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Uber non rispetta privacy utenti. Le accuse di un ex dipendente

Uber

Un ex dipendente accusa Uber per le politiche sulla privacy: è possibile accedere ai dati degli utenti senza alcuna autorizzazione

Si chiama Ward Spangenberg, è un ex-dipendente del gruppo Uber, la startup americana di ride-sharing, nemica dei taxi, e accusa la sua vecchia azienda di mancanza di rispetto della privacy degli utenti. Si tratta di accuse gravi e circostanziate, riportare Reveal che mettono in cattiva luce il gruppo di San Francisco, protagonista già di numerose vicende giudiziarie. Proviamo a capire meglio.

Le accuse di un ex dipendente di Uber

Secondo Ward Spangenberg, Uber non avrebbe un sistema sicuro per la protezione dei dati degli utenti. A tal punto che i dipendenti stessi possono venire a conoscenza di dati sensibili da utilizzare a scopi professionali.

uberSpangenberg sostiene che un suo collega, infatti, avrebbe aiutato un suo amico stalker, fornendogli informazioni utili per seguire gli spostamenti dell’ex-fidanzata. Altri dipendenti, invece, sono andati a spulciare sui vari spostamenti dei Vip, tra cui Beyoncè.

Per l’accesso alle informazioni dei vari utenti, infatti, non servirebbe alcuna autorizzazione, ma il solo accesso al sistema “God View”, poi ribattezzato “Heaven View”. Le accuse sarebbero ancora più gravi se, come introdotto con la nuova app, Uber tracciasse gli spostamenti degli utenti anche nei 5 minuti successivi dopo esser scesi dall’auto.

Spangenberg licenziato

C’è un particolare non di poco conto. Le pesanti accuse arrivano dopo il licenziamento di Spangenberg,avvenuto nel marzo 2015. L’ex dipendente avrebbe potuto rivelare tutto questo per vendetta e ogni sua dichiarazione dovrà esser, ovviamente, sottoposta a severo giudizio.

Anche sul motivo del licenziamento, l’ex dipendente offre la sua teoria. Vendetta o no, secondo il racconto di Spangenberg, questi sarebbe stato licenziato proprio per la sua policy sulla privacy molto più restrittiva.

Le dichiarazioni dell’ex dipendente non coincidono con quanto fino ad oggi dichiarato da Uber, che ha da sempre sostenuto di avere regole stringenti per l’accesso ai dati.

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