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Tutti i guai di SoftBank con Didi, Arm e Alibaba

SoftBank

Tonfo di SoftBank alla Borsa di Tokyo tra delisting Didi e stop cessione Arm. Fatti, numeri e approfondimenti

 

Lunedì nero dopo una settimana difficile per SoftBank.

Alla Borsa di Tokyo il colosso giapponese guidato da Masayoshi Son ha ceduto l’8,2% a fine seduta.

Per la il conglomerato nipponico si tratta ormai del settimo giorno consecutivo di perdite, segnala Radiocor. Il gruppo ha toccato così il livello più basso da giugno 2020.

La società, infatti, nelle ultime seduta è finita nell’occhio del ciclone in relazione a una serie di operazioni delle sue controllate in portafoglio.

Prima la Federal Trade Commission (Ftc), l’agenzia federale che si occupa di difesa dei consumatori e questioni antitrust, ha avviato un’azione legale per bloccare l’acquisizione di Arm (di proprietà di SoftBank) da 40 miliardi di dollari da parte di Nvidia giovedì scorso.

Poi l’azienda di trasporti e consegne Grab con sede a Singapore — in cui SoftBank ha 19 % di partecipazione — è scivolata di oltre il 20% al suo debutto al Nasdaq venerdì.

Infine sempre venerdì la sua partecipata Didi Chuxing, l’equivalente di Uber nel suo in Cina, ha annunciato il delisting dalla Borsa di New York.

E questo senza contare che il maggiore asset di SoftBank, cioè la società di e-commerce cinese Alibaba oggi ha vissuto una giornata nera alla Borsa di Hong Kong, dove ha ceduto il 5,6% in seguito alla riorganizzazione della squadra che segue l’e-commerce.

Tutti i dettagli.

IL DELISTING ANNUNCIATO DA DIDI

A dare il via alle vendite di SoftBank oggi è stato in particolare l’annuncio, arrivato venerdì scorso, del gruppo cinese Didi che ha annunciato di ritirarsi dalla Borsa di New York, dove era quotato da quest’estate.

Didi vede tra i suoi azionisti con il 21,5% proprio il Vision Fund di SoftBank.

Il conglomerato giapponese, che possiede circa il 20% della società, ha avuto una settimana difficile: la sua vendita da 40 miliardi di dollari del designer di chip britannico Arm a Nvidia è stata appena bloccata dalle autorità di regolamentazione e Grab, l’azienda di Singapore in cui SoftBank ha 19 % di partecipazione – ha visto il prezzo delle sue azioni scendere del 20% dopo aver colpito il mercato azionario statunitense.

A CAUSA DELLA REPRESSIONE DEI REGOLATORI DI PECHINO

La decisione di Didi giunge a pochi mesi dalla sua offerta pubblica iniziale (Ipo) a giugno, una delle più grandi quotazioni statunitensi di una società cinese. Solo pochi giorni dopo, i regolatori cinesi, preoccupati che l’azienda potesse divulgare dati sensibili, hanno cancellato Didi dagli app store del paese e gli hanno vietato di acquisire nuovi utenti. La società ha perso oltre il 30% dei suoi utenti medi giornalieri in soli due mesi e le sue azioni sono scese di oltre il 40%.

LA PROSSIMA MOSSA

Ma la compagnia cinese ha già in mente la sua prossima destinazione.

Didi ha già annunciato che avrebbe rimosso le sue azioni dalla borsa di New York e si sarebbe invece quotata a Hong Kong.

LA CAUSA DELLA FTC CONTRO L’ACQUISIZIONE DI ARM DA PARTE DI NVIDIA

Un secondo colpo per la conglomerata giapponese è poi arrivato dalla Federal Trade Commission degli Stati Uniti che ha deciso di far causa contro l’acquisizione di Nvidia per 40 miliardi di dollari del produttore di chip britannico Arm (altra controllata SoftBank).

Se l’accordo per Arm sfumasse, non sarebbe una disfatta solo per Nvidia. Secondo Reuters, sarebbe un nuovo colpo per SoftBank le cui attività del Vision Fund sono crollate di 10 miliardi di dollari il mese scorso, a causa del crollo delle valutazioni per gli investimenti nella società di e-commerce cinese Alibaba e nel servizio di ride-hailing Didi Global Inc.

IL CROLLO DI ALIBABA

Oggi Alibaba, la società di e-commerce fondata da Jack Ma e il più prezioso degli investimenti di SoftBank, è scesa infatti dell’8%.

Il crollo segue l’annuncio dell’intenzione di formare due nuove unità per ospitare le sue principali attività di e-commerce — commercio digitale internazionale e commercio digitale cinese — nel tentativo di diventare più agili e accelerare la crescita. Come ricorda Cnbc, i cambiamenti arrivano mentre Alibaba affronta venti contrari su più fronti, tra cui una maggiore concorrenza, un rallentamento dell’economia e un giro di vite regolatorio.

E QUELLO DI GRAB

Senza dimenticare che giovedì le azioni di Grab, la più grande società di trasporti e consegne del sud-est asiatico, sono scivolate di oltre il 20% nel loro debutto al Nasdaq. Il Vision Fund di SoftBank è il maggiore azionista di Grab e possiede circa il 18,6% della società.

I RIFLESSI SUL GRUPPO GIAPPONESE SOFTBANK

Tutti movimenti che hanno avuto avuto riflessi anche sui risultati finanziari del gruppo giapponese che ha registrato una perdita netta di 397 miliardi di yen (3,5 miliardi di dollari) nel trimestre luglio-settembre del 2021. E la performance trimestrale è stata determinata da una perdita di 10 miliardi di dollari nella sua controllata Vision Fund a causa del calo di valore dei suoi asset tecnologici. In particolare hanno pesato le svalutazione degli asset sul mercato cinese determinate dal ‘giro di vite’ regolamentare che ha colpito in particolare il gruppo Didi (al tempo acquisito per 12 miliardi).

LA POSIZIONE DI MASAYOSHI SON

Anche se il valore delle sue attività è diminuito, SoftBank ha affermato che le sue azioni siano sottovalutate. Pertanto Masayoshi Son si è impegnato a spendere fino a 1 trilione di yen per riacquistare quasi il 15% delle sue azioni.

“Siamo nel bel mezzo di una bufera di neve”, ha detto Son in una conferenza stampa il mese scorso, aggiungendo di “non essere orgoglioso” della performance del Vision Fund nel trimestre. Tuttavia, ha affermato che la società sta compiendo passi costanti per raddoppiare il numero di “uova d’oro” rispetto allo scorso anno.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

Ma gli analisti restano scettici al momento.

“Quello che abbiamo visto è quasi un capovolgimento completo del sentiment”, ha detto l’analista Kirk Boodry di Redex Research, riporta Reuters. “È stato compresso tutto il valore di fondo”.

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