Innovazione

Vi spiego presente e futuro (auspicabile) della ricerca italiana

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L’articolo di Matteo Massicci, blogger di Start Magazine

Sebbene il turbinio di colpi di scena che ha caratterizzato la politica italiana negli ultimi mesi sembra essere giunto a una conclusione con la costituzione del nuovo governo giallo verde, è prematuro fare previsioni sulle strategie e le scelte in materia di ricerca e istruzione che l’esecutivo a guida Giuseppe Conte metterà in campo.

Sia la campagna elettorale che il contratto d’intesa sottoscritto da Lega e Movimento 5 stelle si sono infatti rivelati pressoché inutili al fine di decifrare la posizione dei due schieramenti usciti vincitori delle elezioni di marzo nei confronti delle politiche della ricerca.

Ciononostante, sulla base dei dati pubblicati da Observa Science in Society, centro studi indipendente che dal 2005 si occupa di monitorare e pubblicare dati relativi al rapporto tra cittadini e scienza, e auspicando che tali tematiche possano diventare centrali all’interno del futuro dibattito parlamentare, torniamo a parlare di ricerca scientifica in Italia, per tentare di delineare lo stato di questo settore nel nostro paese e per cercare di comprendere quali siano gli interventi più urgenti da implementare.

INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO

Uno degli strumenti individuati e ratificati dall’Europa per promuovere lo sviluppo economico sia all’interno dei singoli stati che in tutta l’eurozona è l’incremento dei finanziamenti in Ricerca e Sviluppo (RS).

L’Ue pone perciò come obiettivo il raggiungimento del 3% del pil (prodotto interno lordo) per gli investimenti in questo settore. Ma in che modo l’Italia ha recepito fino a oggi simili raccomandazioni?

Secondo i dati 2017 dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) analizzati da Observa e inseriti nell’’Annuario Scienza Tecnologia e Società 2018’, il nostro Paese si colloca al trentesimo posto nella graduatoria dei paesi che spendono di più in RS, con un investimento pari all’1,3% del pil. Percentuale distante sia dalla media dei paesi OCSE (2,4%), sia da quella dell’UE (2,0%). Ai vertici della classifica troviamo invece Israele (4,3%), Corea (4,2%) e Svizzera (3,4%).

La prima nazione europea della lista risulta invece essere la Svezia, con una spesa in RS pari al 3,3% del proprio pil. Un ulteriore e significativo dato riguarda inoltre l’investimento dell’Italia nella ricerca di base, pari a solo lo 0,34% del pil.

ISTRUZIONE E UNIVERSITÀ

Non solo ricerca. I dati riportati dall’annuario Observa prendono infatti in considerazioni la spesa pubblica destinata a istruzione e università. Anche in questi campi il nostro paese sembra purtroppo confermare un certo ritardo rispetto al resto dell’Europa, con un investimento totale del 3,9% sul PIL, contro il 5,1% dei paesi OCSE e il 4,8% di quelli dell’EU.

Cresce invece, seppur di poco, il numero totale di laureati: che passa dai 302.073 del 2015 ai 305.265 del 2016. Meno rassicuranti le cifre che riguardano la presenza degli stranieri nelle università italiane: solo il 5% sul totale degli iscritti, con numeri in calo rispetto al passato.

Dato che attesta la progressiva perdita di attrattività da parte dei nostri atenei e dei nostri centri di ricerca, scarsamente considerati all’estero nelle scelte attinenti al perfezionamento dei corsi di studio. Tendenza questa confermata anche dal ranking delle 10 migliori università europee, da cui l’Italia risulta esclusa.

FINANZIAMENTI EUROPEI ALLA RICERCA

Se da un lato il panorama descritto impone una seria riflessione sull’approccio alle politiche della ricerca e dell’istruzione adottato finora, dall’altro il nostro paese migliora sensibilmente nella capacità di attrarre i fondi provenienti dai progetti europei a sostegno di scienza e sviluppo tecnologico. I dati rilasciati a ottobre 2017 dalla Commissione Europea nell’ambito della partecipazione dei paesi membri al programma HORIZON2020 sottolineano risultati importanti per l’Italia, con 5459 soggetti partecipanti e un totale di 1.943, 99 milioni di euro in contributi europei stanziati.

La percentuale dei progetti italiani presentati, l’11,7% su un totale di 46.779 richieste, ci vede inoltre quinti nella classifica relativa alla quota di finanziamenti erogati. Risultato che conferma la buona performance ottenuta da nostro paese nel 2017. Tra i primi 10 centri di ricerca italiani che hanno beneficiato dei fondi messi a disposizione da HORIZON2020 troviamo: il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con 123,6 milioni, il Politecnico di Milano, con 74,55 milioni di euro, l’ENEA, con 56,05 milioni, e l’Università di Bologna, 38,04 milioni ricevuti.

IL VALORE E IL PESO DELLA RICERCA ITALIANA

Qual è il rendimento della comunità scientifica nostrana in questo contesto? Nonostante le carenze strutturali interne, la scienza italiana mantiene standard di produttività elevati, che le consentono di avere un posto tra i vertici della graduatoria dei paesi che hanno pubblicato il maggior numero di articoli scientifici negli ultimi dieci anni.

Stando ai dati della Thomson Reuters riportati dall’annuario 2018 di Observa, nel periodo che va da gennaio 2007 a gennaio 2017, la comunità scientifica italiana ha infatti prodotto ben 605.437 articoli. Ma la media delle citazioni di questi lavori, che risulta essere nella stessa decade di riferimento di 14,6 per articolo, dimostra anche il valore e la qualità della scienza made in Italy. Tali evidenze dovrebbero perciò rendere quanto mai chiaro alla politica la necessità di salvaguardare un settore che gli stessi numeri identificano come eccellenza e che, con i giusti interventi strategici, potrebbe diventare il fattore decisivo di crescita in un rinnovato modello economico italiano fondato sulla conoscenza.

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