia, uscito dal carcere dopo essere stato scagionato dalle accuse di pedofilia. È la prima volta che Pell torna a Roma dal 2017, quando lasciò il suo incarico di Prefetto per l’economia per difendersi dai processi in Australia. In questi giorni aveva già fatto sentire la sua voce per ringraziare il Papa per aver allontanato il card. Angelo Becciu con il quale ha sempre avuto contrasti. Il motivo della sua visita a Roma non è stato reso noto ma è evidente che potrebbe aggiungere un elemento di tensione in una situazione che serena non è.

Intanto in Vaticano c’è una corsa contro il tempo per arrivare, prima di domenica, a fornire nuovi dati sull’Obolo di San Pietro, i cui numeri restano fermi al 2016 (78 milioni di dollari). Si potrebbe anche decidere di rafforzare la quota destinata effettivamente alle opere caritative che oggi non raggiunge neanche un terzo del totale. Prima di domenica perché si terrà il 4 ottobre la colletta dell’anno in tutte le chiese del mondo destinata alla Carità del Papa. Ma il 4 ottobre è anche il giorno in cui verrà pubblicata la nuova enciclica di Papa Francesco ‘Fratelli tutti’ e si vuole scongiurare che sia oscurata da questo clima decisamente ‘invernale’ che si respira nei sacri palazzi.

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