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Stinger, Panzerfaust e non solo. Ecco le armi dell’Italia arrivate in Ucraina

Stinger

Tutti i dettagli sulle armi dell’Italia inviate all’esercito dell’Ucraina.

 

Da Pratica di Mare sono partite le armi verso la Polonia che l’Italia ha inviato all’Ucraina.

Si tratta di diversi missili terra- aria Stinger, razzi controcarro Panzerfaust, mitragliatrici pesanti e munizioni.

Ma l’esercito di Kiev non avrebbe accolto con entusiasmo gli armamenti forniti da Roma per difendersi dall’invasione della Russia. Come spiega oggi Gianluca Di Feo su Repubblica, “il contributo bellico italiano non spicca per tecnologia”.

“I militari ucraini preferiscono esibire i missili Javelin e Nlaw d’ultima generazione ceduti da americani e inglesi, con sistemi “spara e dimentica” che li dirigono automaticamente contro i tank russi”, sottolinea il quotidiano diretto da Maurizio Molinari.

In realtà, aggiunge Di Feo, “il nostro esercito ne ha persino di migliori – gli Spike – e sembra che il governo Draghi fosse intenzionato a spedirli a Kiev ma il produttore israeliano non ha concesso l’autorizzazione, per motivi diplomatici o per il timore che venissero presi dai russi”.

D’altronde queste restano tutte ipotesi. Infatti il contenuto del decreto del governo con le misure di aiuto all’Ucraina tra cui l’invio di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari è secretato.

Tutti i dettagli.

MISSILI TERRA-ARIA STINGER

Come rileva Repubblica, a Kiev sono arrivati i missili terra-aria Stinger. Lo Stinger, come si legge sul sito dell’Esercito italiano, è un sistema missilistico terra-aria impiegato contro la minaccia aerea condotta a bassissime quote. Il sistema d’arma è composto dal missile infilato in un tubo di lancio: il militare lo porta in spalla e mira all’obiettivo grazie a un sistema di identificazione.

PRODOTTI DA RAYTHEON TECHNOLOGIES

I sistemi portatili Stinger da difesa aerea sono prodotti dall’americana Raytheon Technologies.

Si tratta di strumenti, secondo gli esperti militari, particolarmente utili proprio in un contesto di conflitto ‘urbano’ e di resistenza, dove è necessario avere a disposizione armi di facile trasporto e utilizzo. Proprio gli ‘Stinger’ antiaerei a infrarossi sono maneggevoli, entrano nel bagagliaio di un’auto e soprattutto non sono molto difficili da usare. Anche un civile, con un addestramento ragionevole, può imparare a utilizzarli con efficacia.

I RAZZI PANZERFAUST

Inoltre l’Italia ha inviato i razzi controcarro Panzerfaust. I soldati italiani li hanno usati nei combattimenti in Afghanistan e nelle missioni irachene. A produrre il sistema d’arma è la società tedesca Dynamit Nobel Defence GmbH.

Secondo Repubblica i Panzerfaust a disposizione di Kiev risultano in numeri limitati, “perché le nostre disponibilità sono ridotte: dalla fine della Guerra Fredda non c’è stata grande attenzione agli strumenti per affrontare conflitti tradizionali”.

MISSILI MILAN

“In compenso dovremmo avere fornito parecchi missili controcarro Milan, che i nostri reparti stanno mandando in pensione”, ha sottolineato Repubblica.

Con Milan si intende il missile anticarro a medio raggio, portatile, sviluppato congiuntamente da Mbda Francia e Mbda Germania. Come ricorda AresDifesa, “In Italia è stato prodotto da un consorzio tra Oto Melara e Snia BPD in circa 700 lanciatori e 17.000 missili a fronte di un requisito iniziale di 1.000 lanciatori e ben 30.000 missili”.

Tuttavia, “sono ordigni datati, il progetto risale al 1993, ritenuti ancora efficienti” evidenzia Repubblica. Inoltre, il problema principale per l’esercito ucraino è la necessità di addestramento per utilizzarli.

NIENTE MISSILI SPIKE PER KIEV

In realtà, alcuni media avevano riferito che il governo Draghi avrebbe inviato a Kiev anche i missili Spike, migliori rispetto a quelli Milan. Impiegabili sia da terra sia da bordo dei veicoli, essi consentono l’ingaggio di mezzi dotati di corazzature reattive ovvero di sistemi attivi antimissile.

