Innovazione

Gara per il cloud del Pentagono, ecco chi protesta contro Amazon

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L’appalto per il cloud computing del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti torna a infiammare la concorrenza tra colossi tecnologici americani schierati su due fronti nettamente contrapposti: Amazon – tutti gli altri.

La gara, aperta dal dipartimento della Difesa a luglio per la realizzazione della sua Joint Enterprise Defense Infrastructure (il cosiddetto progetto JEDI), è una maxi-commessa decennale del valore di 10 miliardi di dollari a beneficio di tutti i rami del Pentagono, tra cui lo U.S. Cyber Command e la DISA (Defense Information Systems Agency); copre 3,4 milioni di utenti e 4 milioni di dispositivi in tutto il mondo. La torta non è divisibile: il dipartimento della Difesa ha chiarito che per JEDI cerca un unico fornitore che rispetti tutti i requisiti e possieda le certificazioni richieste per gestire anche dati Top Secret. Questo approccio è stato oggetto di proteste da parte di Oracle, Ibm, Microsoft e Google, secondo cui equivale a mettere in pole position Amazon. Amazon Web Services (AWS), numero uno mondiale dei servizi cloud, si è infatti già aggiudicata, nel 2013, un contratto decennale da 600 milioni di dollari per ospitare il cloud della CIA; il Pentagono sarebbe propenso a confermare il fornitore dominante che, tra l’altro, possiede  tutti i requisiti necessari per la gestione dei dati riservati (Classified Secret Commercial Cloud Services -CS2S- clearance).

MICROSOFT SI FA AVANTI

Per Microsoft si è aperto uno spiraglio a fine maggio. Il colosso del software si è portato a casa il rinnovo di un contratto preesistente tra l’Office of the Director of National Intelligence (che include un totale di 17 agenzie, tra cui CIA, NSA e parti del dipartimento della Difesa) e il gruppo dell’IT Dell che ha Microsoft come sub-contractor: questo rinnovo le permette ora di vendere anche, per la prima volta, la suite per il cloud Azure nella versione studiata per il governo americano, in grado di distinguere le informazioni in livelli diversi di “riservatezza”, come fa il cloud di Amazon. Microsoft ha detto che questo contratto rappresenta “un risultato molto importante” e “una presa di coscienza” da parte dell’intelligence Usa: “Non ci si può basare su un unico fornitore cloud”, ha affermato da Dana Barnes, vice presidente della business unit national security di Microsoft.

LA MOSSA DI ORACLE

Oracle ha giocato un’altra carta. Nei giorni scorsi ha depositato protesta formale presso il GAO (Government Accountability Office), che vigila sulla regolarità delle procedure d’appalto pubbliche, sostenendo che la gara di JEDI è “impropria” perché non garantisce un’adeguata concorrenza tra i diversi fornitori. Una portavoce del colosso IT ha dichiarato che l’approccio del Pentagono “è contrario alla strategia multi-cloud dell’industria, che promuove la concorrenza, incentiva l’innovazione e porta a un abbassamento dei prezzi” e che con un contratto unico il dipartimento della Difesa si legherà per dieci anni o più a un solo fornitore “legacy” “mentre l’industria continua a innovare a ritmi veloci verso il cloud di prossima generazione”.

Secondo diversi esperti del settore Oracle ha poche possibilità di vincere la gara JEDI Cloud; l’azienda ha però già vinto un’altra “protesta formale”, depositata a febbraio presso il GAO, contro l’appalto da 950 milioni di dollari per la migrazione al cloud che il dipartimento della Difesa aveva assegnato alla REAN Cloud, società della Virginia partner di Amazon. REAN Cloud è già fornitore del Pentagono e ciò le ha dato la “corsia preferenziale” per ottenere un ampliamento del contratto preesistente, ma il GAO ha riconosciuto, come sostenuto da Oracle, che il dipartimento della Difesa non aveva adottato una procedura aperta alla concorrenza. Messo sotto pressione, il Pentagono ha nettamente ridimensionato il contratto a una commessa da 65 milioni di dollari.

SI DECIDE DOPO L’ESTATE

L’esposto di Oracle sulle procedure per l’appalto JEDI sarà valutato entro il 14 novembre; nel frattempo il Pentagono ha chiarito che una parte iniziale del contratto, della durata di due anni, permetterà di valutare se il cloud provider scelto per JEDI garantirà gli standard richiesti; inoltre, nei prossimi anni si apriranno opportunità per nuove commesse relative alla fornitura di servizi cloud per la Difesa. Le candidature per l’appalto JEDI possono essere presentate fino al 30 settembre; in lizza, oltre ad AWS e Oracle, ci saranno probabilmente Microsoft, Ibm e Google.

IL RETROSCENA

La gara per il cloud del Pentagono potrebbe avere un ruolo anche nei recenti rumor che hanno suggerito che Amazon si prepara a rescindere la lunga relazione commerciale con Oracle, che le ha fornito finora le sue tecnologie per database. Amazon avrebbe già avviato la migrazione verso sistemi proprietari e potrebbe abbandonare del tutto quelli di Oracle a inizio 2020. Gli analisti sono scettici sulla capacità di AWS di correre da sola, ma è possibile che Amazon voglia prendersi il distacco decisivo dalla concorrente, che sta crescendo nell’offerta di servizi cloud e sostiene che i carichi di lavoro critici non si possono gestire con la tecnologia di Amazon: Gartner non ha incluso Oracle nei leader del cloud (Infrastructure-as-a-service o IaaS), che include AWS (share di mercato del 52%), Microsoft, Google, Alibaba e Ibm; FactSet stima però che l’attività PaaS (Platform-as-a-service) e IaaS di Oracle stia crescendo a ritmi del 18%.

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