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Missili Cruise sulle Fremm, come si armerà la Difesa italiana

Non solo la decisione della Difesa di armare i droni dell’Aeronautica, ora la Marina militare punta ai missili cruise sulle Fremm, moltiplicando il raggio d’azione dei suoi sistemi d’attacco.Ma c’è il nodo risorse

Missili Cruise per sommergibili e Fremm della Marina militare italiana.

Secondo quanto riportato da Gianluca Di Feo su Repubblica, la Marina intende adottare i missili cruise, moltiplicando il raggio d’azione dei suoi sistemi d’attacco. Si supererebbe infatti il limite attualmente invalicabile dei missili Otomat.

Si tratta della seconda grande strategia di difesa nell’ambito delle dotazioni dei sistemi d’arma delle nostre Forze Armate adottata negli ultimi due mesi.

L’Aeronautica militare è pronta ad armare i propri droni. Come ha riportato Rid, la conferma è arrivata dal Documento Programmatico Pluriennale 2021. La Difesa ha deciso quindi di trasformare così gli aerei senza pilota da ricognizione e sorveglianza in bombardieri teleguidati.

Ora la notizia che la Marina militare intende imbarcare sul proprio naviglio, prima sui sommergibili poi anche sulle fregate, i missili Cruise in grado di colpire obiettivi nel raggio di oltre mille chilometri.

“Una svolta strategica che rivoluzionerà le capacità della nostra Difesa”, rimarca Di Feo su Repubblica.

Tuttavia, manca ancora il finanziamento per varare il “requisito operativo” della Marina. Anche se lo Stato Maggiore della Difesa lo ha già recepito, e l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ne ha già parlato in un’intervista a Rid.

“Il capo di Stato Maggiore della Marina Militare ha spiegato la necessità di migliorare gli strumenti di “naval diplomacy” in possesso dell’Italia, collocata dalla geografia in una delle aree più incandescenti del Pianeta: il Mediterraneo”, ha sottolineato il Sussidiario.

Senza dimenticare che i missili cruise sono lo stesso tipo di arma che sarà imbarcato sui sottomarini nucleari australiani al centro del dibattito internazionale in questi giorni.

Tra i programmi del Dpp 2021-2023 è incluso “Aggiornamento del payload MQ-9″ dove MQ-9 è la sigla che indica i droni Reaper, al momento l’inserimento dei missili cruise per la forza navale non è previsto nel Dpp della Difesa.

Tutti i dettagli.

LA RICHIESTA DELLO STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

La Marina militare prevede di dotare i nuovi sottomarini e le fregate Fremm della Marina di missili cruise: armi con un raggio d’azione superiore a mille chilometri, che rivoluzioneranno la possibilità di intervento.

Il costo si aggira intorno a un milione di dollari a esemplare.

L’iniziativa non è ancora finanziata, ma inserita tra i “requisiti operativi” dello Stato Maggiore.

MOLTIPLICATO IL RAGGIO D’AZIONE DEI SISTEMI D’ATTACCO

Attualmente i missili Otomat di cui dispone l’Italia hanno una gittata massima di 200 km e sono in dotazione unicamente alle unità di superficie.

I missili cruise — imbarcati prima sui sommergibili e poi sulle Fremm secondo i piani della Marina — hanno invece una portata di oltre mille chilometri.

“In questo modo, la capacità di deterrenza contro minacce d’ogni tipo e la possibilità di tutela dell’interesse nazionale si allargherebbe – ad esempio – fino a includere l’intero territorio libico”, evidenzia Repubblica.

LA PORTATA STRATEGICA

“Per le nostre forze armate l’introduzione dei cruise rappresenterebbe un altro cambiamento strategico. Unita alla recente decisione di armare i droni Predator dell’Aeronautica, permetterebbe la possibilità di attacco su distanze attualmente inconcepibili, mettendo a disposizione delle autorità di governo una gamma di azioni di deterrenza mai viste prima. Dal punto di vista teorico, i bombardieri teleguidati e i cruise a bordo dei sottomarini cambieranno tutti i concetti della nostra Difesa, rendendola capace di presidiare l’intero “Mediterraneo allargato”: l’area di interesse nazionale definita nei documenti del governo, che va ben oltre i confini del mare” ha puntualizzato Repubblica.

Ad oggi solo Usa e Regno Unito impiegano i missili Cruise in operazioni militari.

QUALE TIPO DI ARMAMENTO?

Tuttavia, al momento la Difesa non ha esplicitato quale modello di missile cruise intenda adottare.

Non si sa dunque se per armare le unità della Marina militare si punterà sui missili Tomahawk statunitensi in alternativa a progetti europei.

“Per il futuro si pensa al franco-britannico FC/ASW, un progetto innovativo che però è ancora nella fase di studio e rischia di venire stroncato dalla lite tra Parigi e Londra per il contratto dei sottomarini australiani. Le alternative immediate sul mercato sono lo Scalp Naval, prodotto per la Francia dal consorzio europeo Mbda, e l’ultima versione del Tomahawk statunitense, che sulla carta pare la soluzione più probabile” ha rimarcato Repubblica.

Al momento lo Scalp Naval sarà in dotazione alle Fremm francesi ma non a quelle italiane.

Il Tomahawk realizzato dall’americana Raytheon, il primo dei cruise, ha rappresentato una svolta. I razzi restano accesi fino all’impatto e il missile è guidato da un sistema che sfrutta il Gps, garantendo la precisione assoluta.

“Il problema dei Tomahawk è che si appoggiano alla rete GPS III militare per cui sono gli Usa che devono fornire la finestra di opportunità per eseguire il lancio. Quindi, significa condividere bersaglio e posizione di lancio se non si vuol ripetere la vicenda del 1° lancio Scalp” ha commentato via Twitter l’analista Aurelio Giansiracusa, animatore di Ares Osservatorio Difesa.

LA PRECISAZIONE DI PIETRO BATACCHI, DIRETTORE DI RID

Infine, non va dimenticato che a differenza della decisione di armare i droni dell’Aeronautica, per i missili delle unità navali manca la previsione delle risorse.

“Nel Documento programmatico pluriennale della Difesa 2021-2023 il finanziamento per i missili deep strike ancora non ci sta però è un’esigenza che la Marina Militare ha formalizzato, che la Difesa ha accettato, un’esigenza consolidata”, ha commentato all’Adnkronos Pietro Batacchi, direttore di Rid, sull’intenzione della Marina Militare di adottare missili cruise su sottomarini e fregate.

“Vedremo quando arriveranno i finanziamenti, si tratta di un’arma che alla Marina e alla Difesa in generale serve. Viene usata nelle prime fasi del conflitto, che sono poi le decisive, quando è necessario neutralizzare gli obiettivi strategici dell’avversario e se non hai queste armi giochi un ruolo di minore livello” ha osservato il direttore di Rid.

“Sono di fatti sempre di più gli Stati, come il Pakistan, la Corea, che si stanno dotando di armi del genere oltre agli americani, che per anni ne hanno avuto il monopolio, agli inglesi e ai francesi. Le principali potenze mondiali si sono dotate di missili cruise a lungo raggio quindi l’Italia non può restare senza”. “È la stessa cosa avvenuta per i droni armati, l’Italia era l’unica potenza che non li aveva, anche per sensibilità politica, ma ora sono stati inseriti nel documento programmatico pluriennale”, ha concluso Batacchi.

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