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Mercato delle verità o caos informativo a fini commerciali?

Il Mercato Delle Verità Nicita

”Il mercato delle Verità”, il nuovo libro di Antonio Nicita, letto da Dario Denni

 

La filosofia ha sempre ricercato la verità. Kant e Heidegger si interrogavano su come orientarsi nella verità e prima di loro Platone, Eraclito, Demostene e altre decine di illustri maestri del pensiero hanno indagato a fondo il rapporto tra libertà di espressione e verità del fatto.

Di tutto questo si parla nel libro di Antonio Nicita “Il Mercato delle Verità” (edizioni Il Mulino, 239 pagine, 16 euro) che però non è un testo filosofico ma un’indagine scientifica di taglio economico, che studia il fenomeno della verità associato al diritto a non essere disinformati.

Fin dal primo capitolo il lettore viene immerso in un mare di domande, che Nicita – come un novello Dante alle porte dell’Inferno – pone a se stesso e finge di esserne travolto. Lo smarrimento dura poco.

Si guarda all’America degli anni venti, quelli ruggenti del 1920 e quelli moderni del 2020. Ne emerge che Trump ha totalizzato un 70% di bugie nel corso di un fact-checking esplorativo della sua carriera presidenziale. Eppure sembra che non interessi più a nessuno la verità nell’era della post-verità dove tutto è opinabile, e perfino le prove si trasformano in un primo indizio, utile per alimentare nuovi complotti. Ed è proprio qui che il lettore conosce i veri meccanismi delle fake news, come si sostanziano e come si diffondono.

In questo libro Nicita mette in campo tutta la sua esperienza da regolatore delle comunicazioni. E si chiede: Ma che fine ha fatto il pluralismo? Il pluralismo delle fonti. Il pluralismo interno e quello esterno. La responsabilità editoriale.

Ecco, succede che questi grandi traguardi democratici hanno ceduto il passo all’algoritmo. Chi organizza i contenuti che vediamo sui social, ci sta pre-orientando come direbbe Kant, oppure sta ordinando il caos delle informazioni a fini commerciali, come direbbe Nicita.

Applicando le teorie di Smith, von Hayek, Arrow, McKenzie con richiami dottrinali concatenati in una narrativa avvincente, scopriamo che in fondo l’informazione è un bene economico, si scambia in un mercato dove le asimmetrie informative e la concorrenza creano dinamiche sorprendenti.

Kant diceva che “Non c’è vera libertà nel tener per vero senza verità”. Come nelle religioni. C’è carenza di conoscenza soggettiva, perché l’uomo è limitato a livello cognitivo. Ma anche carenza oggettiva, quando pur bombardati da informazioni manteniamo una sostanziale pigrizia a ricercare la verità, e si finisce per accettare quella che desideriamo o che ci va più comoda.

Potrebbe essere una strategia evolutiva come nel mimetismo batesiano, dove certi animali confondono gli altri trasmettendo informazioni sbagliate per sopravvivere. Ma Lacan, sono certo, su questo non sarebbe d’accordo.

Alla fine i populisti dei nostri tempi non spiegano tutto ma spiegano semplice, aprono il futuro a possibilità miracolistiche e ci riescono a creare una nuova infodemia nel corso di una drammatica pandemia. È così che noi stessi ci autoconvinciamo di sapere, magari ci confrontiamo con qualcuno che pensiamo ne sappia più di noi. E di fronte al dilemma, quando tutto sembra falso o tutto sembra vero, ci polarizziamo.

Il libro scorre veloce e può essere strumento di grandi approfondimenti perché ogni capitolo è corredato da una robusta bibliografia che lo completa. Sarà il lettore, alla fine di questo lungo percorso di analisi, a ritrovarsi per non essere travolto da una cascata di errori, conferme e pregiudizi che ci portano fuori strada.

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