Innovazione

Internet Tv: ecco il futuro del mercato video

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Da Amazon a Netflix e Yotube, passando per Vivendi e Mediaset: come l’Internet tv cambia (e potrebbe cambiare) il mercato video italiano ed internazionale

La rivoluzione è in atto. Il mercato Tv, in Italia e all’estero, deve fare i conti con i colossi tecnologici quali Netflix e Amazon, che propongono contenuti fruibili a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, grazie ad una connessione internet. Un intrattenimenti h24 che risponde, sempre, ai gusti dell’utente. Nessun palinsesto rigido, ma scelta dei contenuti (numerosi e originali).

E se Netflix ha fatto scuola a tutti nel settore della internet tv, è anche vero che Amazon non ha perso tempo per lanciare il guanto di sfida e che Youtube (Google) è a lavoro per entrare con maggiore decisione sul mercato, mentre anche i player tradizionali hanno pensato di scendere in campo (provando anche ad anticipare i tempi) con servizi come Infinity di Mediaset e NowTv di Sky. Nonostante tutto, però, è la tv free e in chiaro a farla da padrone, sia per visione sia per introiti pubblicitari. Ma andiamo per gradi.

Lo scenario internazionale

L’Internet Tv conquista sempre più spazio: solo nel 2015, come riportato da Digital TV Research, la streaming Tv ha generato un fatturato di 26 miliardi di dollari in tutto il mondo. E si stima che tale fatturato sia destinato a crescere, al 2020, fino a 51 miliardi. Nonostante i numeri siano importanti e non da sottovalutare, anche a livello internazionale la partita la vince ancora la Tv free e in chiaro.

I gusti degli utenti, comunque, stanno cambiando (sempre più appassionati a serie tv) e con essi cambia anche il modo di fruizione. E a guidare questa rivoluzione, a livello internazionale, sono certamente tre grandi player: Netflix, Apple ed Amazon, che detengono già il 67% del mercato globale. Se Youtube dovesse scendere in campo nel 2017, come previsto, il peso dei colossi web statunitensi potrebbe toccare quota 90%.

“C’è una parte degli utenti della tv che preferisce l’on-demand alla tv fissa” ha dichiarato a Start Magazine Andrea Biondo, giornalista del Sole24Ore. “Nonostante questo, la Tv free resta ancora quella che raccoglie più telespettatori e più introiti pubblicitari (nei primi 10 mesi si è già sopra i 3 miliardi di euro).

Lo scenario italiano: Tv Free vs Internet Tv

Partiamo da un dato di fatto: l’Italia è ancora poco digitalizzata. La mancanza di una rete infrastrutturale a banda ultralarga è sicuramente un deterrente per la crescita lenta dell’Internet Tv.

Lo scenario italiano è dominato ancora dalla televisione free in chiaro, come tutto il mondo. Facendo gran parte degli ascolti ovviamente la tv free fa anche gran parte degli introiti pubblicitari, che quest’anno sono in crescita, nei primi 10 mesi, del 6,4%”, ha spiegato Andrea Biondo. In questo panorama “Il gruppo Mediaset ha la maggioranza della quota di investimento di mercato pubblicitario: ad ottobre valeva il 56% di tutti gli investimenti pubblicitari del mercato tv italiano, una quota leggermente scesa rispetto al 58% di un anno fa, perché nel frattempo si sono fatte avanti per la tv free anche Sky e Dicovery”.

Anche in Italia – ha continuato Biondi – comunque si stanno facendo largo altre forme di fruizione tv, non in maniera veloce, ma questo è dovuto anche alle condizioni di un’assenza rete a banda ultralarga. C’è da dire che comunque ci sono dei Player consolidati”. Netflix, in Italia, arrivato ad ottobre dello scorso anno, ora conta 170mila abbonati, secondo le stime recenti di Pwc.

Internet Tv: concorrenza spietata

Dicevamo, è Netflix che in questo settore ha fatto scuola. Ma i grandi colossi del web non hanno poi impiegato tanto tempo per imparare, così come anche i player più piccoli, che visti i numeri promettenti del mercato hanno deciso di scendere in campo.

NetflixSe Netflix, al suo arrivo in Italia, ha dovuto confrontarsi con Infinity e Skyonline (oggi NowTv), è vero anche che in America ha dovuto fare i conti con con Hulu, un servizio di Internet Tv di proprietà congiunta di 21st Century Fox, Disney e NBC Universal, ma anche con reti, da sempre considerate alleate delle piattaforma di Hastings, che avevano cominciato a sviluppare proprie applicazioni di streaming Tv.

E non solo. Oggi Netflix è chiamato a giocare (anche in Italia) partite ben più importanti: quella con Amazon che potrebbe sfruttare il vantaggio di offrire un pacchetto comprensivo anche del servizio di spedizione Prime, e quella con Google che nel 2017 dovrebbe lanciare Youtube Unplugged, un servizio al quale gli ingegneri di Big. G stanno lavorando da qualche mese. Non dimentichiamoci poi di Apple, un ecosistema già ricco di contenuti.

Vivendi – Mediaset: le conseguenze di una possibile alleanza

Anche la vicenda Vivendi-Mediaset si colloca in questo scenario. Il mancato accordo di aprile 2016 tra le due aziende ha fatto saltare, almeno per il momento, il sogno di Vincent Bollorè (numero uno della società francese), quello di creare una Netflix europea, portando la questione in tribunale. A dirla tutta, Vivendi non sembra arrendersi e, da sempre interessata a Mediaset più che alla sua pay-tv, ha deciso di rastrellare le azioni della società del Biscione.

La scalata di Vivendi a Mediaset credo che sia la naturale evoluzione di un percorso che purtroppo si è incrinato a luglio. Ad Aprile le aziende hanno siglati un accordo che aveva come perno la pay tv premimu, poi a luglio questo accordo è stato disconosciuto da Vivendi, che ha avanzato una nuova proposta, chiedendo il 15% di tutta Mediaset. Ora Bollorè, vedendosi respinta la nuova proposta ha deciso di portare a casa anche qualcosina di più rispetto a quanto avrebbero previsto gli accordi”, ha spiegato Biondi.

Ma perchè Vivendi è interessata così tanto a Mediaset? “Mediaset, ancora oggi, conquista gran parte degli ascolti e degli introiti pubblicitari del mercato. Mediaset ha anche un’attività molto redditiva in Spagna, mentre Vivendi non è presente sul mercato spagnolo”.

vivendi-mediasetUn possibile accordo tra le due società darebbe alle aziende la possibilità di espandersi e di rafforzare la propria quota mercato, dotandole di spalle larghe per resistere alla concorrenza spietata. Oltre agli attuali player, “nessuno esclude, in futuro, che At&T e Warner possano fare il loro ingresso sul mercato europeo. Vivendi è una discreta forza in Europa (nel 2015, ha registrato 10 miliardi di ricavi, mentre Mediaset ne fa 3,5): l’unione delle due realtà avrebbe portato qualcosa di positivo, anche perchè Vivendi è il primo azionista di Telecom e la Tlc ha quelle reti così preziose per la trasmissione dei contenuti”. “Parlo al passato perchè la frattura tra le due società non sembra possa essere risanata, anche un accordo sarebbe la cosa migliore per entrambe”, ha concluso Biondi.

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