Innovazione

Sanità digitale: Italia in ritardo

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Il Patto per la Sanità Digitale è stato approvato solo qualche giorno fa, con due anni di ritardo. Crescono gli investimenti nel settore, ma il Bel Paese è ancora in ritardo

La Sanità digitale, in Italia, fatica a decollare. Qualcosa si muove, ma non ancora abbastanza in fretta perchè l’Italia possa colmare il divario con gli altri Paesi. Al Sud, negli ultimi mesi, c’è stata una crescita in tal senso, ma solo grazie ai residui fondi europei, mentre parlando a livello nazionale è evidente che manchi una vera governance. A fare il quadro della situazione è il terzo Osserrvatorio sull’Ict nella Pa, realizzato da Assinform con NetConsulting cube e Netics, in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale (con il sostegno di Consip, InfoCamere, Poste Italiane e Tim).

Sanità digitale: crescono gli investimenti

Non mancano le buone notizie. La spesa per digitalizzare la sanità è tornata a crescere nel 2015, a quota 1.163 milioni di euro (contro i 1.131 del 2014 e del 2013). Ben il 42% della cifra totale è stato destinato a spese correnti, mentre 421 milioni sono stati destinati a veri e propri investimenti. Sempre secondo il rapporto, lo scorso anno sono migliorati tutti i servizi di sanità digitale (prenotazioni, referti online…). E mentre Lombardia, Provincia di Trento e Regione Emilia Romagna sono i più virtuosi del settore, a fare da fanalino di coda nella classifica sulla sanità digitale son le regioni del Sud come Molise, Sicilia e Calabria.

“Vi è il dato sulla spesa pubblica in Ict che, dopo anni di contrazione, ha ripreso a crescere. A spingere, in particolare, la Sanità con una spesa salita di +2,8%, raggiungendo 1.163 milioni di euro. In questo settore vi sono progetti in marcia di grande impatto, come per esempio il Fascicolo sanitario elettronico (…) Ma possiamo dirci soddisfatti? Direi che dobbiamo fare di più”, ha commentato Agostino Santoni, presidente di Assinform.

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Sanità e innovazione: manca governance nazionale

Male, malissimo, se si parla di Governance. Purtroppo, Regioni, Aziende Sanitarie e spesso singoli medici fanno scelte autonome, nel rapporto con i pazienti via digitale. Non esiste alcun coordinamento da parte del Governo che possa dare delle linee guida simili per tutti.

Ma non si tratta solo di questo. L’Italia deve anche recuperare il ritardo accumulato in materia: tutti i grandi servizi di Sanità digitale sono in ritardo. È in ritardo, per esempio, il Fascicolo Sanitario Elettronico: il documento, che dovrebbe contenere tutti i dati e i servizi a disposizione di pazienti e operatori, sarebbe dovuto essere già attivo ovunque, ma ad oggi è attivo in sette regioni ed è in sperimentazione in altre dieci. E dove c’è il fascicolo, i servizi di sanità digitale non vengono supportati da tutte le strutture sanitarie.

“La realtà è a luci e ombre. In realtà la spesa è cresciuta solo grazie ai residui fondi europei che le Regioni meridionali e il Lazio dovevano ancora smaltire. Alcune delle altre hanno addirittura ridotto gli investimenti”, dice Paolo Colli Franzone, presidente di Netics. “L’altro punto debole è che manca ancora una vera e propria governance della Sanità digitale a livello centrale”.

Il Patto per la Sanità Digitale

Dobbiamo dire, però, che qualche giorno fa qualcosa si è mosso. La Conferenza Stato Regioni presso la Presidenza del Consiglio ha approvato (con 2 anni di ritardo) il Patto per la Sanità Digitale. Insomma, il Sistema sanitario e i fornitori privati di servizi iniziano a coordinare i propri sforzi per sviluppare il settore. Forse qualcosa migliorerà.

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