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PagoPa: fatti, scudisciate dell’Autority, obiettivi e polemiche

PagoPA

Che cosa succede a PagoPa? L’approfondimento di Carlo Terzano

Non sembra esserci davvero pace per PagoPa, l’innovazione renziana che, al pari di altre due novelle tecnologiche volute dall’ex premier toscano, ovvero Spid (Sistema Pubblico d’Identità Digitale) e Cie (carta d’identità elettronica), ormai impegnate in un duello all’ultima funzione per decidere quale delle due servirà davvero per dialogare virtualmente con la pubblica amministrazione, avrebbe dovuto semplificare il rapporto tra uffici pubblici e cittadini e invece sta confondendo le idee a troppe persone, al di qua e pure al di là dello sportello. Ma andiamo con ordine.

COSA SUCCEDE CON PAGOPA

Peraltro, SPID e PagoPa continuano a essere legate a doppio filo (e non solo dalla confusione che stanno generando) se si pensa che il 28 febbraio prossimo scadrà la proroga concessa dal “Decreto Semplificazioni” (art. 24 Dl. n. 76/2020) per l’adozione di “PagoPA” da parte dei soggetti di cui all’art. 2, comma 2, del “Codice dell’Amministrazione digitale” (art. 7 del Dlgs. n. 82/2005) e nella stessa data scade pure il termine per aderire a Spid e predisporre un concreto Progetto per mettere a disposizione servizi on line accessibili al cittadino. Insomma, per finalizzare quella migrazione digitale tanto cara a ogni governo che si sia succeduto negli ultimi 20 anni ma che ancora stenta a decollare.

DISSE RENZI SU PAGOPA

“PagoPa è il sistema che ha portato la digitalizzazione dei pagamenti nella Pubblica Amministrazione”. Così Matteo Renzi salutando l’introduzione del sistema da lui voluto. “Tributi, tasse universitarie, mense scolastiche: oggi si può pagare tutto direttamente su internet dicendo addio ai vecchi bollettini cartacei. E le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di emettere elettronicamente tutte le fatture in formato digitale”.

LO STOP DELL’AUTORITÀ

Insomma, un sistema solo con cui pagare multe, tasse e quant’altro? Sbagliato. Come abbiamo già riportato, infatti, qualche giorno fa l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha invitato PagoPa a non esondare dagli argini, imponendosi come unico sistema di pagamento destinato a soppiantare tutti gli altri perché così non può essere anche per non gravare troppo sul cittadino. Secondo quanto previsto dal Decreto Rilancio, infatti, gli enti territoriali possano “premiare” i cittadini che per i pagamenti s’avvalgano della domiciliazione bancaria, applicando una riduzione fino al 20% dell’aliquota. Un bonus che svanirebbe, però, se PagoPa diventasse la sola modalità di pagamento. Invece, riporta il Garante, deve restare possibile pagare la Pa per mezzo di contanti, delega unica F24 e, appunto, quella domiciliazione bancaria che, laddove scelta, darebbe diritto persino alle premialità del dl Rilancio.

PAGOPA, QUANTA CONFUSIONE

E, appunto, così come Spid e Cie (che dietro ha il Poligrafico) stanno litigando tra loro, dimenticando che avrebbero dovuto restare due “cose diverse”, sommando e ricalcando funzioni, nel tentativo di diventare ciascuno la chiave d’accesso privilegiata ai servizi online della Pa (lite che sta generando però una grandissima confusione), allo stesso modo PagoPa è stata accusata dall’Autorità di rendere più arduo e non più facile la possibilità per il comune cittadino (magari a digiuno di nozioni informatiche) di interfacciarsi digitalmente con le amministrazioni. Una confusione al di qua ma persino al di là dello sportello, cioè tra i burocrati, come accusa il Garante secondo cui si è “generato incertezza nelle Amministrazioni Pubbliche, tanto che alcune di esse, anche importanti dal punto di vista demografico, risulta abbiano ristretto al solo sistema PagoPA le modalità ammesse per i pagamenti (escludendo, ad esempio, il Sepa Direct Debit – ossia la domiciliazione bancaria – per il pagamento di tasse come la TARI); e e ciò sul presupposto dell’entrata in vigore del sistema PagoPA”.

