Mentre in Australia le autorità intensificano i controlli su piattaforme come Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube – e relative aziende, ovvero Meta Platforms, TikTok e Google – per il rispetto del divieto agli under 16, le stesse big tech portano avanti nuove strategie per diversificare i ricavi. Indagini e sperimentazioni procedono così su piani paralleli, delineando una fase di forte trasformazione per il settore.
INDAGINI SUL RISPETTO DEL DIVIETO IN AUSTRALIA
Il governo australiano ha avviato indagini su Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube per una “potenziale non conformità” al divieto che impedisce ai minori di 16 anni di utilizzare i social media, entrato in vigore a dicembre. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha dichiarato che le aziende non starebbero facendo abbastanza per applicare le regole, mentre la commissaria per la sicurezza online Julie Inman Grant ha annunciato il passaggio a una fase di applicazione delle norme: “Queste piattaforme possono adeguarsi già oggi, e ci aspettiamo certamente che le aziende che operano in Australia rispettino le nostre leggi sulla sicurezza”.
Le piattaforme, se non adotteranno misure adeguate, rischiano sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani. Tuttavia, le autorità hanno chiarito che eventuali azioni richiederanno tempo, poiché sarà necessario dimostrare che le aziende non hanno implementato sistemi efficaci per impedire l’accesso ai minori.
UN DIVIETO DIFFICILE DA APPLICARE
Nonostante l’introduzione della normativa, una quota significativa di utenti sotto i 16 anni continua ad accedere ai social. Lo dimostra un sondaggio citato dal Guardian su circa 900 genitori che ha rilevato che il 31% dei bambini possiede ancora account, rispetto al 49% prima del divieto.
Tra gli under 16 già presenti sulle piattaforme, circa il 70% ha mantenuto l’accesso su Instagram, Snapchat e TikTok, mentre poco meno della metà è rimasta attiva su YouTube. Secondo il rapporto, “nonostante una riduzione complessiva del numero di account, una quota significativa di minori sotto i 16 anni mantiene account su piattaforme soggette a limiti di età”.
Le autorità hanno inoltre segnalato pratiche ritenute inadeguate, come la possibilità per i minori di tentare più volte la verifica dell’età o di creare nuovi account dopo la sospensione.
TECNOLOGIE DI VERIFICA INSUFFICIENTI
La commissione eSafety australiana ha evidenziato limiti nei sistemi adottati dalle piattaforme, inclusa la stima dell’età tramite riconoscimento facciale, ritenuta poco affidabile soprattutto per gli utenti vicini alla soglia dei 16 anni.
Secondo il governo, alcune aziende avrebbero inoltre adottato controlli troppo deboli, consentendo agli utenti di aggirare facilmente le restrizioni. “Nulla di tutto ciò è impossibile. Nulla di tutto ciò è nemmeno difficile per le grandi aziende tecnologiche, che sono imprese innovative da miliardi di dollari. Ciò che emerge da questo aggiornamento è inaccettabile”, ha affermato Wells.
LA RISPOSTA DI META
Meta, tuttavia, si è giustificata sottolineando le difficoltà tecniche: “Abbiamo anche chiarito che determinare con precisione l’età online è una sfida per l’intero settore”. E ha ribadito il proprio impegno a rispettare la normativa e a collaborare con le autorità australiane. “L’approccio più efficace, coerente e rispettoso della privacy è richiedere una solida verifica dell’età e l’approvazione dei genitori a livello di app store e sistema operativo prima che un adolescente possa scaricare un’app o creare un account”, ha dichiarato un portavoce.
L’azienda ha inoltre spiegato che continuerà a investire nei sistemi di individuazione e rimozione degli account under 16, mentre TikTok e Google non hanno finora rilasciato commenti.
NUOVI MODELLI DI BUSINESS PER I SOCIAL
Nel frattempo, per non soccombere alle pressioni regolatorie, Meta sta testando nuove fonti di ricavo. La società infatti, come riporta TechCrunch, ha avviato in alcuni Paesi un abbonamento premium su Instagram, chiamato Instagram Plus, che introduce funzionalità esclusive per gli utenti paganti.
Tra queste, precisa Bloomberg, vi è la possibilità di visualizzare le Storie senza essere rilevati, oltre a strumenti avanzati di gestione del pubblico e maggiore controllo sulla visibilità dei contenuti. L’iniziativa si inserisce nella strategia di diversificazione delle entrate oltre la pubblicità, principale fonte di ricavi del gruppo. “Il nostro obiettivo con questi test – ha spiegato un portavoce di Instagram – è capire cosa le persone ritengono più utile in un insieme di funzionalità premium”.
Secondo le informazioni disponibili, il servizio è in fase di test in Paesi come Messico, Giappone e Filippine, con prezzi di pochi dollari al mese.
L’introduzione di abbonamenti, osserva il quotidiano economico, rappresenta una tendenza più ampia nel settore tecnologico. Anche aziende come Snap e X stanno sviluppando offerte a pagamento per affiancare i ricavi pubblicitari e renderli più prevedibili e Meta ha confermato di valutare modelli simili anche per Facebook e WhatsApp, segnalando un’evoluzione strategica mentre il settore affronta al contempo nuove regolamentazioni e cambiamenti nelle abitudini degli utenti.







