Innovazione

Rai, tutte le sfide verso la digitalizzazione

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Anche la Rai scende in campo per sfidare Netflix e Sky. La tv pubblica è in piena trasformazione digitale: tutte le sfide da affrontare

La Rai è in piena trasformazione digitale. Alta e ultra definizione, piattaforme Ip per produzione e  trasmissione, possibilità di passare dalle frequenze radio alla banda ultra larga della fibra (con falicità e continuità): i canali della tv pubblica potranno sfidare Netflix e Sky. Insomma, la Rai punta a diventare una piattaforma multimediale.

Rai: tutte le sfide verso la digitalizzazione

Il percorso di digitalizzazione, che investirà le Teche, la produzione e la distribuzione, sarà lungo e complesso. Viale Mazzini ha di fronte una grande sfida: “Digitalizzare la Rai significa fare molte cose: per esempio dalla completa digitalizzazione del grande patrimonio delle Teche, fino alla completa digitalizzazione della produzione e della distribuzione. Nel primo caso siamo appena partiti: in questo ambito, oltre a “dematerializzare” i supporti fisici, trasformandoli in file elettronici, è essenziale “metadatare” tutti i nastri del nostro archivio video e audio, non solo per rendere film e tg, varietà e teatro, documentari e serie tv analizzabili da motori di ricerca, ma anche per poter gestire in modo molto efficiente i diritti. È un grande lavoro che richiederà 5 anni e finirà nel 2021”,  ha raccontato Valerio Zingarelli (capo delle tecnologie), in una intervista rilasciata a Repubblica.

Nuova rete di distribuzione

Tra le nuove sfide che deve affrontare la tv  pubblica guidata dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto vi è quella della creazione di una nuova rete di distribuzione contenuti (Content Delivery Network). La Rai dovrebbe infatti passare da una rete di distribuzione contenuti non dedicata a una dedicata. Il processo prevede nuove soluzioni tecnologiche, al fine di allocare la memoria Rai su cui immagazzinare contenuti da distribuire agli utenti. “Per supportare le ambizioni di Campo Dall’Orto serve una rete di distribuzione. Che ha dei costi. Costi che finora, dei grandi broadcaster nazionali, ha supportato quasi solo Sky, la cui piattaforma Sky online permette di vedere i programmi della pay tv su un normale televisore senza avvertire la differenza rispetto alla ricezione via satellite.”, ha affermato Zingarelli. Anche la Rai, dobbiamo dire, ha dato la possibilità ai suoi utenti di rivedere online tutta la programmazione dei suoi 14 canali tv e dei sette giorni precedenti,ma “avere un portale che offre molto è una cosa. Che lo streaming video poi non si impalli a ripetizione è un’altra”.

Per realizzare questa nuova rete di distribuzione ” stiamo sviluppando accordi con gli operatori di rete di telecomunicazioni per garantirci più banda prestazioni” ha continuato  Zingarelli. “E se Enel realizzerà una rete attiva oltre che passiva vi sarà un ulteriore opportunità per la banda ultralarga, essenziale per i servizi televisivi“.

Antonio Campo Dall'Orto - Direttore Generale Rai

Antonio Campo Dall’Orto – Direttore Generale Rai

L’Alta definizione

Ma la sfida più grande per la Rai è quella  di una nuova Alta Definizione, ovvero di una tecnologia che permetterà all’utente di avere canali in alta definizione migliori anche dell’attuale 4K.  Qui parliamo di futuro,qui parliamo di Hevc-Hdr: con la prima sigla intendiamo il nuovo standard di compressione video, mentre la seconda indica la vera rivoluzione dell’alta definizione. L’Hdr, infatti, frutta gli stessi pixel dell’Hd,  rendendoli intelligenti, ovvero in grado di variare autonomamente contrasto e intensità. Tutto questo è molto vicino “diciamo massimo 5-6 anni, ma si potrebbe fare anche prima”, sostiene Zingarelli. “L’elettronica di consumo si è già mossa e i nuovi modelli di TV che tutti i maggiori brand del settore, come Samsung, LG, Sony mettono in vendita già ora sono anche Hevc,  oltre che naturalmente compatibili con tutte le tecnologie precedenti”.

Riorganizzazione delle frequenze

E c’è poi la questione frequenze. Siamo alla vigilia di un riordino generale dello spettro tv (il Governo dovrebbe varare il piano di riordino entro giugno 2017), che prevede l’abbandono da parte delle emittenti della fascia 700 MHz che sarà destinata, per volere dell’Ue, alla banda larga mobile. Con l’eliminazione della banda 700, i canali totali scenderanno da 30 a 14 e il taglio non riguarderà solo i broadcaster che sono oggi in quella banda, ma tutti: si andrà alla riassegnazione totale delle risorse disponibili. La riorganizzazione, quindi, interesserà anche la Rai, che non ha multiplex (possibilità di trasmettere più programmi per ogni canale) nella banda 700.

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