Mentre negli Usa i piani sull’Ai sembrano sempre più frequentemente decisi a tavolino all’interno dello Studio ovale, con Donald Trump che ancora confida in un ripensamento di Anthropic (su cui Amazon ha appena puntato altri 25 miliardi di dollari) sull’uso dei suoi algoritmi a scopo militare, in Cina nella fornace che alimenta le Intelligenze artificiali vengono buttati sempre più soldi.
TENCENT E ALIBABA ALIMENTANO LA BALENA DI DEEPSEEK
Secondo quanto trapelato nelle ultime ore, infatti, Tencent e Alibaba – entrambi colossi tecnologici locali – starebbero trattando per investire nella startup di intelligenza artificiale DeepSeek su una valutazione di oltre 20 miliardi di dollari. A riportare l’indiscrezione The Information, giornale americano verticale su questioni tech, citando quattro persone a conoscenza dei colloqui. Alibaba peraltro è anche impegnata in progetti autonomi sull’Ai.
COSA SAPPIAMO SULL’OPERAZIONE
Le trattative sarebbero ancora in corso e sia la valutazione sial’ammontare del capitale da raccogliere potrebbero ancora cambiare, viene riferito. DeepSeek è di proprietà dell’hedge fund cinese High-Flyer Capital Management. The Information riporta che DeepSeek ha avviato per la prima volta interlocuzioni per raccogliere capitali esterni con l’obiettivo di raccogliere almeno 300 milioni di dollari che le consentirebbero di raggiungere una valutazione di almeno 10 miliardi di dollari.
UN CETACEO IN UN MARE SEMPRE PIU’ AGITATO
In un mondo che va sempre più polarizzandosi anche da un punto di vista tecnologico, soprattutto finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca, i venture capitalist statunitensi potrebbero esitare a investire in DeepSeek, temendo ripercussioni a livello interno. Benché il suo fondatore, Liang Wenfeng, si presenti come startupper indipendente, è noto che entra ed esce dalle stanze governative quando il partito indice riunioni a tema hi-tech.
La software house asiatica ha all’attivo collaborazioni con i player locali Huawei (attiva sia sul fronte device, sia su quello software e chip) e Cambricon, che produce chip per processori core e unità di elaborazione grafica multiuso per l’intelligenza artificiale, col chiaro intento di farne un campione locale la cui filiera sia interamente a chilometro zero e al riparo da eventuali ritorsioni commerciali Usa. La diffidenza tra le due sponde del Pacifico sarebbe ormai tale che Reuters ha riferito all’inizio di quest’anno che la società non ha mostrato ai produttori di chip statunitensi il suo modello di punta.




