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Gillo Dorfles, ricordo di un genio

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È scomparso oggi a Milano Gillo Dorfles, artista e critico d’arte: due anime distinte, due differenti modi di vivere la relazione con il tempo nelle parole di Fulvio Caldarelli, conoscitore dell’opera di Dorfles e allestitore della mostra “Essere nel tempo”

“La critica è in se stessa arte”. La vita e l’opera di Gillo Dorfles, scomparso oggi a Milano a 107 anni, potrebbe essere racchiusa in queste parole di Oscar Wilde. Non era soltanto un pittore, o un critico d’arte, o un filosofo. Forse tutte queste cose insieme e molto di più.

LA VITA E L’ARTE

Nato a Trieste nel 1910, Dorfles si è laureato in medicina, specializzandosi in psichiatria. Ma la sua grande passione era la pittura e nel nel 1948 fondò il MAC (Movimento per l’arte concreta) con gli artisti Atanasio Soldati, Galliano Mazzon, Gianni Monnet e Bruno Munari. Non solo dipinti nella sua lunga vita, si dedica profondamente allo studio dell’estetica e della critica d’arte, affrontando il problema dell’avanguardia, del rapporto tra arte e industria, dell’analisi dei fenomeni artistici e dei gusti nella società contemporanea. Tra le sue opere principali, L’architettura moderna (1954), La moda della moda (1984), Il feticcio quotidiano (1988), Horror pleni. La (in) civiltà del rumore (2008). Con il libro diventato un cult ha insegnato agli italiani cos’è il kitsch (Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, 1968). E nel 2012, a 45 anni di distanza dall’uscita di quel testo che fu una pietra miliare per comprendere l’evoluzione del cattivo gusto nell’arte moderna, la Triennale di Milano gli ha reso omaggio con una mostra (Gillo Dorfles. Kitsch oggi il Kitsch).

Era accademico onorario di Brera e Albertina di Torino, membro dell’Accademia del Disegno di Città del Messico, fellow della World Academy of Art and Science, dottore honoris causa del Politecnico di Milano e dell’università autonoma di Città del Messico. L’università di Palermo gli ha conferito la laurea honoris causa in architettura e l’università di Cagliari la laurea honoris causa in lingue moderne. Nel 2010, in occasione del centesimo compleanno, Milano ha voluto dedicargli la mostra “Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita” presso il Palazzo Reale di Milano. Anche Roma 5 anni dopo ha celebrato per la prima volta l’opera totale di Gillo Dorfles, dalla sua arte al suo pensiero con la mostra “Essere nel tempo” curata da Achille Bonito Oliva e allestita da Fulvio Caldarelli e Maurizio Rossi. La prima antologica che rende omaggio all’opera totale di un padre storico della cultura visiva italiana, tra produzione artistica, pensiero critico e teorie estetiche. L’ultima rassegna si è tenuta nel gennaio 2017 alla Triennale di Milano, “Vitriol”, l’enigmatico personaggio che aveva inventato nel 2010 e che nasconde nel suo nome uno degli acronimi più usati dagli alchimisti.

IL RICORDO

Conoscitore dell’opera di Dorfles e allestitore della mostra “Essere nel tempo”, Fulvio Caldarelli lo ricorda così: “Nessuno ha visto più mondo di lui e non solo perché ha vissuto oltre un secolo, ma ogni giorno amava scoprire un elemento nuovo per aprire una finestra sul futuro. Era una persona amabile, curiosa. Il suo personaggio va pensato sempre al futuro, il presente era già passato per lui. Ho conosciuto Gino Dorfles negli anni ‘90 e già allora manifestava un’attenzione e simpatia verso le scoperte tecnologiche legate alla ricerca e all’innovazione. Insieme ad altri esponenti della cultura visiva, è da annoverare nell’olimpo dell’eccellenza di critica e psicologia dell’arte per il modo che ha avuto di raccontare l’arte e comunicarla. La mostra antologica che ho avuto l’onore di curare e allestire credo abbia restituito tutto il senso di una vita. Gillo è il futuro, ciò che si può immaginare dell’arte e cosa è importante sapere dell’arte per la sua insostituibile visione futuribile della vita”.

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