Meta ingrana la retromarcia riguardo alla decisione di chiudere la sua app di messaggistica istantanea WhatsApp ai chatbot di terze parti. Un dietrofront che non deve sorprendere dato che le autorità europee avevano subito minacciato contromisure immediate ritenendo la mossa del colosso di Menlo Park lesiva dei principi attinenti la libera concorrenza.
LA SOLUZIONE MEDIANA DI META
Non bisogna però vedere la nuova strategia di Meta solo come una retromarcia totale. Anzitutto perché si tratta di una soluzione ponte, che riguarda al momento il solo 2026. In secondo luogo Meta intende far pagare pedaggio ai chatbot terzi: prezzi che varieranno da 0,0490 a 0,1323 per messaggio, a seconda del Paese.
“A partire dal 16 febbraio 2026, nei Paesi in cui Meta è legalmente tenuta a supportare l’uso della piattaforma WhatsApp Business da parte dei provider di IA, addebiterà ai provider di IA i costi dei messaggi non basati su modelli inviati agli utenti di WhatsApp in questi Paesi”, si legge infatti nell’ultimo aggiornamento delle Condizioni d’uso.
Del resto Meta aveva preso la decisione di chiudere l’app di chat ai chatbot terzi proprio per motivazioni economiche legate all’aggravio di lavoro registrato sulle Business API: è comprensibile che per questa apertura chieda un supporto economico.
I CHATBOT TORNANO, MA I DUBBI RESTANO
Bisognerà però capire se tale balzello sarà accettato dalla Commissione europea oppure visto come un nuovo modo di rendere la vita più difficile alle terze parti che usano WhatsApp per i loro chatbot di Intelligenza artificiale. Il rischio infatti è che Menlo Park venga nuovamente accusata di agire in modo da favorire l’algoritmo proprietario, Meta AI, che peraltro aveva suscitato non poche polemiche quando di colpo apparve sull’app di messaggistica istantanea, specie qua in Europa.







