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Chip, tutte le mire di Intel con GlobalFoundries

Intel

Intel vuole acquistare il produttore di microchip GlobalFoundries per 30 miliardi di dollari e diventare il “campione americano” dei semiconduttori. Tutti i dettagli e le motivazioni

 

Stando al Wall Street Journal, l’azienda americana di componentistica elettronica Intel è in trattative per acquistare il produttore di microchip GlobalFoundries per 30 miliardi di dollari.

PERCHÉ È IMPORTANTE

Intel è il più grande produttore di microchip (o semiconduttori) negli Stati Uniti, nonché una delle poche aziende che realizza da sé i chip che sviluppa. Di solito, infatti, la fase di manifattura viene affidata a società specializzate, che si concentrano a Taiwan e in Corea del sud: i due colossi assoluti del settore, che possiedono quote di mercato enormi, sono la taiwanese TSMC e la sudcoreana Samsung Electronics.

IL CONTESTO

Intel ha l’ambizione di diventare il “campione americano” dei microchip, e sta sfruttando il contesto economico e politico per provare a realizzare il suo obiettivo.

Da una parte, da ormai diversi mesi una grave carenza globale di semiconduttori sta danneggiando le attività di tanti settori industriali diversi, dalle automobili agli elettrodomestici all’elettronica di consumo (smartphone, computer, console).

La crisi negli approvvigionamenti legata alla pandemia di coronavirus, unita alle tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina, ha indotto molti governi a investire nella creazione di filiere più brevi – installate direttamente nel territorio nazionale o in prossimità – per garantirsi la certezza delle forniture dei componenti critici per l’economia e la sicurezza nazionale. E i microchip, appunto, sono fondamentali per realizzare la rivoluzione digitale, la transizione verso le fonti rinnovabili e il passaggio alla mobilità elettrica.

COSA VUOLE FARE JOE BIDEN

Il presidente americano Joe Biden vuole che gli Stati Uniti rafforzino la propria posizione nella manifattura dei semiconduttori e ha proposto investimenti nell'”infrastruttura”, ovvero nelle fabbriche (fonderie, in gergo tecnico).

Il Congresso americano sta discutendo su un piano sull’innovazione tecnologica da 250 miliardi di dollari, l’Innovation and Competition Act, che prevede fondi per circa 50 miliardi da destinare all’aumento della fabbricazione di chip.

COSA VUOLE FARE INTEL

Nei mesi scorsi Intel ha annunciato di voler espandere la propria capacità di produzione di chip avanzati investendo 20 miliardi di dollari in fonderie negli Stati Uniti, in Arizona.

Intel punta inoltre a trasformare il suo modello di business e diventare anche un produttore di chip per quelle aziende che si limitano a svilupparli – ad esempio Qualcomm – e ne delegano la costruzione a soggetti terzi. Intel, in sostanza, vuole entrare nel segmento di mercato di TSMC e Samsung e fare loro concorrenza.

COSA FA GLOBALFOUNDRIES E CHI LA POSSIEDE

GlobalFoundries è un’azienda americana che fabbrica semiconduttori, ed è una delle più importanti al mondo. Opera in Nordamerica, in Europa e a Singapore.

GlobalFoundries è di proprietà di Mubadala, il fondo sovrano di Abu Dhabi che gestisce asset dal valore totale di oltre 240 miliardi di dollari. Stando a quanto rivelato da Reuters il mese scorso, Mubadala è alla ricerca di un acquirente per GlobalFoundries.

APPROVAZIONE DELL’ANTITRUST

Il Wall Street Journal scrive che GlobalFoundries non è coinvolta direttamente nelle trattative di Intel. Tutte le parti – inclusa Mubadala – non hanno rilasciato dichiarazioni.

Una eventuale acquisizione dell’azienda da parte di Intel dovrebbe venire sottoposta allo scrutinio e all’approvazione dell’autorità antitrust statunitense.

PERCHÉ INTEL SI LAMENTA PER TSMC

L’assorbimento delle capacità manifatturiere di GlobalFoundries andrebbe a migliorare la posizione di Intel rispetto alle rivali TSMC e Samsung. Entrambe però hanno annunciato investimenti sostanziosi in impianti produttivi di microchip avanzati negli Stati Uniti: TSMC ha in programma di mettere una ventina di miliardi di dollari in Arizona per una fonderia di chip da 5 nanometri; Samsung circa 17 miliardi in Texas.

Il governo americano ha deciso di sostenere l’impegno di TSMC con un finanziamento di 12 miliardi, pur di attirarla: nessun’altra azienda arriva infatti ai suoi livelli di sofisticatezza nella produzione.

L’amministratore delegato di Intel, Pat Gelsinger, non è però contento che il suo paese sussidi un suo concorrente e ha giocato la carta del nazionalismo. Ha detto che gli Stati Uniti non dovrebbero aiutare i produttori di chip stranieri, perché questi terranno per sé le loro proprietà intellettuali e continueranno a costruire gli impianti più avanzati nei loro paesi. Cioè a Taiwan, in questo caso.

Gelsinger sostiene che Washington debba guardare al di là dei benefici immediati e concentrarsi sullo sviluppo delle società domestiche, che hanno sede, produzione e brevetti in America. La nazione, aggiunge, non deve “affidarsi a filiere straniere e insicure” per i chip avanzati: non lo dice, ma si riferisce a Taiwan, che è vicina alla Cina e che anzi Pechino non considera un paese a sé ma una parte del suo territorio da annettere.

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