C’è ben più di un semplice “zampino” di Donald Trump nell’operazione che ha conferito al social cinese TikTok la licenza per operare legalmente negli Usa, nonostante il bannum voluto dal Congresso durante la passata amministrazione Biden. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, la Casa Bianca incasserà un assegno da 10 miliardi di dollari dalla cordata di investitori messa in campo per “americanizzare” la piattaforma amata dai giovanissimi. Ma andiamo con ordine.
LA JV AMERICANA PER PERMETTERE A TIKTOK DI RESTARE NEGLI USA
Lo scorso gennaio, si ricorderà, dopo un 2025 caratterizzato da tira e molla che hanno coinvolto a più riprese i governi americano e cinese ai massimi livelli, la software house asiatica proprietaria di TikTok, ByteDance, ha siglato un accordo per la creazione di una joint venture a maggioranza americana guidata da Adam Presser, ex responsabile operativo del social. Si creava così una realtà che potesse tranquillizzare gli Usa ridimensionando i timori del Congresso.
Durante l’amministrazione Biden, infatti, il legislatore americano aveva decretato l’espulsione del social dall’area dei 50 Stati ritenendo di non avere informazioni certe circa la sicurezza dei dati dell’utenza statunitense, destinati a confluire in Cina senza la possibilità di operare alcun controllo sulle finalità di utilizzo e sulle modalità della conservazione degli stessi. Rispetto al più eclatante precedente nell’ambito hi-tech di Huawei, voluto da Trump durante il suo primo mandato, questa volta i sospetti degli americani parevano condivisi da numerosi legislatori occidentali che infatti si sono mossi per vietare l’app dagli smartphone “di Stato” dei rispettivi dipendenti pubblici.
Sospetti condivisi da molti e sfruttati da Trump, che ha debuttato su TikTok proprio nell’ultima campagna elettorale e ha subito tranquillizzato i circa 170 milioni di utenti americani sull’app promettendo che avrebbe posto in cima alla sua agenda lo scorporo delle attività americane, in modo da creare una entità gemella “born in Usa”. E così infatti è stato: la sua amministrazione nel corso del 2025 ha lavorato alacremente per arrivare alla nascita della TikTok USDS Joint Venture Llc il cui scopo ufficiale è proteggere i dati degli utenti statunitensi, ma sono in molti a malignare che in realtà gli americani volessero una fetta della prelibata torta asiatica.
QUALCHE FOLLOWER SI E’ PERSO PER STRADA
Il trasloco alla fine è stato fatto ma non è stato indolore: gli analisti di Sensor Tower hanno riportato un tasso di disinstallazioni dell’app da parte degli utenti americani a tripla cifra: 150 per cento proprio nei giorni del passaggio di consegne. Dalle analisi di un’altra società, App Figures, emerge che, nello stesso periodo di tempo, è cresciuto il download di un concorrente: UpScrolled, creato dallo sviluppatore australiano Issam Hijazi.
Ma la mossa di Trump ha permesso soprattutto a chi macina soldi con la piattaforma di ByteDance, i cosiddetti creator, di continuare a lavorare senza vedere i propri imperi costruiti su follower virtuali sgretolarsi da un giorno all’altro, consegnando VIP e starlette del Terzo millennio a un veloce e prematuro addio alle scene.
COSA NASCONDE L’AFFAIRE TIKTOK
Insomma, Trump non avrebbe salvato TikTok solo perché ne ha intuito le potenzialità propagandistiche: lo avrebbe fatto perché consapevole del giro d’affari americani veicolati dal social cinese. E qui si arriva all’oggi, appunto, col WSJ che rivela che ora l’amministrazione presidenziale è passata alla riscossione per aver fatto da mediatrice apparecchiando la tavola per la nascita della TikTok USDS Joint Venture Llc.
Molti analisti avevano già notato che ad aggiudicarsi l’affare fossero investitori vicini a Trump e ora la notizia della commissione ufficializza il trattamento di favore Oracle, Silver Lake, la società di Abu Dhabi MGX e altri hanno versato circa 2,5 miliardi di dollari al Dipartimento del Tesoro alla chiusura dell’operazione e pare proprio che dovranno effettuare una serie di pagamenti successivi fino al raggiungimento della quota totale di 10 miliardi di dollari.
UNA COMMISSIONE DA 10 MILIARDI SU DI UN AFFARE DA 14
L’aggiudicazione, avvenuta senza appalti ma per chiamata diretta, non pare delle più trasparenti. Ma i funzionari dell’amministrazione hanno dichiarato che la commissione è giustificata, sostenendo che senza Trump i negoziati con la Cina per completare l’affare difficilmente sarebbero andati in porto e ricordando che il tycoon s’è speso parecchio per il buon esito dell’operazione. Operazione che, secondo i rumors, avrebbe avuto una portata da 14 miliardi di dollari, ovvero di poco superiore alla commissione che la Casa Bianca intende incassare ora. Ma del resto si sa, il tempo è denaro, specie quello del presidente degli Stati Uniti.







