Innovazione

Leonardo-Finmeccanica, perché il governo punta sul drone di Piaggio Aero? L’approfondimento di Giansiracusa

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Piaggio Aerospace, Leonardo-Finmeccanica e i droni. L’approfondimento dell’analista ed esperto di cose militari, Aurelio Giansiracusa

 

Come evidenziato dall’articolo di Gianluca Zappa del 2 settembre, sarebbe in dirittura d’arrivo il piano di salvataggio della Piaggio Aerospace messo a punto dal Governo Conte uscente, dall’allora Ministro del Lavoro e Sviluppo Economico Luigi Di Maio di concerto con il Ministro della Difesa Trenta e dal Ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Oggetto di tale piano era ed è il salvataggio della Piaggio Aerospace che, dopo l’avventura emiratina, si è trovata a dover gestire una pesante situazione debitoria, un portafoglio ordini pressoché vuoto e una grave crisi occupazionale, costringendo la gestione a richiedere l’amministrazione straordinaria per far fronte alla contingenza.

La crisi attuale ha origine lontane, allorquando la proprietà di Piaggio decise di cedere la maggioranza azionaria della divisione Aerospace, accettando il piano economico-tecnologico presentato dal fondo sovrano Mubadala.

Mubadala, tra l’altro, era fortemente impegnata nella vicenda Alitalia tramite la controllata Emirates Airlines (e con la successiva polemica per il contratto di leasing dell’Airbus A340 “Presidenziale”).

Tale piano prevedeva il rilancio del programma Avanti, sia con piattaforme da sorveglianza marittima con equipaggio sia con una versione priva di equipaggio tutta da sviluppare.

A questo programma erano molto interessate le Forze Armate Emiratine che devono controllare una vasta area dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico.

Evidentemente, per far “decollare” il programma era necessario l’apporto indispensabile tecnico, tecnologico e di supporto operativo dell’Aeronautica Militare che, da parte sua, aveva ed ha acquistato un bagaglio di esperienza invidiabile nel settore grazie all’impiego operativo dei droni statunitensi General Atomics MQ-9A Predator, ora affiancati dai più prestanti MQ-9B Reaper.

Gli Emiratini, evidentemente presi dall’entusiasmo, piazzarono un ordine per 8 sistemi (ogni sistema è formato da una stazione di controllo a terra e da due velivoli). Sulle prime l’Aeronautica non dimostrava soverchio interesse all’acquisto dei sistemi, limitandosi a supportare il programma.

Successivamente, anche per dare maggiore credibilità internazionale al programma, iniziò a filtrare ad un interesse operativo anche dell’Aeronautica Militare per questa macchina.

Il programma è stato portato avanti tra problemi tecnici (un atterraggio lungo e soprattutto “un bagno” nello Stagnone di Trapani), operativi e finanziari, fino a quando è stato sospeso perché Mubadala non ha più concesso le risorse per completare il programma di sviluppo e della necessaria certificazione.

Da notare che, il fondo sovrano Mubadala degli Emirati Arabi Uniti acquirente del pacchetto azionario di maggioranza, all’epoca del Governo Renzi, aveva tentato di vendere la divisione Aerospace ad investitori cinesi interessati ad acquistare il ramo aeronautico di Piaggio, ma tale manovra fu bloccata dal Ministero dell’Economia perché si trattava di tecnologie sensibili attinenti la sicurezza e difesa nazionale.

In parole povere, il programma P1HH è finito nel limbo perché gli Emiratini non ne vogliono più supportare lo sviluppo e perché da parte italiana sono sorti dubbi sull’operatività di questa macchina.

Infatti, nell’audizione parlamentare del 2 maggio 2018 dell’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Generale Ezio Vecciarelli, oggi Capo di Stato Maggiore della Difesa, emergevano chiari i problemi accumulati dal programma P1HH, “ impostato quale iniziativa “crash” per soddisfare esigenze urgenti sicurezza EAU e con evidenti “Limiti tecnico/operativi ritenuti accettabili da EAU per costi contenuti e tempi compressi: computer di bordo saturi; Funzioni flight critical non segregate rispetto a mission chain; collegamento satellitare a banda limitata per spazi antenna integrabile; struttura aerodinamica metallica
pesante; endurance non adeguata per missioni ISR”.

