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Perchè Google rischia una multa da 1 miliardo di euro dall’Ue

Google

Si sta per chiudere uno dei casi aperti dall’Antitrust Ue contro Google. Big G ne uscirebbe colpevole e dovrebbe pagare una multa da 1 miliardo di euro

 

Una multa da 1 miliardo di euro per Google. Questa dovrebbe essere la decisione Ue in merito all’indagine avviata sulla posizione dominante di Google per lo shopping online. Lo ha annunciato il Financial Times, convinto che l’ammenda verrò annunciata nelle prossime settimane.

A dirla tutta, questo è solo uno dei fronti aperti dall’Antitrust Ue nei confronti del gigante Mountain View, oltre a quello su Android e su AdSense. Le tre indagini restano separate tra loro, e quindi anche la loro chiusura è indipendente e non pregiudica l’esito delle altre. Ma andiamo per gradi.

Shopping: di cosa è accusato Google

google shopping onlineBruxelles accusa Google di indirizzare le scelte degli utenti mostrando, sulla piattaforma di Google Shopping, solo alcuni risultati o comunque dando loro una grande rilevanza, restringendo la concorrenza e danneggiando i venditori. Dopo un’indagine durata mesi, l’Ue starebbe per concludere sulla colpevolezza di Google, imponendo al colosso del web una multa da 1 miliardo di euro.

Google non ci sta: esame Ue è parziale

La risposta di Google sulla questione, era arrivata qualche mese fa. “Riteniamo che le accuse siano sbagliate, dal punto di vista dei fatti, legale ed economico”, aveva scritto Kent Walker, senior vice president and General Counsel di Big G, in un un post sul blog ufficiale.

Secondo Big G, la Commissione ha formulato le sue accuse facendo riferimento solo ad alcuni siti rivali, cambiando la definizione stessa di shopping online. La definizione sarebbe “Troppo restrittiva, tanto che esclude persino Amazon”. Amazon che, dal punto di vista di Mountain View, offre un servizio simile, è da considerare un concorrente, ed è “di gran lunga il più grande attore in questo campo”. Per l’Ue, però, Google shopping ed Amazon non sono concorrenti: il primo compara i prezzi, il secondo è un vero e proprio sito di shopping.

Google e il servizio AdSense

Google è sotto la lente di ingrandimento Ue anche per il predominio nei mercati della ricerca, della pubblicità online e delle piattaforme mobili. Il servizio AdSense consiste nell’inserire su siti terzi una finestrella in cui effettuare le ricerche. Insieme ai risultati, però, l’utente riceve anche le pubblicità collegate, i cui ricavi finiscono a Google.

Per questo dossier, la casa di Mountain View ha ribattuto che ha sempre avuto concorrenza da rivali come Microsoft. Non solo: ha anche specificato che le clausole considerate anticoncorrenziali dall’Ue non esistono più nei suoi contratti dal 2009.

La questione Android

smartphone GoogleLa terza indagine in corso è quella su Android. L’Ue ha accusato BigG di forzare i partner OEM e gli operatori che si occupano della realizzazione, della commercializzazione e della distribuzione dei dispositivi a favorire le proprie applicazioni e i propri servizi

Google, invece, sostiene che non ci sarebbe nessun abuso di posizione dominante: “Android non ha danneggiato la concorrenza, al contrario l’ha accresciuta”, ha affermato Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel di Google.

Lo stesso Kent Walker, in un lungo intervento sul blog ufficiale europeo, ha affermato che “Nessun produttore è obbligato a preinstallare alcuna app di Google su un telefono Android, ma offriamo ai produttori una suite di app in modo che quando acquistate un nuovo telefono possiate accedere a un insieme già noto di servizi di base”.

Riferendosi alle app, Google spiega che solo un terzo delle applicazioni preinstallate al momento dell’acquisto è legato ai servizi di Google e che queste possono essere in qualunque momento disabilitate.

Non solo: la casa di Mountain View aggiunge che a fare il successo di una app non è il fatto che questa sia preinstallata: “Molte applicazioni preinstallate non hanno successo e molte invece sono diventate di grandissimo successo perché scaricate dagli utenti, pensate a Spotify o Snapchat. L’approccio che abbiamo tenuto rispetto alla nostra suite di app mantiene esplicitamente inalterata la libertà degli utenti di scegliere le app che preferiscono sui loro telefoni”.

smartphone Google facebookE ancora. Secondo il gigante tecnologico il sistema operativo Android ha reso gli smartphone uno strumento accessibile a tutti. Oggi un utente può scegliere tra più di 24.000 modelli di oltre 1.300 marchi, a partire da un costo di 45 euro. Tramite questi device gli sviluppatori possono offrire le loro app ad un miliardo di persone in tutto il mondo.
Secondo Google, infatti, offrire il pacchetto di applicazioni Android senza alcuna spesa aggiuntiva consente ai produttori di contenere il prezzo finale del device.

La casa di Mountain View chiede alla Commissione Ue di rivedere la sua posizione, dal momento che un provvedimento punitivo andrebbe a influenzare gli equilibri e le dinamiche che regolano la crescita e lo sviluppo di una piattaforma open source. “Tuttavia le piattaforme open source sono fragili. Sopravvivono e crescono bilanciando le esigenze di tutti i partecipanti, inclusi gli utenti e gli sviluppatori. L’approccio della Commissione sconvolgerebbe questo equilibrio e trasmetterebbe un messaggio non intenzionale a favore delle piattaforme chiuse rispetto a quelle aperte. Ciò comporterebbe minore innovazione, minore scelta, minore competizione e prezzi più alti. Non sarebbe un cattivo risultato solo per noi, sarebbe un cattivo risultato per gli sviluppatori, per i produttori di telefoni e i carrier e, ancora più importante, per i consumatori”, si legge sul blog dell’azienda.

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