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Tutti i piani robotici di Stmicroelectronics: altri tagli in vista?

Stmicroelectronics introdurrà robot umanoidi nelle fabbriche meno avanzate: si occuperanno dei lavori più ripetitivi e faticosi, mentre gli operai verranno riqualificati. La società italo-francese punta sull'automazione per diventare più efficiente e reggere la concorrenza con l'estero. Ma quale sarà l'impatto sull'occupazione?

Stmicroelectronics, la società di semiconduttori controllata dal ministero dell’Economia italiano e dalla banca pubblica francese Bpifrance, ha annunciato oggi di voler puntare sulla riqualificazione dei lavoratori e sull’introduzione di robot nelle fabbriche dove si producono microchip poco sofisticati.

I ROBOT DI STMICROELECTRONICS

Durante una conferenza di settore a Sopot, in Polonia, il responsabilità dell’unità manifatturiera di Stmicroelectronics, Thomas Morgenstern, ha mostrato un video di un robot che inseriva un supporto per wafer in silicio in un macchinario. Ha spiegato che si trattava del primo robot in possesso dell’azienda, ma “in un paio d’anni” nelle fabbriche ci saranno “oltre un centinaio di umanoidi a svolgere mansioni”.

L’introduzione dei robot e l’automazione dei processi dovrebbero permettere a Stmicroelectronics di accrescere l’efficienza produttiva e di rafforzare la propria competitività rispetto alla concorrenza estera, in particolare quella cinese, molto presente nel mercato dei cosiddetti legacy chip: ovvero quei semiconduttori non avanzati ma largamente diffusi in tanti settori. Non è semplice, però, “aggiornare” le vecchie linee produttive con nuove apparecchiature; d’altra parte, la demolizione e la ricostruzione di fabbriche più moderne è in Europa un’opzione spesso costosa e lunga per via delle procedure burocratiche.

QUESTIONE DI SUSSIDI

Le vecchie fabbriche di semiconduttori, tuttavia, non possono accedere agli aiuti pubblici del Chips Act europeo perché i sussidi sono indirizzati agli impianti first-of-a-kind, Con questo termine, traducibile in “primo nel suo genere”, ci si riferisce agli stabilimenti di semiconduttori avanguardistici, sia per quanto riguarda i dispositivi prodotti ma anche per l’impiego di soluzioni innovative di vario tipo (ad esempio processi che garantiscono una maggiore efficienza energetica).

– Leggi anche: Cosa farà Stmicroelectronics ad Agrate e in Cina

In primavera il Chips Act europeo verrà aggiornato – l’espressione utilizzata è Chips Act 2.0 – e l’industria dei semiconduttori vorrebbe che contenesse più fondi per il sostegno della filiera e delle fabbriche esistenti. L’attuale Chips Act, entrato in vigore nel settembre del 2023, punta a più che raddoppiare la quota manifatturiera di microchip dell’Unione entro il 2030, portandola dal 9 al 20 per cento del totale mondiale.

TRA PIANI DI RISTRUTTURAZIONE E AUTOMAZIONE PRODUTTIVA

Morgenstern ha spiegato che i robot umanoidi si occuperanno dei compiti ripetitivi e più impegnativi dal punto di vista fisico, permettendo così agli operai umani di passare a mansioni più qualificate, di cui c’è attualmente carenza. Ha anche garantito che Stmicroelectronics non vuole “chiudere nessuna struttura in Europa. L’obiettivo è aumentare l’efficienza”.

Nell’ottobre del 2024 Stmicroelectronics  ha avviato un piano di ristrutturazione che prevede l’uscita di cinquemila dipendenti. Il programma di riorganizzazione produttiva sta procedendo in Francia, mentre sull’Italia ci sono meno certezze.

Lo scorso dicembre si è tenuto al ministero delle Imprese un incontro sullo stabilimento di Catania, dedicato ai dispositivi al carburo di silicio. La società ha illustrato lo stato di avanzamento del piano industriale 2025-2027, confermando gli impegni, e ha discusso del finanziamento da 500 milioni di euro ricevuto dalla Banca europea per gli investimenti.

A novembre c’era stata un’altra riunione, sempre al ministero delle Imprese, tra Stmicroelectronics e le autorità, durante la quale si era parlato dell’espansione per il sito di Agrate, dedicato ai wafer al silicio da trecento millimetri. I sindacati si erano mostrati preoccupati per l’impatto occupazionale di questo progetto, dato che il futuro impianto da trecento millimetri sarà in larga parte automatizzato e non richiederà gli stessi volumi di manodopera.

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