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5G, ecco perché Londra si irrigidisce su Huawei

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Che cosa ha indotto il governo britannico a irrigidire l’impostazione su Huawei nel dossier 5G

 

Mai notizia battuta in Gran Bretagna fu più gradita negli States. Ieri infatti i giornali britannici della domenica hanno riportato un’indiscrezione secondo la quale il governo di Sua Maestà si accinge a fare un passo indietro sulla stessa propria decisione del gennaio scorso di concedere ad Huawei di avere un ruolo limitato nella realizzazione del 5G.

La decisione al tempo causò non poca irritazione a Washington, e mise pure in agitazione una serie di parlamentari conservatori del tutto allineati ai colleghi americani circa la concezione di Huawei come cavallo di Troia del Partito Comunista cinese.

Nel frattempo tuttavia è intervenuto un fattore: le sanzioni del maggio scorso del Dipartimento del Commercio Usa minacciate a tutte le aziende produttrici di semiconduttori con contenuto intellettuale americano che volessero rifornire Huawei.

Fu una mossa contestatissima anche perché mise di fronte il colosso di Shenzhen ad un fatto compiuto: per stare al passo, d’ora in poi avrebbe dovuto cambiare tutta la sua supply chain e trovare altri fornitori.

Ebbene, l’intelligence britannica è giunta alla conclusione che questo cambiamento non rimarrà senza conseguenze sulla sicurezza delle reti 5G made in Huawei, che a questo punto – essendo obbligata a ricorrere a componenti ritenute non affidabili –  pongono rischi che suggeriscono la sua completa esclusione dall’infrastruttura.

Questo almeno è quanto sarebbe contenuto in un rapporto del National Cyber Security Centre del GCHQ che sta circolando per il momento tra i ministri.

A confermare l’esistenza del rapporto, su cui Boris Johnson dovrebbe pronunciarsi a breve annunciando un cambio di politica, sono stati i principali quotidiani britannici che hanno riportato, tra le altre cose, il commento del ministro della cultura Oliver Dowden.

“Sin dalla metà di maggio”, ha detto Dowden, “ci sono le sanzioni Usa contro Huawei, così visto che queste sanzioni sono mirate sul 5G (abbiamo pensato) che avrebbero avuto un impatto anche sull’affidabilità di Huawei come provider della rete 5G”.

Lo studio in questione dovrebbe dunque dichiarare, per la gioia degli Usa, “inaffidabile” la tecnologia di Huawei. Inoltre il governo, sempre secondo i media britannici, starebbe studiando il modo per far sì che tutto il materiale Huawei scompaia dalla rete entro sei mesi.

“La retromarcia britannica è una rappresaglia contro Pechino su Hong Kong e la nuova contestata legge sulla sicurezza nazionale che per Londra «mina libertà, diritti fondamentali e la dichiarazione sino-britannica » a garanzia del passaggio dell’ex colonia britannica alla Cina. E poi ci sono le pressioni Usa, in un momento in cui Londra deve trovare un accordo commerciale con Trump che possa parzialmente compensare la voragine che lascerà la Brexit e l’addio all’unione doganale e al mercato unico europeo. Inoltre, Johnson ha una grave rivolta interna da parte di decine di conservatori che da tempo spingono per allentare i rapporti con la Cina”, ha scritto il corrispondente da Londra di Repubblica, Antonello Guerrera.

Se confermate, le notizie che giungono da Londra rappresenterebbero una nuova tegola per Huawei, che nel giro di poche settimane ha già incassato due colpi pesanti come l’esclusione dal 5G di Belgio e Singapore.

Ma sarebbero, soprattutto, la conferma che la special relationship tra Usa e Uk è ancora in piedi nella materia più delicata, ossia la sicurezza, e che quel che gli Usa dicono è ancora legge tra gli alleati.

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