A questo quadro non proprio positivo la relazione aggiungeva:

1) Errata valutazione complessità programma P.1HH, trasformazione in azienda «militare», eccessivo turn-over Top Management, non convinta adesione Finmeccanica al programma ed ipofinanziamento costi di sviluppo (circa 340 MEuro) hanno determinano 2 anni di ritardo nelle attività, con nuova sofferenza finanziaria Piaggio; 2) I ritardi della Piaggio (P.1HH non ancora consegnato) hanno determinato l’indisponibilità degli azionisti a farsi carico degli ulteriori debiti della società con un rallentamento delle attività di sviluppo P.1HH con uno stop work di 6 mesi; 3) A luglio 2017 definite condizioni per l’asseveramento di un nuovo Piano Industriale 2017 a garanzia della sostenibilità futura dell’azienda e riavvio attività di sviluppo, asseverato il 22 dicembre 2017.

Questa descrizione era prodromica alla presentazione della versione P2HH, un programma completamente nuovo, profondamente rivisto del P1HH, con il quale aveva ben pochi punti in comune con la prima versione dell’Hammerhead.

Infatti, tale versione prevedeva (formalmente ancora prevede) 24hr (+ 1 hr riserva) “on station” a 500NM dalla base di decollo in configurazione ISTAR ad una quota operative di 27,500 ft; 10hr (+ 1 hr riserva) “on station” a bassa quota (50%) a 500NM dalla base di decollo in configurazione MPA; Flessibilità nelle velocità di crociera e quota per sfruttare le prestazioni (NIIRS) dei sensori EO/IR e Radar; Capacità di operare da MOB & Remote Split con GCS trasportabile e Launch & Recovery GCS; Capacità Multimissione: ESM, ASW/MPA in funzione di eventuali esigenze Nazionali; Flessibilità nell’aggiunta di sensori /Capacità (WAS, MAD, ESM, ….).

Per tale programma l’AM richiedeva 766 milioni di euro complessivo per la fase di sviluppo, costruzione di due prototipi e 10 sistemi, ognuno con una stazione di controllo a terra ed una coppia di velivoli, con chiara suddivisione dei compiti tra Piaggio Aerospace e Leonardo (ex Finmeccanica) che entrava pesantemente nella gestione del programma.

Tutto questo non si è materializzato perché il precedente Governo Conte ha preferito temporeggiare ed ha, invece, previsto (ma non ancora attuato) un programma da 716 milioni di euro (quindi, con un risparmio complessivo di soli 50 milioni di euro rispetto al programma P2HH) che coinvolge la divisione revisioni motori di Piaggio, nuove commesse delle FF.AA. per gli executive Avanti II (di cui non si sente proprio la necessità) e “ciliegina sulla torta”, il completamento del programma di certificazione del P1HH con il “regalo” all’Aeronautica Militare di un sistema e di due P1HH di serie, già praticamente completati e immagazzinati in vista di tempi migliori.

Operativamente, l’AM non ci guadagnerà nulla con il P1HH perché, come scritto, non è una macchina studiata per le esigenze della nostra Forza Armata ma per quella Emiratina, e, come sottolineato, è ricca di difetti e di limitazioni. Il numero di velivoli è per fortuna limitato per cui, oltre ad un’attività sperimentale/addestrativa, è prevedibile che non si andrà.

Rimane il cruccio che soldi pubblici potevano e dovevano essere allocati in modo migliore, assicurando all’Aeronautica Militare ed alle Forze Armate aeromobili da sorveglianza di ben altro spessore rispetto ai P1HH emiratini per le esigenze di difesa e sicurezza nazionale.

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