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Tutti i dubbi in America (anche del Pentagono) sulla furia di Trump contro Huawei

di

Leonardo Huawei

Il pensiero del Pentagono su Huawei, le ultime mosse del Dipartimento del Commercio, le dichiarazioni del segretario alla Difesa Mark Esper

Sorpresa sul fronte Occidentale. Il Pentagono scende in campo in difesa di Huawei, bersaglio preferito dell’amministrazione Trump finito nella black list americana ed emarginato, tecnologicamente parlando, da diversi Paesi al mondo.

COSA SOSTIENE IL PENTAGONO

Il Pentagono, in base a quanto scrive il Wall Street Journal, è preoccupato che il bando ad Huawei possa nuocere le aziende americane, che non potendo più vendere i propri prodotti alla società cinese possono perdere “una fonte chiave di entrate, privandole di denaro per la ricerca e lo sviluppo necessari per mantenere un vantaggio tecnologico”. Il riferimento, in particolare, è all’industria dei chip.

STOP A NUOVE MISURE

E proprio con l’obiettivo di salvaguardare le aziende americane il Department of Commerce ha deciso di bloccare l’introduzione di una nuova misura studiata per impedire ai produttori statunitensi di collaborare con l’azienda cinese attraverso proprie partecipate o controllate con sede al di fuori del territorio statunitense. Come scrive il Wall Street Journal, infatti, ad oggi le aziende hanno potuto cedere beni costituiti per meno del 25% da componenti o tecnologie made in Usa. L’amministrazione Trump pensava di ridurre la percentuale al 10% come da proposta inoltrata all’Office of Management and Budget.

SERVE EQUILIBRIO PER FORNITURA

“Dobbiamo essere consapevoli di sostenere le catene di fornitura delle aziende [tecnologiche] e degli innovatori”, ha affermato il segretario alla Difesa Mark Esper al Wall Street Journal, commentando la questione. “Questo è l’equilibrio che dobbiamo trovare”.

LE CRITICHE

Non sono mancate le critiche sullo stop all’introduzione della misura restrittiva: “Huawei è un braccio del Partito comunista cinese e dovrebbe essere trattato come tale”, hanno scritto una lettera i senatori Ben Sasse, Tom Cotton e Marco Rubio.

GLI SFORZI USA

Intanto, come riferito da un alto funzionario, l’amministrazione sta cercando gli strumenti giusti per aiutare le aziende a produrre hardware in grado di competere con Huawei su 5G entro 18 mesi. Alcuni rappresentanti del governo avrebbe incontrato anche alcune aziende giapponesi per discutere della questione.

USA A BUON PUNTO SUL 5G

Questione, però, che non sembra preoccupare particolarmente Donald Trump, che sostiene che anche senza la tecnologia di Huawei, “gli Stati Uniti sono a un livello più avanzato di quello che molti credono”. L’Ericsson e Nokia, ha aggiunto il presidente americano nei scorsi scorsi, stanno portando avanti un “ottimo lavoro” sulle reti di nuova generazione (qui i dettagli).

IL REPOORT DI MOODY’S

Chi crede poco, alle parole di Trump, è Moody’s che è invece convinta che escludere Huawei rallenti lo sviluppo del 5G. “L’esclusione di Huawei dal processo multivendor implica costi più elevati e un ritardo nell’introduzione delle reti 5G – ha commentato nei giorni scorsi Carlos Winzer, senior vice president di Moody’s – Per i produttori di apparecchiature Ericsson (Ba2 positivo) e Nokia (Ba2 stabile) l’impatto è neutro in quanto potrebbe giovare l’uscita di Huawei dai contratti ma potrebbe anche aumentare l’incertezza e ritardare gli investimenti in 5G”.

PER SIEMENS ‘HUAWEI AVANTI DI UN ANNO O DUE’ NELLE TECNOLOGIE 5G

E sulla linea di Moody’s, a sorpresa, ci sarebbe anche Siemens. Il ceo di Siemens, Joe Kaeser, come riportato in questo articolo di Start Magazine, ha dichiarato la scorsa settimana a un panel di Davos che la sua azienda ha testato le apparecchiature di tutti i fornitori di apparecchiature 5G e ha scoperto che Huawei ha un vantaggio tecnologico: “Che ci piaccia o no, sono avanti di un anno o due”. Secondo Axios si tratta di “una scoperta audace. Storicamente, la forza di Huawei è stata quella di offrire apparecchiature per le telecomunicazioni a un costo inferiore rispetto a quello dei concorrenti comparabili”.

SECONDO ERICSSON L’INCERTEZZA SULLE REGOLE STA DANNEGGIANDO GLI AFFARI

Il cto di Ericsson, Erik Ekudden, in un’intervista con Axios, ha dichiarato invece che la sua azienda “è molto più avanti della concorrenza quando si tratta di pura tecnologia 5G”. Anche se Ekudden, prudentemente, ha aggiunto che, “indipendentemente da chi sta vincendo la gara tecnologica sul 5G, l’incertezza sulle regole sta danneggiando gli affari. ‘Una cosa che la gente non si rende conto è che, in alcuni casi, la geopolitica sta solo rallentando lo sviluppo del 5G nel suo complesso, purtroppo’”. Ericsson, infine, come ha svelato in un’indiscrezione Start, sta coccolando i palazzi italiani per sostituire in Italia la presenza di Huawei con argomentazioni anche di tipo economico (qui l’articolo con informazioni e indiscrezioni di Start).

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