Nel 2019 l’esercito italiano ha definito l’acquisizione di 126 lanciatori controcarro Spike e 800 missili per medie e lunghe gittate di nuova generazione per l’entrata in servizio a partire dal 2021. Il programma ha consentito così di completare la sostituzione “dei vetusti sistemi controcarro a gittata media Milan la cui vita tecnica terminerà nel 2019” e di quelli a lunga gittata TOW. Tali sistemi rappresentavano fino a due anni fa l’unica capacità a medio e lungo raggio in servizio nell’Esercito italiano. Come si legge sul sito dell’esercito, “Il sistema d’arma consente la neutralizzazione di veicoli corazzati, compresi i moderni carri da combattimento, inclusi quelli protetti da corazzature reattive e da sistemi antimissile di ultima generazione (quali sistemi di protezione attiva e sistemi di contromisure optroniche). ​​È impiegabile in qualunque condizione meteorologica, diurno/notturno, in ambiente urbano e/o contaminato NBC e non risente dell’azione dei contaminanti/decontaminanti NBC o di disturbo elettromagnetico”.

Con la generica espressione Spike si identifica un insieme di missili anticarro leggeri di quarta generazione, prodotti dalla Rafael Advanced Defense Systems Ltd, industria israeliana che sviluppa sistemi d’arma e tecnologia militare.

“E proprio Israele dovrebbe approvarne l’uso ed è improbabile che lo faccia”, commentava a inizio marzo DefenseNews. Per Repubblica, “il produttore israeliano non ha concesso l’autorizzazione, per motivi diplomatici o per il timore che venissero presi dai russi”.

LE MITRAGLIATRICI MG

Tra i materiali bellici forniti da Roma ci sono le mitragliatrici MG 42/59. “Ossia la versione aggiornata dell’arma del Terzo Reich celebre per il suo volume di fuoco, che i nostri fanti hanno sfruttato negli scontri con i talebani” scrive Repubblica.

​​​​La mitragliatrice bivalente MG 42/59 — si legge sul sito dell’Esercito — è un’arma automatica di reparto a corto rinculo di canna con chiusura geometrica a rulli.
Può essere impiegata sia con bipiede come arma d’accompagnamento sia con treppiede come mitragliatrice media d’appoggio, installata su veicoli come arma singola di bordo o come arma coassiale.

La mitragliatrice MG 42/59 è una variante italiana della MG3 della Bundeswehr, prodotto su licenza da Beretta.

CATTURATI I BLINDATI LINCE

Infine, “c’è un sistema italiano che gli ucraini stanno lodando: i fuoristrada blindati Lince. Non glieli abbiamo dati noi, ma li hanno catturati ai russi” riporta Repubblica.

Come ha scritto Startmag tra i convogli militari russi nell’offensiva in Ucraina sfilano anche i blindati leggeri Lmv Rys, noti come Lince in Italia, assemblati in Russia su licenza di Iveco.

Dal 2012 l’Iveco LMV (Light Multirole Vehicle) fa parte delle dotazioni delle Forze armate russe.

DAL 2012 IN DOTAZIONE DELLE FORZE RUSSE

Come riportava AnalisiDifesa nel novembre 2014, “sono tutti assemblati e consegnati all’esercito russo i 358 veicoli 4×4 Iveco LMV-M65 Rys (Lince)”. La fornitura segue il contratto siglato nel giugno 2011 tra Iveco Defence Vehicles e Oboronservis, controllata del ministero della Difesa responsabile per gli approvvigionamenti. In base a questo accordo, Iveco e Oboronservis hanno costituito una joint venture industriale finalizzata a localizzare gradualmente la produzione del LMV a Voronezh.

Il contratto, da circa un miliardo di dollari, prevedeva lo sviluppo e la produzione di 1.775 veicoli, ma fu disdetto nel 2013. “Al veicolo italiano, simile ai Lince in dotazione alle forze armate italiane e acquistato da altre 10 nazioni, è stato preferito il prodotto nazionale GAZ Tigr” sottolineava AnalisiDifesa.

Tutto ciò avveniva prima del 31 luglio 2014, quando l’Ue ha adottato la Decisione 2014/512/PESC del Consiglio relativa a misure restrittive in vista delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina. Tra queste l’embargo alla vendita di armi.

Nel frattempo, i blindati Iveco Lince hanno fatto parte anche del contingente russo in Siria nel 2015. E ora gli stessi blindati Iveco fanno parte dei convogli militari russi. Ma come riporta Repubblica “Nel corso dei combattimenti una ventina sarebbe stata distrutta e un’altra decina è caduta nelle mani degli soldati di Kiev. Che appena possono li riutilizzano, con grande soddisfazione: è un mezzo progettato per resistere alle mine, adottato da dozzine di eserciti e benedetto dagli equipaggi in Afghanistan”.

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