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Riforma europea copyright, come l’ha presa Google?

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Accordo raggiunto a Bruxelles sulla riforma del copyright. Quale impatto avrà su Google? Fatti, commenti e scenari

Dopo un dibattito durato due anni e mezzo, il Trilogo europeo è venuto a capo sulla controversa riforma del copyright. Google&co sono stati messi definitivamente all’angolo dall’Ue? Non è detto. Ecco i dettagli.

IL NUOVO DIRITTO D’AUTORE MADE IN UE

La normativa concordata mercoledì dai rappresentati di Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo stabilisce un nuovo diritto a livello Ue per gli editori, consentendo loro di chiedere un risarcimento da parte di Google per la visualizzazione dei loro contenuti su Google News per esempio. Inoltre le piattaforme diventeranno legalmente responsabili per i contenuti protetti da copyright che sono stati caricati illegalmente.

Piattaforme come YouTube, controllata dalla stessa Google, non saranno soltanto legalmente responsabili del materiale generato dagli utenti ma dovranno anche ottenere licenze dai titolari dei diritti per mostrare il loro materiale.

Di fatto, la riforma del copyright rende obbligatorio per queste piattaforme il raggiungimento di accordi di licenza con l’industria culturale, i produttori cinematografici e le case discografiche come condizione per la condivisione dei loro contenuti su piattaforme.

IL MONITO DI GOOGLE

Fin da subito il colosso di Mountain View ha sostenuto che la proposta di modifica della legge sul copyright dell’Unione europea impedirebbe il libero flusso di informazioni sul web. Lo scorso autunno c’è stata una vera e propria chiamata alle lobby per Google. Il motore di ricerca numero uno ha inviato una mail agli editori della sua Digital News Initiative invitandoli a fare pressione contro le proposte contattando i membri del Parlamento europeo per esprimere le proprie opinioni.

L’ultimo appello la scorsa settimana sul suo blog: “È il momento di aggiustare la direttiva europea sul copyright”. Un post in cui la società guidata da Sundar Pichai ribadisce le preoccupazioni sulla formulazione della normativa. Facendosi forte anche del supporto di piccoli editori, organizzazioni per i diritti civili, accademici, start-up, creatori e consumatori, tutti concordi sul fatto che la posta in gioco è alta.

Ma è davvero nefasta per Google l’entrata in vigore della direttiva?

QUESTIONE DI AMPIEZZA DELL’ART. 11

Secondo Politico.eu, Google potrebbe non essere così colpito come sembra. La testata è convinta che la società di Mountain View non abbia completamente perso la guerra del copyright. La polemica è infuriata sull’art 11 che prevede il diritto degli editori di essere remunerati dalle piattaforme che utilizzano le anteprime (“snippet”) dei loro articoli. Come sottolinea Politico, nell’ultima bozza del testo le parole individuali e gli “estratti molto brevi” non rientrano nel diritto degli editori, ma non è stato definito come un numero specifico di parole. È improbabile dunque che anche i titoli siano protetti a meno che non siano eccessivamente lunghi.

CI RIMETTERANNO I GIORNALI SOSTIENE GOOGLE

Eppure Big G ha lanciato un monito contro l’art 11 avvisando che a rimetterci sarebbero proprio i siti di notizie. Il colosso tecnologico ha spiegato che ogni anno esegue migliaia di esperimenti nella ricerca. Un esperimento in cui si mostra solo l’Url e nessuna immagine di anteprima ha dimostrato una sostanziale perdita di traffico per gli editori di notizie. Anche in una versione moderata dell’esperimento (con uno snippet più corto come concesso dalla normativa) il risultato è una riduzione del 45% del traffico verso gli editori di notizie. Il punto è che le ricerche su Google sono persino aumentate in quanto gli utenti hanno cercato modi alternativi per trovare informazioni ha spiegato il gigante di Mountain View. Per questo il legislatore europeo dovrebbe pensare bene alla portata degli snippet “molto brevi” che non rientrano nel diritto degli editori.

LA SCELTA A GOOGLE NEWS

La legislazione impone nuovi obblighi al gigante tecnologico, ma è improbabile che possa avere un effetto sul potere di mercato della compagnia. Se piattaforme come Google News dovranno dunque concludere accordi di licenza gli editori di notizie per mostrare i loro contenuti, Google potrebbe scegliere di non visualizzare il contenuto di alcune aziende per evitare di stipulare accordi di licenza con loro. Non a caso, Big G ha già accennato che non farà affari con tutti sottolinea Politico.

Google ha già dato prova del suo fortissimo potere di mercato in Spagna e in Germania dove la legislazione nazionale ha imposto il diritto connesso agli editori. In entrambi i casi, si è rivelato un completo fallimento con 1 a zero per Google e i piccoli editori messi in ginocchio.

IL DISCUSSO ART. 13

Secondo una versione trapelata della bozza finale, il nuovo articolo 13, relativo ai servizi di condivisione dei contenuti online, afferma che le piattaforme devono compiere i “massimi sforzi” per rimuovere il materiale protetto da copyright se vengono avvisati di caricamenti piratati. Attualmente, Google utilizza un sistema chiamato ContentID per imporre il copyright, offrendo un’impronta digitale ai maggiori artisti. Ma come rileva il Financial Times Google è anche riuscita a evitare di dover assumere una piena responsabilità legale incondizionata per i contenuti protetti da copyright. La società non sarà ritenuta responsabile per la comparsa di contenuti non autorizzati e protetti da copyright se dimostra di aver compiuto il “massimo sforzo” per prevenire la disponibilità del contenuto.

NEL DUBBIO, BIG G TACE

“Studieremo il testo finale della direttiva sul copyright dell’Ue ma ci vorrà del tempo per determinare i prossimi passi”. Ha dichiarato un portavoce del colosso di Mountain View giovedì secondo quanto riportato dal Ft. Per raccogliere le idee Google ha tempo ancora un mese e mezzo, è prevista ad aprile la votazione in sessione plenaria del Parlamento europeo per approvare definitivamente il testo.

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