COS’È PAGOPA?

Come recita il sito ufficiale, “pagoPA non è un sito dove pagare, ma una nuova modalità per eseguire tramite i Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti, i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione in modalità standardizzata. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’applicazione mobile dell’Ente o attraverso i canali sia fisici che online di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), come ad esempio le agenzie di banca, gli home banking, gli sportelli ATM, i punti vendita SISAL, Lottomatica e Banca 5 e presso gli uffici postali”. Più recentemente è stata introdotta la possibilità di pagare anche alle casse dei supermercati Esselunga, affidandosi però a un servizio terzo, Satispay. Ma, soprattutto, PagoPa è l’ennesima controllata dallo Stato, l’ultima (il passo finale un anno fa) di una lunghissima serie. Oggi è guidata da Giuseppe Virgone, che qui racconta sia come è nata la “sua” SpA, sia la mission, che linkiamo in modo che ciascuno possa farsi un’idea sul fatto se siamo sulla strada buona o meno.

L’INTRODUZIONE DI PAGOPA E L’INTELAIATURA ISTITUZIONALE

Insomma, pagoPA è uno dei primi effetti tangibili della arcinota, pubblicizzata, decantata “digitalizzazione” amministrativa. Per la precisione, il sistema pagoPA è stato realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) in attuazione dell’art. 5 del Codice dell’Amministrazione Digitale e del D.L. 179/2012. Si risale cioè a quel Team per la Trasformazione Digitale che fu capitanato inizialmente Diego Piacentini, cui succedette Luca Attias. Il successivo D.L. 135/2018 ha trasferito la gestione di pagoPA alla Presidenza del Consiglio che si avvale del Commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale e inoltre ha disposto la costituzione di una società per azioni partecipata dallo Stato che opera da un anno a questa parte sotto l’indirizzo del Presidente del Consiglio.

COSA SI PAGA CON PAGOPA?

Il nuovo sistema consente di pagare tributi, tasse, utenze, rette, quote associative, bolli e qualsiasi altro tipo di pagamento verso le Pubbliche amministrazioni centrali e locali, ma anche verso altri soggetti, come le aziende a partecipazione pubblica, le scuole, le università, le ASL. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente creditore (il Comune, per esempio) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizio a Pagamento (PSP). Qui è possibile scaricare l’elenco aggiornato degli operatori presso cui è possibile presentare un avviso di pagamento.

IL TEMA DEI COSTI E DELLE COMMISSIONI

Ha fatto parecchio discutere, inoltre, quanto scritto dal Messaggero che ha sottolineato come con pagoPA le commissioni sarebbero a carico degli utenti: “Con una media di 90 centesimi a operazione – ma si può spendere anche più di due euro – si arriva a 81 milioni in un anno. Ma entro il 2023 l’obiettivo è di salire a 350 milioni di operazioni, che per gli intermediari corrispondono a oltre 300 milioni di ricavi. Commissioni che si dividono soprattutto tre soggetti: Sisalpay con la rete gestita dai tabaccai, Poste e banche”. Per ovviare a questo problema dalla Voce.info suggeriscono per esempio di “Trasformare la piattaforma in un vero e proprio esattore unico”, recuperando in parte forse il progetto renziano.

CHI PAGAVA PRIMA DI PAGOPA?

Sempre il pezzo sul Messaggero permette di comprendere cosa è (o sarebbe) cambiato: «Le piattaforme hanno un costo – dice Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell’Abi, l’associazione che riunisce gli istituti di credito italiani -. Prima di pagoPa il costo del pagamento veniva sostenuto dalla Pubblica amministrazione. Ora è a carico dell’utente, in ragione del servizio offerto dalla Pa. La percezione è che la richiesta venga dalla banca, ma in realtà è la Pubblica amministrazione che non sostiene più il costo».

