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Perché ora è l’Antitrust italiana a mordere Apple sul rispetto del Dma

Per la prima volta l'Agcm esercita i poteri previsti dal testo comunitario a tutela della concorrenza. Le risultanze dell'inchiesta portata avanti dall'autorità italiana saranno trasferite alla Commissione Ue che dovrà portare avanti il fascicolo. Secondo la tesi dell'authority di Rustichelli "fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple". Nuovo casus belli col Vecchio continente dopo le polemiche di Cupertino sull'impossibilità di far arrivare Siri Ai in Europa per le troppe regole comunitarie?

Soltanto la scorsa settimana Apple, sempre più in rottura con l’Europa dei 27, ha polemizzato con Bruxelles avvisando dal proprio blog che la ritardataria Siri potenziata dall’Ai ritarderà ulteriormente sui device che circolano nel Vecchio continente a causa delle stringenti norme comunitarie. Ora però si apre un nuovo fronte, avente a oggetto sempre il Digital Markets Act (fumo negli occhi per le Big Tech estere, in particolare quelle statunitensi che non mancano occasione per dimostrare la loro avversione) ma questa volta non con la Commissione bensì con l’Antitrust italiana.

L’ANTITRUST ITALIANA INDAGA SUL CLOUD DI APPLE

Da quanto comunica la stessa Agcm, l’autorità ha avviato un’indagine nei confronti delle società Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. “in merito all’osservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS di Apple”.

LA NUVOLA DI APPLE È DAVVERO APERTA A TUTTI?

Secondo la tesi sostenuta dall’Antitrust, “ai sensi dell’articolo 6, par. 7, del DMA, Apple deve garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple”.

L’Autorità italiana ha invece “elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”.

A titolo di esempio, viene sottolineato dall’Agcm, “sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”.

ITALIA APRIPISTA NELL’INDAGINE (CHE PROSEGUIRÀ NELLA UE)

È la prima volta che l’Autorità esercita i poteri previsti dall’articolo 38, par. 7, del DMA, specificamente attribuite dalla legge 30 dicembre 2023, n. 214, recante “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022”, e, in particolare, dall’articolo 18, “Misure per l’attuazione del regolamento Ue 2022/1925 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2022, relativo a mercati equi e contendibili nel settore digitale”. In base a tale legge, l’Autorità può prestare supporto alla Commissione europea con lo svolgimento di indagini preliminari ai sensi del Dma comunitario. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione.

I risultati dell’indagine dell’Agcm saranno trasferiti alla Commissione per sostenerla nell’esercizio del suo ruolo di unica Autorità preposta all’applicazione del Digital Markets Act.

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