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5G, Huawei, Brexit e non solo. Tutte le pressioni di Trump sul Regno Unito

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I principali dossier commerciali al centro della visita del presidente americano Donald Trump a Londra

Il primo giorno della visita del Presidente Trump nel Regno Unito non ha riservato troppe sorprese.

L’accoglienza della Regina e della famiglia reale è stata impeccabile e, a parte qualche tweet poco diplomatico nei confronti del sindaco di Londra (definito poco prima dell’atterraggio un perdente, come il sindaco di New York De Blasio, ma più basso) non ci sono stati motivi di critica per il comportamento del Presidente statunitense e del suo entourage.

Chiusa la parte più propriamente cerimoniale, si terranno nel corso della giornata di martedì i colloqui riservati con il governo britannico. Prima di imbarcarsi, Trump ha rilasciato un’intervista esclusiva al Sunday Times, dove ha delineato le proprie idee riguardo il Regno Unito.

In realtà, Trump ha semplicemente ripetuto gli stessi messaggi, già inviati, personalmente o indirettamente attraverso il filtro di altri funzionari dell’amministrazione americana.

IL RAPPORTO CON L’UE

Trump ha ribadito, ancora una volta, che, a suo modo di vedere, il Regno Unito dovrebbe rinegoziare il famoso accordo con l’Ue, faticosamente concluso dalla May e più volte rigettato dal Parlamento britannico, per sostituirlo con un nuovo accordo più favorevole al Regno Unito.

Il Regno Unito ha da perdere l’accesso senza intoppi al mercato europeo, l’Ue ha da perdere 50 miliardi di Euro che il Regno Unito dovrebbe versare in favore del budget europeo.
Trump suggerisce di porre l’Ue sotto la massima pressione: il Regno Unito dovrebbe minacciare di tenersi i soldi e non versare neanche un Euro all’UE se l’UE non si addolcisce e accorda al Regno Unito le proprie richieste.

In ogni caso, il Regno Unito dovrebbe uscire dall’Ue entro l’anno, al fine di poter intraprendere i negoziati per un free trade deal con gli Stati Uniti, che, sempre secondo il Presidente americano, dovrebbe essere concluso in tempi rapidissimi.

In ciò si vede il tocco personale di Trump, che è sempre rimasto, in fin dei conti, un investitore del real estate di New York, dove vige la legge del più aggressivo.
La stessa strategia è d’altra parte stata usata con la Corea del Nord e – proprio in questi giorni- è utilizzata nei negoziati con la Cina.
In ogni caso, ci si trova dinanzi ad un modo di agire completamente nuovo nel mondo delle relazioni internazionali, distante anni luce dal passo più felpato dei predecessori dell’attuale presidente.

IL RAPPORTO CON LA CINA

Parlando di Cina, sarà il rapporto con la potenza asiatica ad avere un ruolo importante nelle discussioni dei prossimi giorni. L’amministrazione americana vuole l’esclusione di Huawei dalle società chiamate a implementare il sistema 5G nel Regno Unito. Il governo britannico si era già spaccato sulla questione, ma la May aveva unilateralmente deciso di non escludere Huawei dal progetto.

Adesso, con le dimissioni della May, tutto è stato rimesso in discussione e i papabili per il ruolo di futuro Prime Minister non sembrano propensi a voler dare una mano a Huawei.

Occorre anche tenere conto del fatto che in ballo ci sarebbe la continuazione del patto di intelligence della Comunità UKUSA, detta anche “Five Eyes” (cinque occhi), sulla condivisione di informazioni tra i centri di intelligence dei seguenti paesi angolofoni: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Il vecchio capo dei servizi segreti britannici ha dichiarato che la partecipazione di Huawei al sistema 5G comporterebbe, a suo dire, un rischio concreto per il paese.

CONCLUSIONI

Le parole di Trump sembrano confermare la strategia americana, volta ad un confronto duro con la Cina e ad un avvicinamento sempre più forte con il Regno Unito, in una prospettiva di probabile tensione –anche commerciale- con il blocco continentale europeo (si veda in tal senso anche il discorso anti-Trump di Angela Merkel, tenuto alla università di Harvard pochi giorni fa).

Non è possibile prevedere con certezza se tale strategia sia effettivamente vantaggiosa per il Regno Unito.

Per quanto riguarda il nostro paese, invece, le dichiarazioni del Presidente americano dovrebbero essere analizzate con estrema attenzione e un po’ di preoccupazione, visto la nostra condizione di paese esportatore verso gli Stati Uniti (che quindi ha tutto da perdere in caso di inasprimento della guerra commerciale) e la decisione di partecipare all’iniziativa cinese denominata “One Belt One Road”, che non sembra essere stata accolta con entusiasmo dagli Stati Uniti, che rimangono il nostro alleato più importante.

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