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Samsung

Microchip, tutti i maxi-investimenti di Samsung e Hynix in Corea del sud

Samsung e Sk Hynix sono le due aziende protagoniste del maxi-piano sui microchip della Corea del sud: investimenti per 470 miliardi di dollari fino al 2047. Tutti i dettagli.

Lunedì la Corea del sud ha presentato un piano da 471 miliardi di dollari di investimenti privati per la creazione del più grande centro di produzione di microchip al mondo.

COSA SAPPIAMO DEL PIANO DELLA COREA DEL SUD

La somma coprirà oltre un ventennio, fino al 2047, e servirà a finanziare la costruzione di tredici nuove fabbriche (in aggiunta alle ventuno esistenti) e tre centri di ricerca. L’area interessata dal progetto include le città di Pyeongtaek e di Yongin, nella parte centro-occidentale del paese, e sarà la più vasta al mondo dedicata alla realizzazione di semiconduttori: per il 2030 si prevede una produzione di 7,7 milioni di wafer al mese.

L’IMPORTANZA DEI MICROCHIP PER LA COREA DEL SUD

Le aziende maggiormente coinvolte nel piano sono due, Samsung Electronics e SK Hynix. Il governo le sosterrà con grosse esenzioni fiscali, con l’obiettivo di vincere la competizione internazionale sui chip – anche il vicino Giappone, per esempio, sta sussidiando generosamente la produzione nazionale – e tutelare un’industria che vale il 16 per cento delle esportazioni totali sudcoreane.

COSA FARANNO SAMSUNG E HYNIX

Il piano d’investimento ventennale prevede, in breve, che Samsung e Hynix costruiscano in patria le fabbriche di microchip più avanzati. Delle due, Samsung è l’azienda che investirà di più (circa 370 miliardi di dollari al 2047): vuole, in particolare, migliorare la sua posizione nel segmento delle fonderie, cioè della manifattura di semiconduttori per soggetti terzi. Hynix, invece, spenderà oltre 90 miliardi nella produzione di chip di memoria a Yongin.

La regione compresa tra Yongin e Pyeongtaek ospiterà anche centri di progettazione di microchip e stabilimenti di materiali. La Corea del sud vuole dunque disporre di un’intera filiera sul proprio territorio, in modo da rendersi quanto più autosufficiente dall’estero; allo stesso tempo vuole accrescere la sua quota nel mercato dei chip logici dall’attuale 3 per cento al 10 per cento entro il 2030.

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