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Tutto su Pax Silica, l’alleanza americana anti Cina per l’intelligenza artificiale: membri, fini e iniziative

L’Unione Europea e 23 altri Paesi, tra cui l’Italia, hanno aderito a Pax Silica, l’iniziativa a guida americana per creare catene di approvvigionamento sicure per l’IA e ridurre la dipendenza dalla Cina.

L’Unione Europea ha formalmente aderito a Pax Silica, l’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per costruire catene di approvvigionamento sicure e “di fiducia” nell’ambito dell’IA.

L’adesione, avvenuta martedì a Washington durante un apposito summit, rappresenta un passo significativo nel tentativo occidentale di ridurre la dipendenza dalla Cina in settori strategici come semiconduttori, minerali critici, energia e infrastrutture digitali.

Non stiamo parlando di un trattato vincolante, ma di una dichiarazione di intenti che riunisce alleati e partner economici di diverse regioni del mondo.

L’Italia, dopo qualche giorno di incertezza legato alle recenti tensioni diplomatiche, ha confermato la propria partecipazione con convinzione.

Cos’è Pax Silica

Pax Silica è definita dal Dipartimento di Stato americano come “lo sforzo di punta sulla sicurezza dell’IA e delle catene di approvvigionamento”.

L’obiettivo centrale è promuovere un ecosistema tecnologico condiviso tra alleati, capace di sostenere l’innovazione senza eccessive dipendenze da fornitori non affidabili.

Come si legge nella dichiarazione ufficiale dello stesso Dipartimento di Stato, i firmatari “riconoscono che una catena di approvvigionamento affidabile è indispensabile per la nostra sicurezza economica reciproca” e che l’IA rappresenta “una forza trasformativa per la nostra prosperità a lungo termine”.

Il testo sottolinea la necessità di collaborare su tutta la “filiera” tecnologica: dai modelli di fondazione ai semiconduttori, dai minerali critici all’energia, fino alle reti di informazione, ai data center, alle applicazioni software e alle infrastrutture di trasporto e logistica.

Si punta a “mobilitare il potere creativo e finanziario dell’industria privata” e a ridurre “dipendenze eccessive” attraverso pratiche di mercato equo, coordinamento sulla sicurezza degli investimenti e contrasto alle distorsioni non di mercato come la sovracapacita’ e il dumping.

Jacob Helberg, sottosegretario di Stato per gli affari economici e principale architetto dell’iniziativa, ha spiegato al Financial Times che Pax Silica nasce dalla consapevolezza che forum come G7 o G20 non sono adatti a gestire l’economia dell’IA.

“Non esiste un raggruppamento specificamente costruito per gestire l’economia dell’IA in un momento in cui questa sta rivoluzionando la forma dell’economia globale”, ha affermato Helberg.

L’iniziativa promuove il concetto di “sovranità dell’innovazione” in contrapposizione alla “sovranità digitale” spinta da alcuni forum multilaterali come il Global Digital Compact dell’ONU, che secondo Helberg rischierebbe di portare a “una mediocrità sincronizzata”.

Paesi aderenti

Al momento dell’apertura del summit di Washington, Pax Silica contava su un gruppo ampio e geograficamente diversificato di aderenti.

Tra i firmatari principali figurano: Australia, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Germania, Grecia, India, Israele, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Qatar, Corea del Sud, Singapore, Svezia, Filippine, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e l’Unione Europea nel suo complesso.

Taiwan ha abbracciato i principi della dichiarazione attraverso una dichiarazione congiunta separata, pur non essendo firmatario formale.

Questa settimana si sono aggiunti nuovi membri: Argentina, Cile, Costa Rica, Kazakistan e Panama portano il totale a 24 Paesi.

L’adesione collettiva dell’Ue rappresenta un segnale forte di unità europea, pur affiancata da firme bilaterali individuali di diversi Stati membri. Svezia e Finlandia avevano già aderito in precedenza, mentre Paesi Bassi, Germania e Grecia hanno firmato proprio durante il summit di martedì.

Questa coalizione unisce dunque tradizionali alleati transatlantici, partner indo-pacifici chiave e alcuni Paesi emergenti in America Latina e Asia Centrale, creando una rete che copre gran parte delle capacità tecnologiche e delle risorse minerarie necessarie per l’IA.

Il ruolo dell’Ue

L’adesione dell’Ue è arrivata dopo mesi di negoziati interni. Come riporta Euractiv, il via libera del Consiglio è giunto solo dopo rassicurazioni americane e richieste, soprattutto da parte dei Paesi dell’Est, di garanzie sui flussi di chip IA.

Oltre alla firma collettiva dell’Ue, come abbiamo visto, vari Paesi membri hanno aderito anche bilateralmente. Questa doppia adesione – collettiva e nazionale – sottolinea l’importanza strategica che l’Europa attribuisce al rapporto con Washington in questo campo.

Il Vecchio Continente ha bisogno dei chip Nvidia per le sue infrastrutture di calcolo IA, mentre gli Stati Uniti dipendono da tecnologie europee chiave come le macchine litografiche ASML olandesi e le soluzioni di Ericsson (Svezia) e Nokia (Finlandia) per le reti 5G e future 6G.

La partecipazione italiana

In Italia l’adesione ha avuto un percorso non privo di ostacoli. Come racconta il Corriere della Sera, dopo lo scontro pubblico tra Donald Trump e Giorgia Meloni, l’adesione di Roma sembrava in bilico. Una riunione a Palazzo Chigi ha però sbloccato la situazione: “Nulla è cambiato: aderiremo con convinzione”, ha fatto sapere la premier.

L’Italia considera Pax Silica non solo un dossier bilaterale con gli Usa, ma un progetto strategico per la sovranità digitale dell’Occidente e per lo sviluppo delle filiere industriali abilitanti l’IA.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha giocato un ruolo di primo piano, essendo stato l’unico rappresentante europeo a intervenire alla ministeriale di Washington sui minerali critici a febbraio.

Il contrasto con la Cina e le prospettive geopolitiche

Come sottolinea il Financial Times, Helberg ha presentato Pax Silica come alternativa alla Belt and Road Initiative cinese, criticata per mancanza di trasparenza, inefficienza e “trappole del debito”.

L’iniziativa americana punta invece sulla collaborazione con il settore privato e sulla creazione di zone di sicurezza economica, come quella annunciata con il Kazakistan per i minerali o quella in corso nelle Filippine.

Analisti citati da The Diplomat vedono Pax Silica come un’evoluzione della politica industriale iniziata con Biden attraverso il CHIPS Act e la Mineral Security Partnership, ma con un approccio più transazionale tipico di Trump.

La sua efficacia dipenderà dal sostegno concreto dell’industria privata e dalla capacità di offrire reali vantaggi commerciali, non solo geopolitici. La dipendenza da regioni potenzialmente instabili e il rischio di strumentalizzazione come puro strumento anti-Cina rappresentano però delle incognite.

Tuttavia, per molti Paesi indo-pacifici e europei, partecipare significa diversificare i rischi, attrarre investimenti e mantenere flessibilità strategica in un mondo bipolare tecnologico dominato da Washington e Pechino.

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