Innovazione

Tutti i segreti dell’azienda cinese degli smart helmet negli aeroporti

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Smart Helmet

Si chiama KC Wearable l’azienda cinese che produce questo genere di capi indossabili e computerizzati, gli smart helmet. Tutti i dettagli

Un elmetto che, una volta indossato da un agente di polizia, lo trasforma in una sorta di Robocop capace di avvalersi di visione infrarossi e di captare in pochi centesimi di secondo la temperatura corporea di chi gli passa davanti. Sembra un film di fantascienza ma esiste per davvero. Ed è già in fase di test a Milano e a Roma. Sicuramente ha implicazioni giuridiche ancora tutte da considerare e non poteva che arrivare dalla Cina, dove, è noto – basti vedere i recenti fatti di Hong Kong – i cittadini accettano di convivere con uno Stato molto più pervasivo di quanto non capiti ad altre latitudini. Almeno fino all’allarme Coronavirus, che ha imposto ovunque forti limitazioni alle libertà individuali e alla privacy. Lo Smart Helmet infatti, dopo Dubai, è stato scelto anche dall’Italia come dispositivo per i controlli sanitari alle frontiere e in città. Ma come può un apparecchio simile adattarsi al nostro ordinamento?

CHE COS’È LO SMART HELMET

A differenza del “termometro a pistola” già visto in funzione un po’ ovunque, anche nelle attività commerciali, lo Smart Helmet consente al personale di effettuare le rilevazioni su 13 persone alla volta, per un massimo garantito di 200 al minuto, con una “precisione elevatissima e uno scarto di misurazione delle temperature ridotto appena a 0,3° C”. Questo almeno quanto dichiara l’azienda. La rapidità con cui effettua la misurazione della febbre è ben evidenziata da questo video promozionale. Non c’è nemmeno bisogno di puntarlo e di richiedere al soggetto di fermarsi, quindi non c’è neppure l’assenso da parte dell’interessato e questo potrebbe essere uno dei profili giuridici da tenere sott’occhio. Anche perché gli Smart Helmet arrivano nel nostro Paese senza che – a quanto ci risulta – siano stati previsti regolamenti ufficiali sulle modalità di impiego e sui limiti.

DOVE OPERA LO SMART HELMET IN ITALIA

Due Smart Helmet sono impiegati dai carabinieri a Milano per controllare i passeggeri che si muovono lungo le linee della metropolitana, mentre l’aeroporto di Fiumicino ne ha ordinati tre, destinati al personale aeroportuale nel momento antecedente all’imbarco e successivo allo sbarco. Dietro tutto ciò, KC Wearable, l’azienda innovativa cinese che produce questo genere di capi indossabili e computerizzati.

COSA FA KC WEARABLE

Di sé l’azienda dice: “KC Wearable, è un’azienda con la passione di innovare. Fondata da cinque colleghi con diplomi post-laurea delle migliori università, KC Wearable è attiva in in molti settori ad alta tecnologia, tra cui quello aerospaziale, le comunicazioni, l’intelligenza artificiale e altro ancora”. Lo scopo della realtà cinese è “rendere il mondo migliore per tutte le persone” e si vantano persino di “salvare vite in Cina”.

L’OCCASIONE DEL COVID E LA PARTNERSHIP IN 35 PAESI

KC Wearable ha annunciato importanti partnership con oltre 35 Paesi in tutto il mondo. La “febbre” da Coronavirus sembra aver reso i governi occidentali affamati di tecnologia invasiva cinese. Jie Guo, capo globale di KC Wearable, ha dichiarato: “Poiché il Covid-19 si è diffuso in tutto il mondo, i Paesi hanno migliorato la comprensione di come controllare il virus. Con la febbre alta è un sintomo comune, l’elmetto KC N901 rappresenta un modo rapido, efficiente e preciso per identificare potenziali casi. Utilizzato insieme ad altri dispositivi di sicurezza, il casco è la chiave per aiutare i Paesi a riaprire e porre fine ai blocchi del lock down. Ciò che rende unico questo prodotto è che è essenzialmente una combinazione di una realtà aumentata e un termo scanner che gli consente di monitorare grandi folle di persone in breve tempo”.

LE QUESTIONI GIURIDICHE

Nulla dice invece sulla possibilità per il software, che pure pare presente, di operare il riconoscimento facciale e sulle possibili implicazioni laddove si colleghino i dati raccolti a un database pregresso. Eventualmente il casco sarebbe in grado di collegare un volto a una identità? Sarebbe anche interessante comprendere se gli Smart Helmet usati in Italia registreranno le immagini, se conserveranno i dati in una memoria interna o se li trasmetteranno altrove (per esempio, su cloud della casa madre, che è cinese appunto), per quanto tempo e con quali finalità.

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