Ci aspettiamo che la BCE lasci invariati i tassi di interesse nel corso della riunione di questa settimana, pertanto l’attenzione si concentrerà sulla conferenza stampa della Presidente Christine Lagarde che a quel punto diventerà più rilevante per gli investitori della stessa decisione di politica monetaria. Il nostro scenario di base prevede un ultimo rialzo dei tassi a settembre, poiché l’inflazione dovrebbe continuare a rimanere al di sopra dell’obiettivo del 2% nei prossimi trimestri. Successivamente, il Consiglio direttivo dovrebbe adottare un approccio attendista per valutare gli effetti della stretta monetaria già implementata.
La BCE continuerà tuttavia a basare le proprie decisioni sui dati macroeconomici. Un eventuale riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente, con conseguenti pressioni sui prezzi dell’energia, potrebbe infatti mantenere l’inflazione elevata più a lungo del previsto e costringere l’istituto centrale a considerare ulteriori interventi restrittivi.
Al momento, però, riteniamo più probabile che il rialzo di settembre rappresenti l’ultimo di questo ciclo. La BCE è consapevole di aver già introdotto condizioni finanziarie sufficientemente restrittive da rallentare gradualmente la crescita economica e potrebbe quindi preferire attendere prima di adottare nuove misure.
L’economia europea ha dimostrato una resilienza superiore alle attese nonostante le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, mentre l’inflazione continua a muoversi in un intervallo relativamente sotto controllo. In questo contesto, non emerge un’esigenza immediata di accelerare ulteriormente il percorso di rialzo dei tassi.
Come ampiamente anticipato dal mercato, a giugno la BCE ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,25%. La decisione è stata approvata all’unanimità e ha segnato il primo rialzo dal 2023, a circa un anno di distanza dall’ultimo taglio dei tassi.
La BCE ha affiancato allo scenario di base tre scenari alternativi, introducendo una nuova ipotesi “moderata” accanto alle precedenti ipotesi “avversa” e “severa”. Nello scenario di base, le previsioni per il 2026 sono state riviste al rialzo, con inflazione headline al 3,0% e inflazione core al 2,5%, mentre lo scenario moderato si discosta di appena 0,1 punti percentuali da tali livelli.
L’elemento più significativo è che tutti gli scenari incorporano circa due ulteriori rialzi nel corso del 2026. Questo suggerisce che la decisione di giugno non sia stata una risposta preventiva a rischi inflazionistici imminenti, bensì un adeguamento coerente con l’insieme delle prospettive macroeconomiche considerate dalla BCE.
Nonostante il significativo calo dei prezzi dell’energia registrato a giugno, favorito dall’annuncio del cessate il fuoco e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, la BCE dovrebbe mantenere un atteggiamento prudente nel segnalare la conclusione del ciclo restrittivo. La fragilità del contesto geopolitico e la necessità di verificare l’assenza di effetti inflazionistici di secondo livello suggeriscono infatti cautela.
La stessa Christine Lagarde ha ribadito che la BCE continuerà a seguire un approccio «graduale e misurato», riducendo così la probabilità di una lunga serie di ulteriori rialzi.
Guardando oltre l’attuale fase del ciclo monetario, riteniamo che la BCE possa iniziare ad allentare la politica monetaria nel 2027, un’ipotesi che a nostro avviso non è ancora pienamente riflessa nelle aspettative dei mercati finanziari.




