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Qual è la vera meta di Zuckerberg con Meta?

Meta

Facebook cambia identità e diventa “Meta”. Ecco perché (secondo Zuckerberg e gli analisti)

 

Facebook, il social network, continuerà a chiamarsi Facebook.

Ma la società, il gruppo di Menlo Park che raggruppa i social Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger e non solo, ecco quella si chiamerà Meta.

L’annuncio è del suo fondatore Mark Zuckerberg che intervenendo a Facebook Connect, la conferenza annuale di realtà virtuale e aumentata della compagnia, ha affermato: “La nostra azienda è ora Meta”.

“D’ora in poi, saremo prima Metaverso, non Facebook prima”, ha precisato Mark, relegando la rete di social media che ha fondato nel 2004 al secondo posto.

“La nostra missione rimane la stessa: si tratta ancora di unire le persone. Neanche le nostre app e i loro brand stanno cambiando. Siamo ancora l’azienda che progetta tecnologia intorno alle persone”, ha rassicurato Zuckerberg, oggi a capo di un’azienda che include Instagram, Messenger, Quest VR, la piattaforma Horizon VR e tanto altro.

Ma “il nostro brand è così strettamente legato a un prodotto che non può assolutamente rappresentare tutto ciò che stiamo facendo oggi, figuriamoci in futuro”, ha spiegato Mr Zuckerberg.

“Tutti i nostri prodotti, comprese le nostre app — ha aggiunto — ora condividono una nuova visione: contribuire a dare vita al metaverso. E ora abbiamo un nome che riflette l’ampiezza di quello che facciamo”.

Per la prima volta, a luglio, Zuckerberg aveva anticipato la sua visione futuristica di costruire un metaverso. Ovvero il “successore di Internet mobile” secondo il fondatore di Facebook. Una visione ampia di Internet presa dalle pagine di romanzi di fantascienza come Snow Crash e Ready Player One.

“Una piattaforma ancora più immersiva, un internet incarnato dove sei”, dice il fondatore di Facebook, a cui è possibile accedere tramite diversi dispositivi, in cui gli utenti possono fare acquisti, giocare e socializzare in uno spazio virtuale condiviso.

“La caratteristica definitiva del metaverso sarà una sensazione di presenza, come se fossi proprio lì con un’altra persona o in un altro posto”, ha provato a chiarire Zuckerberg. “Potrai fare quasi tutto quello che puoi immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, creare ed anche esperienze completamente nuove”. E ancora: “Potrai teletrasportarti istantaneamente come ologramma per essere in ufficio senza fare il pendolare, ad un concerto con gli amici, o nel salotto dei tuoi genitori”.

E percostruire questo metaverso la società ha già investito 10 miliardi di dollari solo quest’anno.

Ma c’è di più: Zuckerberg sta cercando di rivendicare il metaverso come un’idea utopica che sbloccherà un’economia completamente nuova di beni e servizi virtuali. Il fondatore di Facebook è convinto infatti che nel prossimo decennio la maggior parte delle persone trascorrerà del tempo in una versione 3D completamente immersiva di Internet.

Eppure la presentazione riguardava esclusivamente i prodotti Facebook in lavorazione. Non c’è stata alcuna discussione su come Facebook avrebbe governato la sua considerevole quota di mercato in questo “nuovo Internet”, poche garanzie su come proteggere la privacy o l’anonimato e nessun dettaglio sulla moderazione dei contenuti nella parte del metaverso di Facebook, nota Quartz.

Dunque dopo 17 anni la compagnia Facebook lascia il passo a Meta.

Ma i critici (maliziosi) non possono far a meno di notare che il rebrand arriva nel mezzo di una delle più drammatiche crisi di pubbliche relazioni di Facebook, dai tempi di Cambridge Analytica per intenderci.

Facebook sta affrontando una raffica di controlli da parte di regolatori e legislatori da quando l’ex dipendente Frances Haugen lo ha accusato di trascurare la disinformazione sulle sue piattaforme e di mettere profitti sulla sicurezza dei suoi utenti. Proprio mercoledì il Wall Street Journal ha riferito che la Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha iniziato a esaminare la ricerca interna di Facebook.

Non si può non notare il tempismo di questo cambio di nome, “dato che Facebook viene trascinato nel fango in questo momento per molte pratiche commerciali impegnative, è discutibile perché sembra che tu stia scappando dal tuo passato a scacchi”, ha commentato al Financial Times Marisa Mulvihill, una esperto di strategia di marca presso la società di consulenza gestionale globale Prophet.

Ma ha aggiunto che una tale mossa è generalmente una “strategia di successo” per un’azienda che cerca di dimostrare che sta espandendo la sua visione oltre una delle sue linee di business. Nel 2015, anche Google ha cambiato il nome della società madre in Alphabet per evidenziare la sua trasformazione oltre la ricerca e la pubblicità in nuovi mercati come le auto senza conducente e l’assistenza sanitaria.

Ma a differenza dei fondatori di Google all’epoca, Zuckerberg manterrà il controllo di tutto. Mr Mark detiene infatti la maggioranza assoluta delle azioni con diritto di voto di Facebook e continua a dettare legge alla società, ha sottolineato Axios.

Tempismo o no, resta un fatto: il mercato ha apprezzato il rebranding.

L’annuncio del cambio di nome ha fatto volare infatti le azioni Facebook ieri alla Borsa di New York, dove il titolo ha guadagnato oltre il 4%.

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