Innovazione

Stati Uniti, ecco la nuova strategia di deterrenza informatica

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Cyber Security

La nuova strategia di deterrenza informatica degli Usa, per ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi nel cyberspazio. L’articolo di Giuseppe Gagliano

Partiamo dai fatti.

Il Congresso degli Stati Uniti ha reso note le conclusioni alle quali è giunta la Commissione Solarium che ha formulato una strategia ampia di deterrenza informatica.

Quali sono le raccomandazioni che sono state indicate dalla Commissione? Vediamo di illustrarle in breve.

La Commissione sostiene un nuovo approccio strategico alla sicurezza informatica: la deterrenza informatica a più livelli. In primo luogo gli Stati Uniti devono lavorare con alleati e partner per promuovere comportamenti responsabili nel cyberspazio.

In secondo luogo gli Usa devono proteggere le reti critiche in collaborazione con il settore privato per promuovere la resilienza nazionale e aumentare la sicurezza del cyber ecosistema.

In terzo luogo, gli Stati Uniti devono mantenere le capacità e la credibilità necessarie per rispondere agli attacchi di coloro che colpiscono l’America nel e attraverso il cyberspazio.

È necessario – sottolinea la Commissione – porre in essere uno strato dissuasivo che aumenta la sicurezza del settore pubblico e privato americano ma soprattutto pianificare una strategia che incorpora il concetto di “difesa in avanti” per ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi nel cyberspazio che non raggiungono un livello tale da giustificare l’intero spettro di risposte di ritorsione, comprese le risposte militari. La difesa in avanti presuppone che per interrompere e sconfiggere le campagne avversarie, gli Stati Uniti devono osservare, perseguire e contrastare in modo proattivo le operazioni degli avversari. Proprio per questo il documento indica nella resilienza nazionale uno strumento indispensabile.

La resilienza, la capacità di resistere e di riprendersi rapidamente dagli attacchi che potrebbero causare danni o costringere, scoraggiare, frenare o modellare in altro modo il comportamento degli Stati Uniti, è la chiave per negare agli avversari i benefici delle loro operazioni e ridurre la fiducia nella loro capacità di raggiungere i loro obiettivi strategici precisa la Commissione.

La nazione deve essere sufficientemente preparata per rispondere e riprendersi da un attacco, sostenere funzioni critiche anche in condizioni degradate e, in alcuni casi, riavviare la funzionalità critica dopo l’interruzione.

Ora, poiché la stragrande maggioranza di questo ecosistema è di proprietà e gestito dal settore privato, aumentare la sicurezza significa collaborare con il settore privato e adeguare gli incentivi per produrre risultati positivi. In alcuni casi, ciò richiede l’allineamento delle forze di mercato. In altri casi, in cui tali forze non sono presenti o non affrontano adeguatamente il rischio, il governo degli Stati Uniti deve esplorare la legislazione, la regolamentazione, l’azione esecutiva e gli investimenti del settore pubblico e privato.

Due considerazioni.

La prima: l’applicazione di queste indicazioni implica una collaborazione sinergica tra esecutivo, congresso, dipartimento della difesa e settore privato, collaborazione questa che è difficile da realizzare in concreto ma è che certo auspicabile in linea teorica.

La seconda considerazione. Gli Stati Uniti ancora una volta sono persuasi che investire massicciamente nella superiorità tecnologica possa consentire loro di mantenere l’egemonia globale. Tuttavia, nonostante questa supremazia tecnologica, gli Stati Uniti dopo 19 anni di guerra in Afghanistan hanno dimostrato la loro intrinseca fragilità di fronte a offensive di natura militare di tipo tradizionale e cioè a offensive basate sulla guerriglia e sull’uso del terrorismo.

Infatti, in un contesto conflittuale che metaforicamente potremmo definire tra Davide e Golia – fin dai tempi della guerra del Vietnam – gli Usa hanno dimostrato di essere un gigante dai piedi di argilla ignorando di seguire le regole basiche della arte della Guerra di Sun Tu Zu che consigliava, qualche secolo fa di evitare conflitti lunghi. In modo sintetico ma incisivo sosteneva: “Quando si è impegnati in un conflitto, se la vittoria tarda ad arrivare, il morale dei soldati si abbatte e le loro armi si spuntano. Se poi si assediano città fortificate, si rischia di esaurire le proprie forze. Se la campagna militare si protrae, le risorse dello Stato finiranno per non bastare. Le proprie forze e le proprie risorse finanziarie si esauriscono”.

La supremazia tecnologica che gli Stati Uniti hanno posto in essere durante la guerra in Vietnam come durante la guerra in Afghanistan non hanno infatti risparmiato loro cocenti sconfitte e umiliazioni sia sul piano politico che militare.

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