Ursula von der Leyen ieri ha presentato la prima applicazione per la verifica dell’età messa a disposizione degli Stati membri che vogliono introdurre un’età minima per l’accesso ai social media. Sarà uno strumento simile alla app che la Commissione aveva introdotto per garantire la libera circolazione durante la pandemia del Covid-19 a persone vaccinate o con un test negativo.
PRESSIONI POLITICHE E TEMPISTICHE
C’è molta politica nella tempistica dell’annuncio della presidente della Commissione sulla nuova app. Emmanuel Macron ha convocato una riunione in videoconferenza di alcuni leader europei. L’obiettivo è proprio mettere la pressione su Ursula von der Leyen per spingerla ad agire sulla maggiore età digitale. La Francia è anche il primo Stato membro ad aver notificato alla Commissione la volontà di adottare una legge per vietare l’accesso ai social media ai minori di 15 anni. Dopo un annuncio nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del settembre 2025, von der Leyen si è mossa con grande lentezza. L’età minima digitale è un terreno molto scivoloso. Basta un passo falso e la presidente della Commissione potrebbe farsi male. A partire dalla sua app.
LE INTENZIONI DELLA COMMISSIONE
Le intenzioni di von der Leyen sono buone. “Credo fermamente che siano i genitori, non gli algoritmi, a dover educare i nostri figli”, aveva detto nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del settembre 2025, annunciando la creazione di un gruppo di esperti per consigliarla sull’età minima per accedere ai social media. “Troppo spesso mamme e papà si sentono impotenti e indifesi, come se stessero annegando nello tsunami delle grandi società tecnologiche che inonda le loro case” aveva spiegato la presidente della Commissione. “Questi genitori temono che, semplicemente scorrendo lo schermo, i loro bambini possano essere esposti a una vasta gamma di pericoli: bullismo online, contenuti per adulti, incitamento all’autolesionismo e algoritmi che sfruttano le vulnerabilità dei bambini con l’esplicito scopo di creare dipendenza”, aveva detto von der Leyen, indicando come potenziale modello l’Australia che aveva appena annunciato il divieto per i minori di 16 anni. Gli stessi concetti sono stati ripetuti ieri. “I diritti dei bambini nell’Ue vengono prima degli interessi commerciali”, ha detto von der Leyen.
DIVISIONI TRA GLI STATI MEMBRI
Al di là della retorica, von der Leyen è confrontata a una serie di resistenze per introdurre a livello di Ue un’età minima digitale. Gli Stati membri che hanno annunciato una legge sono Francia, Spagna, Austria, Grecia, Irlanda, Danimarca e Paesi Bassi. Anche l’Italia sembra favorevole. Ma dall’altra parte ci sono diversi paesi – in particolare i nordici e i baltici – che sono fortemente contrari. Ai loro occhi, il livello di educazione digitale dei genitori e dei loro figli è tale da permettere loro di riconoscere e affrontare i pericoli posti dai social media. Chiudere ai bambini l’accesso alle piattaforme significherebbe tagliarli fuori dall’informazione e dalla conoscenza e scoraggiare le loro capacità future di innovare. La vicepresidente della Commissione responsabile per il Digitale, Henna Virkkunen, è scettica sull’introduzione di un’età minima per l’accesso ai social media.
PROCRASTINAZIONE E GRUPPO DI ESPERTI
Incastrata tra le pressioni di Macron e Sánchez e quelle di Virkkunen e di molti esperti, von der Leyen ha procrastinato. Il gruppo di esperti promesso a settembre è stato istituito solo a marzo. Oggi si incontrerà per la seconda volta. Le sue raccomandazioni saranno presentate in estate. Solo allora la presidente della Commissione prenderà la decisione se proporre un’iniziativa legislativa per tutta l’Ue.
INIZIATIVE NAZIONALI E INCERTEZZE LEGALI
Nel frattempo gli Stati membri hanno iniziato a muoversi unilateralmente e in ordine sparso. Francia e Grecia vogliono fissare l’età minima digitale a 15 anni. La Spagna a 16 anni. In Italia alcune forze politiche vogliono 14 anni, come in Austria. Quale legislazione dovrebbe applicarsi per un minore che viaggia nell’Ue? Quella del paese in cui si trova? Oppure quella dello Stato di cui ha nazionalità? O ancora quella del paese di residenza? Oppure quella legata all’indirizzo IP con cui si collega?
RISCHIO DI FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO DIGITALE
Comunque sia, il risultato rischia di essere “la frammentazione del mercato unico digitale”, spiega al Mattinale europeo un funzionario della Commissione. Le piattaforme potrebbero essere costrette ad applicare ventisette regole diverse, invece di una regola unica europea. E’ la ragione per cui gli Stati membri devono notificare preventivamente i progetti di legge per introdurre un’età minima digitale. “Queste leggi nazionali sarebbero contrarie al diritto europeo”, ammette il funzionario. Von der Leyen ha riconosciuto la necessità di un’armonizzazione a livello di Ue. Ma il tema è politicamente troppo sensibile per spingere la Commissione a censurare singoli Stati membri. Meglio procrastinare.