DISCREZIONALITÀ TOTALE

In più, sempre Torriero spiega: «Fino al 2016 le tasse si pagavano in alcuni casi con le commissioni e in altri no – fanno notare da PagoPa -. Il cittadino non li vedeva, ma i costi c’erano anche prima. Ora, da Trento a Pachino, tutti hanno lo stesso sistema, le commissioni sono trasparenti e il contribuente può scegliere con chi versare». Insomma – scrive il quotidiano capitolino -, insistono, il sistema appena partito, si sta adattando e ci saranno amministrazioni che faranno pagare i cittadini e altre che si accolleranno le commissioni”. Il timore è che si ripeta ciò che hanno fatto per anni i colossi dell’energia e della telefonia, che hanno addossato sul contribuente i costi delle commissioni del pagamento delle utenze nonostante non fosse possibile pagarle senza passare per gli intermediari.

LA REPLICA DI PAGOPA

Il problema appena sollevato dal Messaggero non è però nuovo dalle parti di pagoPA, che già sul sito, nella sezione FAQ, spiega: “Con pagoPA le commissioni, nella peggiore delle ipotesi, rimangono invariate rispetto ai casi in cui pagoPA non è usato. La differenza è che, con pagoPA, le commissioni vengono esposte in modo trasparente al cittadino, che potrà rendersi conto come tendenzialmente i costi si riducono”.

CON PAGOPA AUMENTANO I COSTI?

Tendenzialmente no, come lo stesso sito ufficiale illustra: “Prima dell’introduzione di pagoPA in molti casi era l’Ente Creditore a inglobare i costi di commissione all’interno del tributo o del servizio”. Questo non significa che non gravasse sul contribuente: “Il costo di commissione rimaneva nascosto al cittadino ma comunque presente”. Quindi secondo pagoPA solo formalmente pagava l’Ente, di fatto pagava il cittadino senza saperlo. “Negli altri casi il costo di commissione era esplicito. Ad esempio, il pagamento con il bollettino postale o con un avviso in banca comporta un costo di commissione, anche se pagato con l’home banking. Nel pagamento di un F24, ad esempio, il cittadino non paga commissioni ma i costi sono a carico dell’Agenzia delle Entrate e quindi ricadono in modo indiretto sulla fiscalità generale. L’Agenzia delle Entrate infatti paga alle banche una commissione per ogni F24 pagato in via telematica o presso uno sportello bancario”.

ALCUNI ESEMPI DI MAXI COMMISSIONI

Per esempio, via Sisal e Lottomatica la commissione sarà pari a 2 euro ma, per onestà intellettuale, anche prima, con altri sistemi, rivolgendosi al tabaccaio per il pagamento delle utenze si pagava il medesimo balzello. Varia dall’euro e dieci all’euro e cinquanta per ciò che riguarda il canale postale (il bollettino classico), ma anche in questo caso era una tassa implicita che già pagavamo ben prima di pagoPA.

PERCHÉ SI PAGANO LE COMMISSIONI?

Sempre pagoPA spiega che le commissioni “sono causate da alcuni costi di servizio che i PSP sostengono per garantire un servizio di qualità: ad esempio, la continuità di erogazione h24x365, i tempi di esecuzione delle transazioni che devono essere molto bassi, costi dei circuiti internazionali nel caso di pagamento con carta di credito, sicurezza e servizi anti-frode, affidabilità dell’infrastruttura, etc…”

PAGOPA PERMETTERÀ DI RIDURRE I COSTI?

È la tesi sostenuta dalla stessa pagoPA: “Il potere contrattuale di qualsiasi ente, anche di grandi dimensioni, è certamente inferiore a quello della Pubblica Amministrazione italiana nel suo complesso: per questo i PSP garantiscono a pagoPA un trattamento quasi sempre più vantaggioso.Inoltre, la trasparenza dei costi di commissione dovrebbe incentivare la concorrenza, livellando verso il basso i costi di commissione: ad esempio, se vedo che la mia banca mi fa pagare una commissione alta per pagare con conto corrente posso scegliere la carta di credito, anche con un altro istituto”. Ma è più facile che una riduzione dei costi a carico degli utenti si realizzi solo con un drastico intervento dell’autorità a tutela dei consumatori.

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