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Riuscirà Elon Musk a impiantare il chip della sua Neuralink nel cervello umano?

Neuralink Musk

Il chip di Neuralink (società di neurotecnologie di Elon Musk) pensato per essere impiantato nel cervello umano promette una rivoluzione nell’ambito della salute. Ecco cosa sembra in grado di fare, chi sono i suoi concorrenti e cosa dicono i più critici del miliardario

 

Permettere alle persone disabili di muoversi e comunicare di nuovo grazie a un chip impiantato nel cervello: è questo il sogno del miliardario Elon Musk e della sua società Neuralink, con sede nella baia di San Francisco e ad Austin, in Texas.

Il progetto è iniziato nel 2016 ma ieri il patron di Tesla, SpaceX e Twitter ha annunciato che l’azienda ha presentato alla Food and Drug Administration (Fda) “la maggior parte” della documentazione necessaria al rilascio del via libera per la sperimentazione sull’uomo. Finora, infatti, i test di Neuralink sono stati condotti solo su animali.

Tuttavia, Musk non né l’unico né il primo a portare avanti questa ambizione. Il suo competitor Syncron, dopo aver ottenuto l’autorizzazione per la sperimentazione umana nel 2021, lo scorso luglio, ha impiantato un dispositivo in un paziente negli Stati Uniti, a seguito di test su quattro persone in Australia.

NEURALINK HA PRESENTATO DOMANDA ALLA FDA

L’annuncio di Musk è arrivato ieri nel corso dell’evento “Neuralink Show and tell”, in cui la società ogni anno presenta le ultime novità.

Secondo il magnate, la sperimentazione sull’uomo di un chip cerebrale wireless che consenta alle persone disabili di interfacciarsi con dispositivi con cui recuperare la mobilità e la capacità di comunicare potrebbe iniziare tra sei mesi. Fda permettendo.

L’agenzia, interpellata da Reuters, non ha commentato l’annuncio.

I RITARDI DI NEURALINK

“Vogliamo essere estremamente attenti e certi che funzionerà bene prima di inserire un dispositivo in un essere umano”, ha dichiarato Musk. Ma, sebbene durante il suo intervento abbia sottolineato la velocità con cui l’azienda sta sviluppando il dispositivo, finora Neuralink non è stata in grado di rispettare le tempistiche che si era data.

La sperimentazione sull’uomo, infatti, era prevista entro la fine del 2022 e l’evento stesso di ieri era in programma per il 31 ottobre, ma solo qualche giorno prima è stato rimandato senza nessuna spiegazione.

“All’inizio i progressi, in particolare per quanto riguarda gli esseri umani, sembreranno forse agonizzantemente lenti – ha spiegato Musk -, ma stiamo facendo tutto ciò che serve per portarli in scala in parallelo. Quindi, in teoria, il progresso dovrebbe essere esponenziale”.

MUSK PUNTA SEMPRE PIÙ IN ALTO

Oltre alle già note ambizioni di restituire la possibilità di muoversi e comunicare alle persone con disabilità, Musk ieri ha annunciato che un altro degli obiettivi del chip di Neuralink interesserà i non vedenti: “Anche se qualcuno non ha mai avuto la vista, come se fosse nato cieco, crediamo di poter ripristinare la vista”.

Se arrivasse l’ok dell’Fda, le prime due applicazioni umane del dispositivo riguarderebbero la capacità di vedere di nuovo e la possibilità di muovere i muscoli nelle persone che non possono farlo.

Musk, che è noto per i suoi progetti ambizioni (tipo colonizzare Marte e salvare l’umanità), con il suo chip vorrebbe anche curare l’Alzheimer e il Parkinson, e ha parlato inoltre di “fusione del cervello con l’intelligenza artificiale”.

Se da un lato si tratterebbe di una vera rivoluzione dal punto vi sta scientifico non si possono ignorare le implicazioni etiche e sociopolitiche. Come ricorda Cnn, spesso il miliardario infatti “tende anche a sottolineare gli usi non medici” di questi dispositivi per far sì che l’uomo riesca a stare al passo con l’intelligenza artificiale.

I SUCCESSI DI NEURALINK

Durante il precedente evento pubblico di Neuralink, avvenuto più di un anno fa, i test condotti sugli animali avevano mostrato una scimmia macaco in grado di giocare a un videogame in modo totalmente autonomo, grazie all’impianto cerebrale.

Anche ieri è stato proiettato un video in cui Musk ha fatto vedere una scimmia che solo con il pensiero riusciva in un esercizio definito “digitazione telepatica”.

“Per essere chiari, non sta usando una tastiera – ha detto l’imprenditore – Sta spostando il cursore con la mente verso il tasto evidenziato. Ora, tecnicamente, non è in grado di scrivere. Quindi non voglio esagerare con questa cosa, perché si tratta della prossima versione”.

… E QUELLI DEGLI ALTRI

Musk, tuttavia, non è il primo a voler realizzare un’interfaccia cervello-computer. In ambito accademico, per esempio avviene già da decenni.

All’inizio di quest’anno, ricorda Axios, uno studio condotto da ricercatori europei ha annunciato che un paziente completamente paralizzato affetto da SLA ha riacquistato la capacità di comunicare grazie a un nuovo impianto cerebrale e l’anno scorso, la Brown University ha riferito che “utilizzando un’interfaccia cervello-computer, un partecipante a uno studio clinico è stato in grado di creare un testo su un computer a una velocità di 90 caratteri al minuto semplicemente pensando ai movimenti coinvolti nella scrittura a mano”.

Inoltre, esistono già altre due realtà a uno stadio più avanzato di Neuralink. Una è la Synchron, citata all’inizio, a cui Musk si è rivolto all’inizio di quest’anno per un potenziale investimento dopo aver espresso ai dipendenti della sua azienda la propria frustrazione per la lentezza dei progressi. L’altra è la Onward, che è riuscita a ripristinate alcuni movimenti in persone con lesioni del midollo spinale.

PRO E CONTRO DELL’INGRESSO DI MUSK NEL SETTORE

Tuttavia, l’ingresso di Musk nel settore, secondo Il Sole24Ore, “ha stimolato un’ondata di investimenti da parte di venture capitalist nelle startup che operano nel settore, e ha contribuito a far avanzare il campo a un ritmo molto più rapido”.

Mentre i più critici dell’azienda lo accusano “di aver sopravvalutato i progressi di Neuralink e di aver promesso cose che la tecnologia non sarà in grado di fare, almeno in tempi relativamente brevi”.

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