UNA SOLUZIONE TECNICA AL POSTO DI QUELLA LEGISLATIVA
Anche l’applicazione di verifica dell’età presentata ieri da von der Leyen e Virkkunen fa parte della tattica di procrastinazione. In mancanza di una proposta legislativa europea, la Commissione offre uno strumento tecnico agli Stati membri che vogliono introdurre l’età minima digitale. Von der Leyen ieri ha detto che la app è “tecnicamente pronta”. Tuttavia non è ancora disponibile per gli utenti finali. In realtà, la app non è una vera e propria applicazione, ma un progetto di applicazione su cui potranno appoggiarsi operatori pubblici e privati per integrare il sistema nel wallet digitali nazionali o sviluppare proprie app.
Gli standard sono elevati in termini di tecnologia open source e privacy. Non ci sarà obbligo di adottarla. Ma le grandi piattaforme saranno invitate a farlo perché si tratta del sistema migliore di verifica dell’età, cosa che sono obbligate a fare per fornire alcuni servizi, secondo le regole del Digital Services Act (DSA).
UN PROCESSO DI VERIFICA COMPLESSO
La app della Commissione rischia di trasformarsi in un grande boomerang politico. Per poter verificare la propria età occorre scaricare una app sul proprio smartphone (pubblica o privata, a condizione che sia basata sulla tecnologia della Commissione), dare il proprio consenso diverse volte (per esempio per l’uso dei dati personali, anche se resteranno riservati), utilizzare il documento di identità due volte (prima per fotografare il numero seriale, poi per far riconoscere il chip del documento allo smartphone) e infine effettuare un riconoscimento facciale. Il processo dovrà essere ripetuto una volta al mese.
L’IMPATTO SULL’ESPERIENZA UTENTE ONLINE
Questo complesso procedimento di verifica è niente quanto all’esperienza online degli utenti su piattaforme, app e siti che richiedono un’età minima. Salvo aprire un account – che permetterà alla piattaforma di conservare e sfruttare i dati personali – l’utente dovrà autenticare la propria età ogni volta che si collega. L’obbligo non riguarderà solo i siti pornografici, ma tutti i siti che hanno obblighi legali legati all’età. “Anche quelli delle piccole cantine di vino”, ci ha rivelato una fonte. L’esperienza sarà peggiore del consenso all’uso dei cookies. “Può essere fastidioso. Ma dobbiamo decidere quanto noi adulti siamo pronti a cooperare per proteggere i nostri bambini”, ci ha detto un alto funzionario della Commissione.
LIMITI TECNICI E CRITICHE
La app della Commissione ha anche delle carenze che permetteranno di aggirare la verifica dell’età. Per non doverla usare basterà collegarsi attraverso una VPN al di fuori dell’Ue o degli Stati membri che decideranno di imporre un’età minima per l’accesso ai social media. Gli smartphone dovranno essere dotati di tecnologia NFC, quella usata per i sistemi di pagamento. Senza dimenticare i complottisti: in un’era di fiducia ai minimi sull’uso della tecnologia da parte delle autorità pubbliche, estrema destra, estrema sinistra, libertari e Amministrazione Trump non tarderanno a denunciare un nuovo Grande fratello imposto dai “burocrati di Bruxelles” (come li definisce JD Vance).
RISCHIO DI DERESPONSABILIZZAZIONE DELLE PIATTAFORME
L’introduzione di un’età minima per accedere ai social media comporta un altro rischio: “Deresponsabilizzare le piattaforme di fronte ai rischi per bambini e ragazzi”, ci ha detto un altro funzionario della Commissione. TikTok, Instagram, X, Facebook, Snapchat potrebbero sentirsi liberi di far pubblicare qualsiasi contenuto, perché – secondo la legge – i minori di una certa età non possono entrare nelle loro piattaforme.
UN’ALTERNATIVA: APPLICARE IL DSA
Eppure una soluzione ci sarebbe, senza avventurarsi nella maggiore età digitale. Secondo il DSA, le piattaforme hanno obblighi molto chiari da rispettare per la tutela dei minori: privacy, sicurezza, riduzione dei rischi su contenuti illegali o dannosi, protezione da metodi che creano dipendenze, divieto di pubblicità mirata. “Basterebbe applicare in modo molto più rigoroso il DSA”, ci ha detto un terzo funzionario. Basterebbe anche educare i genitori a non lasciare i loro figli annegare nello tsunami delle grandi società tech.
(Estratto dal Mattinale Europeo)







