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La Xbox di Microsoft e i PC? Galline dalle uova d’oro per… Sony

Gli alti costi di sviluppo e le materie prime sempre più care per realizzare le console starebbero spingendo due big del mercato videoludico ad allargare le proprie frontiere, abbracciando il genere dei multipiattaforma. Ecco come si stanno muovendo Microsoft e Sony

Ben prima che Sony e Microsoft si affacciassero nell’arena dei videogiochi, c’erano due gladiatori che se la davano di santa ragione: Sega e Nintendo (ma si potrebbe tornare ancora più indietro, ai tempi di Amiga e Commodore). Il mondo dei videogames è sempre stato caratterizzato da vedute assai rigide secondo le quali chi produce software e vuole farlo davvero in grande deve anche realizzare da sé i propri hardware. Non a caso il fatto che Sega, per sopravvivere, abbia dovuto smettere di produrre console per concentrarsi esclusivamente sui videogames è sempre stato vissuto come un’onta dalla Casa del Porcospino blu. E come uno spauracchio dalle sue principali rivali, le conterranee Sony e Nintendo. Ma adesso qualcosa starebbe cambiando.

IL MULTIPIATTAFORMA RICETTA PER USCIRE DALLA CRISI?

Realizzare console costa sempre di più. La crisi dei chip ha rallentato le filiere e azzoppato le vendite: basti pensare a PlayStation 5, introvabile per tutto il primo anno dal lancio. E ai rincari che hanno subito entrambe le console: quella di Sony e quelle di Microsoft sono state le prime macchine nella storia a veder salire i prezzi al dettaglio mesi dopo il lancio, anziché vederli diminuire.

Ma anche sviluppare giochi costa sempre di più: secondo quanto ha riportato sul proprio profilo LinkedIn un noto insider dell’industria dei videogiochi, ex-Accenture Gaming Lead, David Reitman, Starfield, ovvero il titolo di punta Microsoft per l’autunno 2023 avrebbe richiesto un budget di 200 milioni di dollari e un team di 500 persone.

Ancora, grazie ai documenti del fascicolo FTC contro Microsoft sull’acquisizione di Activision Blizzard è venuto fuori che The Last of Us Parte 2  è costato 220 milioni di dollari mentre Horizon Forbidden West, la killer application di PlayStation 5, 212 milioni di dollari.

TANTI SOLDI PER UNA SOLA CONSOLE?

Ha senso spendere così tanti soldi per progetti che verranno rinchiusi nei recinti di una unica console? Probabilmente no. Ci guadagna di più chi, nei panni di una software house pura (realizzatrice di software ma non costruttrice di hardware) crea videogame che verranno poi distribuiti su una pluralità di sistemi.

Un colosso come Red Dead Redemption 2, per esempio, che ha piazzato oltre 65 milioni di copie in tutto il mondo facendo incassare nel weekend di debutto 725 milioni di dollari, sarebbe costato una cifra analoga solo di sviluppo, destinata a raddoppiare includendo anche le attività collaterali.

Sulla medesima linea il criticatissimo Cyberpunk 2077 di cui sappiamo cifre ancora più dettagliate: in tutto è costato 316 milioni, di cui 173.8 milioni per la realizzazione mentre il resto per attività di marketing, ingaggio di Keanu Reeves, ecc…

Anche gli studi cinesi confermano che la somma da allocare per sviluppare un videogame tripla A deve essere stellare: Genshin Impact è costato 100 milioni nel 2021, con 200 milioni di spese aggiuntive all’anno per supporto e sviluppo. E si tratta di un free-to-play con acquisti in-game. Un titolo che si scarica insomma gratuitamente ma in grado di cambiare la vita ai tre studenti oggi ricchissimi dietro l’ex startup videoludica (il CEO Cai Haoyu è il 54° paperone cinese con 55,35 miliardi di yuan, l’equivalente di 7,80 miliardi di euro, il presidente Liu Wei è 114° con 30,51 miliardi di yuan, ovvero 4,30 miliardi di euro mentre il vice presidente Luo Yuhao chiude con circa 4,10 miliardi di euro: i loro patrimoni combinati ammontano a 16 miliardi di euro).

MICROSOFT E SONY HANNO CAMBIATO IDEA?

Su più piattaforme appare un videogame, più salgono le probabilità di rientri dei costi. E quel tema è improvvisamente diventato caro a Sony, che vende molte PlayStation 5, vende molti videogame realizzati internamente, eppure ha margini di guadagno sempre più rosicchiati. Ed è costretta a licenziare.

Non sorprende perciò che Sony abbia iniziato a destinare diversi titoli originariamente previsti solo PlayStation anche a Xbox e PC.

 

Tale mossa, nel corso dell’anno fiscale 2023, ha permesso a Sony di guadagnare quasi un miliardo di dollari, per la precisione 730 milioni di dollari. Una cifra che non sposta gli equilibri del suo conto economico, certo, ma tutto sommato meritevole di attenzione, considerato che, mentre su Steam ha iniziato a sfoderare un buon numero di videogame, su Xbox è presente con un unico titolo: MLB The Show 24.

Sul fronte opposto, Microsoft si starebbe muovendo con la medesima strategia. Secondo indiscrezioni di stampa durante un meeting interno Sarah Bond, presidente della divisione Xbox, avrebbe detto che potenzialmente “ogni schermo può essere una console” per la Casa di Redmond. Sempre secondo i media, Microsoft utilizzerà l’uscita su PS5 di Sea of Thieves come “test fondamentale” per decidere se percorrere la stessa strada con altri giochi first-party.

Un po’ un paradosso, dato che il titolo in questione è stato sviluppato dalla software house britannica Rare che, da quando è stata acquisita, ha di fatto interrotto tutti i rapporti con Nintendo (negli anni Novanta e primi Duemila è stata invece responsabile delle serie Donkey Kong Country e Banjo-Kazooie, ma anche di titoli come 007 GoldenEye e Perfect Dark). Comunque sia, data l’accoglienza ottenuta dai pirati di Microsoft / Rare nei lidi Sony, è facile supporre che anche Redmond investirà sempre più nei multipiattaforma. E Nintendo? Continuerà a ballare da sola?

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